Drive: recensione del film

Drive è un film di Nicholas Winding Refn del 2011 con Ryan Gosling, Carey Mulligan e Bryan Cranston. È un film difficile da definire, a metà tra dramma e thriller (anche noir moderno, volendo). È un film che riesce ad ipnotizzarmi, l’ho visto già una decina di volte e riesce sempre a volermi far arrivare in fondo, un po’ per la sua estetica, un po’ per la colonna sonora di Cliff Martinez, e un po’ per le performance pacate ma convincenti di tutti i suoi protagonisti. Partiamo da un accenno di trama.

Ryan Gosling interpreta uno stuntman che per arrotondare fa il getaway driver, l’autista, per criminali che commettono rapine. Entra quindi in contatto con malavitosi italoamericani (tra cui Ron Perlman e Albert Brooks), anche se di solito a fare da intermediario è il padrone dell’officina dove lavora, Shannon (Bryan Cranston), un tipo a cui nella vita è andato tutto storto. Un giorno lo stuntman (non ha nome, apparentemente) si innamora di Irene (Carey Mulligan), e quando suo marito (Oscar Isaac) esce di prigione fa di tutto per aiutarlo. Ma le cose non vanno esattamente come pianificato…

La trama del film si rifa ai vari classici del genere omaggiati recentemente anche da Edgar Wright col suo Baby Driver (Baby Driver – Il genio della fuga, 2017), laddove un autista eccezionale ad un certo punto vuole lasciare il mestiere per fare una vita tranquilla, e la cosa si rivela sempre molto difficile. È nello stile che Refn riesce a dire qualcosa di nuovo nonostante si inserisca un filone che ha già dato molto (si pensi a Bullitt del 1968 e The Getaway del 1972 giusto per nominare Steve McQueen).

Ecco quindi oscurità con luci al neon, inseguimenti in macchina ripresi dall’interno del veicolo con l’assordante rumore del motore, lunghi tratti di film in completo silenzio, oppure accompagnati da ottima musica elettronica, e soprattutto momenti di violenza assoluta che seguono momenti dolcissimi e viceversa, in uno sviluppo della vicenda decisamente avvincente. Refn riesce a girare con maestria ognuna di queste scene diversissime tra loro dirigendo al meglio un cast a dir poco eccezionale.

In realtà ho poco da aggiungere per descrivere quella che per me è una vera e propria esperienza sensoriale, siamo davanti ad un film a cui potremmo togliere i dialoghi e che funzionerebbe ugualmente, a livello sia visivo che sonoro qui siamo di fronte ad un qualcosa di unico. Non guardate Drive sperando di trovarvi infiniti inseguimenti d’auto, anche se ce ne sono, perché non è il classico film del genere, e proprio per questo ne consiglio la visione senza alcun dubbio. A dieci anni di distanza dall’uscita nelle sale (poche, visto che si tratta comunque di un film a basso budget 15 milioni di dollari) vi consiglio di dargli una chance, se ancora non l’avete fatto. Ciao!

PS: lo so che si può leggere il film come una rilettura della favola dello scorpione e della rana, basta vedere il giacchetto indossato da Gosling per tutto il film, ma sinceramente non è la parte che più mi ha colpito di Drive.

PPS: c’è una cosa che non mi è piaciuta nel film. Quando la macchina di Gosling butta giù dalla piccola scogliera quella di Ron Perlman, com’è possibile che i fanali siano intatti? Mi dà fastidio, so che non dovrebbe ma mi dà fastidio…


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14 risposte a "Drive: recensione del film"

  1. L’ho visto una sola volta molto tempo fa ma e mi è piaciuto molto, anche se continuo a pensare che Ryan Gosling non sia per niente un bravo attore. Qui però la sua inespressività passava per imperturbabilità, quindi funzionava lo stesso. Bella recensione, grazie!

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    1. Pur essendo molto più recente, mi fa lo stesso effetto di The Terminator, Mad Max, The Fog, Escape from NY, Halloween, o Aliens, altri film che posso vedere e rivedere infinite volte! La musica, la storia, i dialoghi, le immagini… Una combinazione strepitosa di fattori!

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  2. Ricordo che all’epoca bazzicavo ancora facebook e tutti impazzirono con questo film, creandosi due fazioni contrapposte del tutto integraliste: c’era chi lo amava alla follia e chi lo disprezzava profondamente. Nessuna via di mezzo 😀
    Sono d’accordo con te, è un’esperienza sensoriale, e questo sono più che convinto arrivi dal capolavoro “Driver, l’imprendibile” (1978) di Walter Hill, quel ridurre all’osso ogni dialogo, ogni interazione, per lasciar spazio solo ai motori. Ovviamente preferisco il film di Hill, a parità di non-trama, e mi ha divertito di più “Baby Driver”, ma lo stesso ho visto questo “Driver” con piacere.

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    1. Sicuramente Walter Hill è stato un’ispirazione forte per Refn (così come per Wright, che a Hill ha dato pure un cameo in Baby Driver)!

      Sul blog sto accumulando recensioni di film del genere, dopo Baby Driver, The Getaway, questo, tra un po’ arriva Bullitt… prima o poi arriverò anche a Gualtiero Collina! :–)

      PS: sta cosa delle fazioni senza via di mezzo è un male diffuso, come i like di Facebook e altri social. Personalmente la trovo stupida, così come trovo stupido dare i voti ai film (o a qualunque altra opera d’arte), e mi sa che siamo d’accordo visto che in nessuno dei tuoi blog ho mai visto qualcosa del genere! ;–)

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