Willow: recensione del film

Willow è un film fantasy del 1988 diretto da Ron Howard e scritto da Bob Dolman a partire da una storia di George Lucas. Che a Lucas piacesse il fantasy non c’è bisogno di sottolinearlo, visto che già la sua trilogia di Star Wars era a tutti gli effetti un fantasy travestito da fantascienza…

Willow si inserisce perfettamente nel filone del genere dell’epoca insieme ai vari Heavy Metal (1981), The NeverEnding Story (La storia infinita, 1984), Legend (1985), Krull (1983), Labyrinth (1986)… e proprio come tutti questi altri film non fu esattamente un successo clamoroso al botteghino (un’eccezione è Conan the Barbarian, Conan il barbaro, 1982).

La storia è quanto di più classico si possa immaginare. Willow (Warwick Davis) è un umile contadino hobbit, ehm, pardon, nelwyn. Un giorno trova un anello, volevo dire un bebé, e lo deve salvare dalle grinfie di Saruman, ah no, della regina Bavmorda (Jean Marsh) per evitare che conquisti tutto il mondo. È aiutato dal prode guerriero Aragorn, scusate, Madmartigan (Val Kilmer) e dal suo amico Legolas, cioè Airk (Gavan O’Herlihy).

OK, ok, ho voluto scherzare. In realtà Willow è Luke che incoraggiato da Obiwan il druido (Michael Cotterill) si ribella all’imperatore Palpatine Bavmorda e al suo generale Darth Vader, detto Kael (Pat Roach), e affronta mille avventure insieme a Han Solo Madmartigan, il suo amico Lando Airk e a due minuscoli androidi inseparabili e ridicoli (Kevin Pollak e Rick Overton).

Scusate, non ho saputo resistere. L’ho detto che la trama non è originalissima, no? Fortunatamente il film ha altre qualità che alla fine ne rendono la visione piacevole. Per esempio, sia Davis che Kilmer sono ottimi nei loro ruoli, e sia le riprese in esterni che le scenografie degli interni sono impressionanti. La colonna sonora di James Horner è anch’essa notevole, pur se non particolarmente originale. Più in generale, il film riesce a creare una bella atmosfera fiabesca grazie alla quale risulta facile calarsi nel mondo di Willow e sentirsi parte della sua avventura per salvare il piccolo bebè dalle grinfie della cattivissima Bavmorda

Certo, oltre alla mancanza di originalità ci sono vari altri difetti che purtroppo saltano agli occhi. La regia di Howard, per esempio, non mi ha particolarmente colpito, visto che al ventesimo reaction shot del bebè che sorride non ne potevo più e di inquadrature simili ce ne sono a dozzine dall’inizio alla fine del film. Alcune forzature di trama pure mi hanno fatto storcere la bocca, su tutte il repentino innamoramento con relativo cambio di casacca di Sorsha (Johanne Whalley). Temo anche che gli effetti speciali che furono tanto osannati all’epoca non siano invecchiati benissimo. 

Ma in generale non posso dire di non aver apprezzato Willow, e pur trovandolo meno interessante praticamente di ogni altro film fantasy della decade che ho nominato prima, ne consiglio la visione a chiunque abbia voglia di un fantasy classico medievaleggiante per lo più ben fatto e con una coppia di protagonisti affiatata azzeccatissima. Ciao!


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12 risposte a "Willow: recensione del film"

  1. Ce l’ho in lista su Amazon Prime, credo, ma non l’ho ancora guardato. Al netto delle trame sempre molto simili ammetto di avere un debole per questi fantasy anni Ottanta, nella loro ingenuità sono film ancora capaci di farti sognare in un modo che oggi, secondo me, è molto raro trovare.

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  2. Sì, in effetti la trama ricordava più di qualcosina pure a me (e un po’ di Star Wars in Willow c’è, in effetti, se consideriamo che Warwick Davis era il piccolo guerriero ewok Wicket ne “Il ritorno dello Jedi”) 😉
    Non un capolavoro indimenticabile, questo no, ma trovo comunque che sappia ancora intrattenere quanto basta dopo più di trent’anni…

    Piace a 1 persona

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