Star Trek: Into Darkness: recensione del film

Con grande piacere, continua il viaggio di vengonofuoridallefottutepareti nella saga dei film di Star Trek insieme a Cassidy de La bara volante, e il post di oggi è dedicato a…

Star Trek: Into Darkness (il geniale titolo per l’Italia è: Into Darkness – Star Trek) è un film del 2013 diretto da J. J. Abrams, seguito del suo reboot del 2009. È un film che vidi in un cinema di Oxford uscendone stordito un po’ per il suo ritmo incalzante, un po’ per gli altissimi effetti sonori e la colonna sonora di Michael Giacchino, e un po’ perché la trama è talmente delirante che provare a seguirla col cervello acceso non può che causare dei mal di testa giganti.

In effetti credo che nemmeno ci proverò a riassumerla, la trama. Già la scena iniziale con Kirk (Chris Pine) che viola la Prima Direttiva per salvare un popolo primitivo dall’eruzione di un vulcano è priva di senso, con l’Enterprise che si trova sott’acqua solamente per costruire una scena epica in cui si alza in volo dal mare (mi tornano sempre in mente le parole di Michael Piller in questi casi). Ma questo non è niente rispetto alle inconsistenze successive.

Ricordo bene la campagna promozionale di questo film, con Abrams che giurava che Benedict Cumberbatch non era stato assunto per interpretare Khan, l’antagonista del secondo film della saga originale uscito nel 1982. Mentiva, naturalmente, ma in un certo senso diceva anche il vero perché del Khan originale questo non ha che il nome. Ma anche questo non è che un dettaglio.

Il vero problema sta nella trama scritta senza un filo logico, con elementi presi a caso dalle varie incarnazioni di Star Trek: un ammiraglio che tradisce i valori della Federazione, Khan, la dottoressa Marcus (Alice Eve), Spock (Zachary Quinto, che parla con Spock anziano, Leonard Nimoy, che gli anticipa il futuro raccontandogli le sue avventure), la Section 31, i Klingon (che non somigliano per niente ai Klingon né della serie originale né delle serie da The Next Generation in avanti), e pure i Tribble

E poi, come nel film precedente, non mancano carriere a bordo delle navi della Flotta Stellare ancora una volta forzatissime e quindi ridicole, e questa sensazione che il film da solo non regga, non stia in piedi, senza una certa (pur vaga) conoscenza di ciò che è venuto prima. Per esempio, la rivelazione del vero nome di Khan è accompagnata da musica drammatica e movimenti di macchina che sottolineano l’importanza del momento… Che non ha nessuna importanza a meno che non si sia visto il film di Nicholas Meyer del 1982, cosa che i personaggi di Into Darkness non possono aver fatto. 

E poi ecco delle trovate che semplicemente fanno crollare l’intera mythology di Star Trek come il teletrasporto interplanetario: e allora perché costruire navi stellari? All’improvviso viene meno l’elemento portante dell’intero brand! Chi ha bisogno dell’Enterprise se si può andare dalla Terra a Kronos in due secondi? E poi la genialata finale: siccome pare che Abrams non possa fare un film davvero originale, ecco una scena che riprende la morte di Spock in Star Trek II, ma a parti invertite! Stavolta è Kirk a morire! Ma niente paura: il sangue di Khan può resuscitare i morti!

Se non avete visto il film forse starete pensando che stia delirando. Ve la riscrivo, quella frase: il sangue di Khan può resuscitare i morti. Quindi non solo le navi stellare sono obsolete, ma non bisogna nemmeno più preoccuparsi di morire. Che belle trovate, voglio proprio vedere come scriveranno il prossimo film. Ah, certo, lo scriveranno dimenticando selettivamente ciò che è accaduto in questo! Ecco, dalle mie parti questo non si chiama esattamente scrivere delle buone sceneggiature…

E non ho menzionato l’idea geniale di risvegliare un uomo in sonno criogenico da secoli per costruire un arsenale futuristico. Solo io ci vedo una contraddizione notevole, visto che le sue conoscenze sono ferme, come è inevitabile, a secoli prima? In ogni caso non c’è recensione che io possa scrivere che possa spiegare meglio che disastro sia Into Darkness di quella del mitico Leo Ortolani che potete trovare qui. Fatevi un favore e andatela a leggere, se non la conoscete. 

