Amazing Stories: prima stagione, episodi 1-4

S01E01: Ghost Train (Il treno fantasma)

Un anziano (Roberts Blossom) si presenta all’appuntamento con la morte che prende la forma di un treno che per casualità non lo uccise quasi ottanta anni prima.

Diretto da Steven Spielberg, con Allen Daviau alla fotografia e John Williams alla colonna sonora (e pure Steven Kemper al montaggio), nonostante i ventitré minuti di durata sembra praticamente di vedere un prodotto cinematografico. La storia è semplicissima (appunto a causa della breve durata), ma Spielberg fa le cose in grande con movimenti di macchina splendidi e immagini che non hanno niente da invidiare a quele di un film. E anche se la storia non è niente di eccezionale, riesce a sviluppare il tema del passato che ritorna su un paio di piani interessanti: non solo l’anziano finalmente paga l’aver causato un terribile incidente quando era ragazzo, ma si parla anche degli Stati Uniti costruiti sul sangue dei nativi americani (e quel treno trasportava coloni verso ovest, coloni che sottrassero le terre che avevano ospitato i nativi per secoli prima del loro arrivo).

Certo, è comunque uno Spielberg che vuole parlare alle famiglie, quindi tutto è abbastanza annacquato (sul treno ci sono signore affabili, non pistoleri senza scrupoli), ma non è difficile scorgere le intenzioni di andare oltre il semplice intrattenimento. Da notare anche il classico bambino spielberghiano (interpretato da Lukas Haas, quello di Witness – Il testimone, 1985) che è l’unico capace di capire cosa stia succedendo realmente al nonno, mentre gli adulti sono persi dietro a cose noiose come assicurazioni e arredare casa.

S01E02: The Main Attraction (Un’incontrollabile attrazione)

Brad Bender (John Scott Clough) è il classico jock (ragazzo sportivo e molto popolare a scuola) all’ultimo anno di superiori. L’intelligente ma non appariscente Shirley (Lisa Jane Persky) è innamorata di lui, ma ci vorrà una propizia pioggia di meteoriti perché riesca a conquistarlo. 

Questo secondo episodio della serie è totalmente comico e usa comicità fisica (slapstick) per strappare un po’ di risate. Dopo le atmosfere poetiche e sognanti di Ghost Train, l’impatto con The Main Attraction per me non è stato dei più felici. Sì, ho sorriso alcune volte, ma ho trovato la storia un po’ stupidina e poco interessante e la visione mi ha lasciato abbastanza freddo. A giocare a sfavore dell’episodio è stata certamente una questione di aspettative post-primo episodio, visto che qui di elementi fantasy quasi non ce ne sono e nonostante l’ottimo lavoro di Matthew Robbins alla regia ho trovato pochi elementi di interesse.

Una curiosità: Brad Bird (poi regista di vari ottimi film della Pixar) appare qui nei panni di uno degli scienziati che studiano gli effetti del meteorite sul protagonista.

S01E03: Álamo Jobe (Combattere ad Alamo)

Premessa: La battaglia di Fort Álamo è un momento importante per la storia degli Stati Uniti. Combattuta nel 1836, fu una vittoria del presidente messicano Santa Anna che voleva impedire l’indipendenza del Texas, pur se solo temporanea, visto che poi il Texas quell’indipendenza la ottenne poco dopo. Vi persero la vita figure storiche di una certa importanza come per esempio Davy Crockett qui interpretato da Richard Young (apparso poi nel 1989 in Indiana Jones and the Last Crusade, Indiana Jones e l’ultima crociata).

L’episodio ci catapulta nelle fasi finali della battaglia dove un volontario appena sedicenne, Jobe (Kelly Reno, forse scelto per le sue doti di cavallerizzo più che per quelle attoriali) fa del suo meglio per aiutare i compagni assediati. Poi però viene catapultato nel 1985 insieme a turisti e venditori di souvenir, cosa che non gli impedirà di portare a termine una missione affidatagli dal colonnello Travis (William Boyett). 

