The X-Files – S02E15, Misteri voodoo

1991, colpo di stato a Haiti e immediata ondata di rifugiati che scappano verso le coste statunitensi. Il governo del paese li rinchiude in campi di concentramento, tra cui pure uno nella Guantanamo ancora oggi tristemente famosa, e ben presto ecco volare accuse di violazione dei diritti umani da parte delle autorità a stelle e strisce. E cosa fa The X-Files? Ci regala un bell’episodio con dentro i rifugiati, i militari senza scrupoli, e pure un po’ di voodoo, che non guasta mai, con tanto di zombie (non romeriani, bensì tradizionali, cioè esseri senza una volontà propria le cui azioni sono governate da uno stregone).

Misteri Voodoo (Fresh Bones il titolo originale, come sempre molto più suggestivo: Ossa fresche) l’ho trovato magnifico! Mulder e Scully vengono chiamati ad investigare l’apparente suicidio di un militare (tale Jack McAlpine, interpretato da Kevin Conway) la cui moglie (Katya Gardener) non crede affatto alla versione ufficiale. Tra l’altro è il secondo soldato a suicidarsi in pochi giorni, ed entrambi erano di stanza in un campo di concentramento di rifugiati haitiani. E in entrambi i luoghi della morte sono stati ritrovati graffiti voodoo… 

Una volta nel campo, i due agenti prima fanno conoscenza col piccolo Chester Bonaparte (Jamil Walker Smith), poi parlano con il poco amichevole colonnello Wharton (Daniel Benzali) e infine ache con Pierre Bauvais (Bruce A. Young), un rifugiato che il colonnello tiene in isolamento per aver istigato una rivolta qualche settimana prima in cui è morto un bambino haitiano. Interrogato sui graffiti, Bauvais rivela di saperne molto di magia nera e dice che il simbolo nei luoghi degli incidenti/suicidi/omicidi era quello del “vever“, appartenente ai “loa“, spiriti onorati nel voodoo. Il vever è conosciuto come lo specchio dell’anima, e Bauvais suggerisce che forse i soldati hanno visto la loro anima e non gli è piaciuto ciò che hanno scoperto…

Insomma, per non rivelare tutta la trama, Mulder e Scully riusciranno a capire la verità soltanto grazie al soldato Dunham (Matt Hill) amico di McAlpin, al piccolo Chester, e anche a Mr. X (Steven Williams) che appare qui in un episodio non mitologico a dare indicazioni a Mulder che interpreta bene i suoi criptici messaggi per riuscire ad incontrarlo.

Fresh Bones funziona alla grande perché mescola alla perfezione realtà e fantasia, una fantasia che ha le sue radici nella tradizione e nel classico folklore haitiano. Stupende le scene nel cimitero avvolto nella nebbia, così come quelle inquietanti del campo di concentramento dei poveri rifugiati che chiedono solo di poter tornare a casa ma non vengono lasciati partire. Ogni dettaglio è ben pensato, dall’intuizione di rendere Dunham originario di New Orleans (altro posto che col voodoo ha una lunga storia), alla rivelazione finale sul piccolo Chester, fino all’uso morigerato di McAlpin zombificato.

Infatti lo sceneggiatore Howard Gordon non la butta in caciara col facile mostro, ma costruisce una storia dove il mostro stesso è solo un ingranaggio della trama, e il vero mostro si rivela essere colui che dovrebbe garantire l’ordine e il rispetto delle regole.

Mi piace anche come non venga rivelato cosa stesse cercando di estorcere Wharton a Bauvais, anche se non poteva che essere un qualche segreto legato alla magia nera che Bauvais maneggiava tanto bene, così bene da essere in grado di tornare dal mondo dei morti per vendicarsi del suo assassino (e salvare i nostri cari agenti federali, fortunatamente per noi)!

Io in questa storia c’ho pure letto una critica al modo in cui il governo statunitense decide di risolvere gran parte dei suoi problemi ricorrendo all’esercito, anche quando evidentemente non è quella la via migliore da percorrere. Infatti nella lamentela di Wharton che sostiene che i suoi soldati non siano delle guardie carcerarie e che quindi non possano far bene quest’ultimo lavoro, io non ci vedo una critica all’esercito stesso, ma più alle politiche di governi che credono che un’unica risposta (la violenza) sia la soluzione di tutti i problemi.

È interessante anche come l’episodio giustifichi la possibile esistenza di uno zombie, e poi di una vera e propria resurrezione, basandosi su fatti reali. È proprio Mulder infatti che menziona gli studi di Wade Davis nel 1982 (motivati dall’interesse nella storia dell’apparente ritorno alla vita di tale Clairvius Narcisse due anni prima), studi che furono fatti per capire cosa ci fosse di reale dietro alle storie voodoo di zombie sull’isola di Haiti (che già avevano influenzato letteratura prima e cinema poi, vedasi per esempio The White Zombie del 1932 con il grande Bela Lugosi). Insomma, a metà della seconda stagione The X-Files continua ad andare alla grande, ciao! 


Episodio precedente: La pelle del diavolo

Episodio successivo: L’invasione dei cloni


7 risposte a "The X-Files – S02E15, Misteri voodoo"

  1. Sì, direi che in quest’inquietante episodio la critica all’uso e abuso dell’esercito USA anche in contesti che richiederebbero interventi e soluzioni all’insegna del dialogo e della diplomazia ci sia eccome (non credo che Gordon si sarebbe fatto sfuggire l’occasione). D’accordo pure sull’intelligente uso della tematica zombie, mescolando magia voodoo e fatti reali, raggiungendo picchi di tensione da tagliare col coltello (vedi gli effetti del maleficio sulla povera Scully)… Non escluderei nemmeno che Carter e Gordon abbiano voluto omaggiare, per via del tema e del modo di affrontarlo, un vero e proprio pezzo da novanta della filmografia del compianto Wes Craven: sto ovviamente parlando de “Il serpente e l’arcobaleno”, annata 1988 😉

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    1. Ah si, certamente ci sono riferimenti cinematografici sparsi dappertutto in questi episodi (bello quello che hai colto te!)! Sono scritti intelligentemente e da gente interessante, la cultura non gli mancava! :–)

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