Concludo dicendo che temo che Abrams non potesse fare peggio al timone del brand di Star Trek, eppure ha avuto un successo strepitoso ed è riuscito a rivitalizzarlo, quel brand, come era impensabile pensarlo prima del 2009. Evidentemente il pubblico chiede prodotti come questo, con così tanta adrenalina che al cervello non resta che arrendersi e spengersi. Secondo me qui non siamo più neanche di fronte ad un prodotto di fantascienza, siamo al cinema d’azione puro, magari che sconfina nel fantasy (l’ho detto che il sangue di Khan può resuscitare i morti?). Insomma, per farla breve, non è Star Trek ma si chiama Star Trek. E grazie a, o per colpa di prodotti come questo ora esistono anche le serie Discovery, Picard, e Lower Decks, quest’ultima fortunatamente con vari aspetti positivi al contrario delle altre due. Per quanto riguarda i film, invece, dopo un terzo capitolo (Beyond, 2016) accolto tiepidamente, mi sa che i progetti si sono già arenati. E chi l’avrebbe mai detto, quando le fondamenta erano così solide? Ciao!

PS: non capirò mai il bisogno di riempire di parolacce un universo che notoriamente non le ha mai contenute, almeno a livello di personale della Flotta Stellare


Link esterni:


24 risposte a "Star Trek: Into Darkness: recensione del film"

  1. Che film orribile, uno sputo in faccia all’intelligenza del pubblico e a “L’ira di Khan”. Il problema è che con questo modo subdolo di fare remake non dichiarati GIEI GIEI ha abbassato la qualità dei film d’intrattenimento, gli effetti si sono visti anche in “Star Wars”. Per fortuna abbiamo avuto la parodia di Ortolani quella si geniale e da parte mia, il miglior compagno di viaggio possibile in questa maratona Trekkie, grazie mille… Bro-fist e prosperità! 😉 Cheers

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    1. D’accordissimo con tutto quello che dici e soprattutto…. mi son divertito moltissimo in questa maratona, non sarei mai riuscito ad essere così costante sulla saga cinematografica di Star Trek senza di te, e non avrei potuto avere migliore compagnia, mi sento un po’ come Bashir e O’Brien ma invece di andare da Quark a giocare con gli ologrammi ci siamo messi a scrivere post sui blog! :–)

      Live Long and Prosper! :–D

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  2. Pingback: Star Trek Beyond
  3. E’ il mio primo commento sul blog e forse anche l’ultimo. Ricordo che per qualche anno si è fantasticato di un quarto capitolo firmato da Tarantino in persona. Mi sono immaginato un film molto gore e suddiviso in capitoli, ognuno con un protagonista diverso dell’Enterprise, soprattutto di quelli costretti a far da tappezzeria da Abrams &Co. Il tutto si sarebbe concluso con una capatina in una sala ologrammi dove [personaggio di TNG/VOY/DS9 a caso] rivelava al mondo che tutto l’universo creato da Abrams fosse una sofisticata reinterpretazione olografica delle avventure di Kirk, stile Bashir 007. 🙂

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    1. Per prima cosa benvenuto! E lo sarai anche se e quando vorrai commentare di nuovo! :–)

      Sai che non sarebbe male un film così? Ci farebbe uscire da un brutto incubo e magari sarebbe anche divertente (anche se lo stile Tarantino applicato a Star Trek… chissà! Magari potrebbe funzionare)!

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  4. Khan è il mio personaggio preferito della serie e dei film, Ricardo Montalban un idolo incontrastato, quindi questo film l’ho preso davvero male. Non come per Star Wars IX, che alla fine mi ha fatto fare risate di pancia, ma proprio male.

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    1. Eh sì, Into Darkness è veramente pesante da digerire. Con Beyond hanno provato a correggere il tiro, ma era già troppo tardi, il danno grosso l’aveva fatto JJ già nel 2009, e poi con questo… BUM!

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  5. Oggi non vedo in giro altro che una bionda in mutande con la scritta “Star Trek” 😀
    Scherzi a parte, per aver totalmente dimenticato questo film a pochi anni dalla visione vuol dire che mi ha lasciato totalmente indifferente, il che è davvero brutto da dire di qualsiasi cosa!
    Non avevo mai notato la faccenda delle parolacce, ma in effetti essendo nato sin da subito come prodotto televisivo per famiglie era chiaro che Star Trek doveva parlare pulito. Forse Gei Gei voleva provare a renderlo un prodotto da cinema, più sboccato: tanto che gli frega infastidire milioni di fan???
    Comunque la tizia in mutande è bella ma non può nulla contro Kirk a torso nudo: quello sì che ha scritto la storia di Star Trek! ^_^

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  6. Magari fosse una semplice sensazione quella che il film, da solo, non si regga in piedi! Riprendendo quanto già ho detto per il primo capitolo/reboot, senza un articolato background (occorrerebbe spiegare qualcosa di tanto in tanto, pratica del tutto ignota a un millantato “genio” come Damon Lindelof) anche “Into Darkness” regge bene come frenetico e scintillante fanta-action ma di nuovo, all’interno dell’universo Trek (fosse anche uno dei suoi universi paralleli), semplicemente NON può esistere se non in funzione dell’impegno profuso da altri media per cercare di inserirvelo. Nello specifico mi rivolgo ancora ai fumetti, con le miniserie “Countdown to darkness” e “Khan”: l’origine di Khan e del suo aspetto differente, le sue motivazioni, le sue abilità (si, c’è un senso alla sua conoscenza della tecnologia del 23° secolo), i poteri rigeneranti (che il film presenta disinvoltamente come resuscitanti, senza entrare nel dettaglio) i limiti di quel pericoloso teletrasporto a transcurvatura non ovviamente già in grado sostituire le navi stellari… insomma, c’è tutto ed E’ Star Trek, NON inteso come quello di JJ. Il problema è come per la seconda volta il fumetto si trovi a dover sopperire a quello che il film non riesce a offrire da solo, e di tutto questo alla maggior parte del pubblico pagante continui a non importare meno di zero. Facci caso come, ad ogni ragionevole osservazione/obiezione, noi si venga immancabilmente liquidati come “trekker sfegatati che cercano il pelo nell’uovo” o altri simpatici appellativi 😦
    “Beyond” aveva invece imparato la lezione, facendo in tempo a piazzare nel finale una bella e doverosa stoccata a tutti i sostenitori del nuovo fine a sé stesso… peccato che ormai di quel filone -temo- non se ne farà più niente.
    P.S. Pure la scena della morte invertita -Kirk e non Spock- riuscirà ad avere un suo perché in ambito fumettistico…

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    1. È interessante che altri media abbiano sviluppato meglio queste idee, però il film secondo me rimane un fallimento su tutta la linea perché deve funzionare senza materiale addizionale, senza dover ricorrere ad altre opere. E se quelle idee funzionano in un fumetto, o in un libro, ancora di più si capisce come abbiano lavorato male sceneggiatori e regista!

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      1. Esattamente: fumetti e romanzi potrebbero semmai essere complementari a un film, ma quando diventano la sua sola ragione d’esistere è chiaro che c’è un problema (e piuttosto grosso)…

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  7. Se non altro è coerente con il titolo “Into the Darkness” 😜 Un film che di Star Trek ha solo il nome, che tutto sommato, evidentemente ha ancora un forte richiamo anche nel pubblico che non ha visto la serie originale di film (figuriamoci la serie TV). Non è rivolto ai trekker ma a nuovi consumatori di fantascienza cinematografica. Qualcosa del genere è successa anche a Star Wars, con alterne fortune.

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    1. Non a caso c’è la stessa mente dietro a questi due rilanci di vecchi brand!

      Secondo me possono avere successo lì per lì queste operazioni, ma durano poco perché non sono fondamenta solide per costruirci su qualcosa. Sono spettacoli cinetici pieni di luci movimenti e esplosioni e una volta che cala la polvere non rimane niente…

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    1. Questo secondo me è proprio tutto sbagliato, non c’è una cosa che torni, che tu conosca o meno lo Star Trek che fu! Se ti fai trasportare dall’azione e dalle esplosioni ti puoi divertire, forse, ma io ne sono uscito frastornato…

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