Come atmosfere, Álamo Jobe ricorda molto il primo episodio, Ghost Train. Tocca temi seri come il senso del dovere e il voler compiere il proprio destino, e lo fa usando degli elementi fantastici che non sfociano mai nel drammatico. Ci sono delle parti più comiche tipiche della situazione da pesce fuor d’acqua di Jobe in un’epoca diversa dalla sua, ma il finale con lui che torna a Fort Álamo been conscio di andare incontro a morte certa (eppure c’è un ragazzo nel 1985 che gli somiglia così tanto che è difficile non pensare ad un discendente) suggerisce che combattere per degli ideali considerati giusti possa meritare anche l’estremo sacrificio. 

A livello tecnico, qui siamo un gradino sotto i precedenti episodi: la regia è di Michael D. Moore, veterano del cinema al tempo ultrasettantenne con decine di titoli sulle spalle sia da attore che da regista di seconde unità in film anche importanti come Raiders of the Lost Ark (I predatori dell’arca perduta, 1981), e la fotografia di John McPherson è abbastanza televisiva (tanto che stona con le scene dell’assalto al forte prese dal film del 1960 The Álamo, La battaglia di Álamo, di e con John Wayne). 

S01E04: Mummy Daddy (Papà mummia)

Mentre gira un film horror in una palude, Harold, l’attore che fa la mummia (Tom Harrison), viene chiamato dall’ospedale dove la moglie sta per partorire il suo primo figlio. In fretta e furia lascia il set per andare da lei, ma deve fare i conti con una folla di bifolchi inferociti che lo vogliono far fuori.

Come il secondo, anche questo quarto episodio è assolutamente comico però riesce a far ridere di più sia con parecchia comicità slapstick (la mummia si muove e parla in un modo assurdo), sia con alcuni momenti che sottolineano come gli statunitensi siano sempre pronti a prendere le armi per far fuori chi non gli va a genio. È divertente come la storia richiami esplicitamente i classici del terrore come Dracula, i lupi mannari e Frankenstein (quest’ultimo anche con la scena del vecchio cieco, Billy Beck, che dà ospitalità a Harold) mentre si diverte ad usare in modo irriverente una mummia, anzi due (e Coscarelli avrà pensato a questo episodio quando ha ideato Bubba Ho-Tep nel 2002?)!

Altro elemento di interesse per me è stato il riconoscere attori caratteristi del calibro di Brion James (Blade Runner, 1982), Tracey Walter (Batman, 1989) e Bronson Pinchot (Beverly Hills Cop, 1984) che evidentemente si sono divertiti ad interpretare personaggi sopra le righe in questa storia ai confini tra il fantasy e il comico. A proposito, il regista è William Dear, quello di Harry and the Hendersons (1987), che come genere non si discosta molto da questo episodio.

Di questi primi quattro, quindi, Mummy Daddy è certamente quello che mi ha fatto ridere di più. Data la storia firmata direttamente da Steven Spielberg (ma sceneggiata da Earl Pomerantz), ho trovato particolarmente divertente il momento in cui un bambino sembra voler tentare di far ragionare la folla inferocita ma in realtà la esorta a linciare il mostro invece di salvarlo! 


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8 risposte a "Amazing Stories: prima stagione, episodi 1-4"

  1. ma non ho capito
    il terzo episodio hai detto che è un gradino sotto agli altri ma dici che èp scritto da veterani del mestiere… quindi non capisco
    cmq non è la prima volta che spielberg dirige primi episodi, l’ha fatto anche col il detective colombo UU

    Piace a 1 persona

    1. L’unico veterano era il regista ultrasettantenne e non fece un gran lavoro, e il direttore della fotografia aveva sempre e solo lavorato in TV, e si nota. Quindi si, decisamente il peggiore dei primi quattro episodi a livello tecnico!

      Piace a 2 people

  2. Ah, mi ero perso l’inizio di questa nuova saga!!!
    L’uscita al cinema della serie l’ho mancata ma in famiglia abbiamo subito noleggiato la prima videocassetta, con due episodi insieme (a memoria erano il treno e la mummia). L’eccessivo buonismo ci bloccò subito e non abbiamo visto altri episodi. Qualche anno fa, nel ciclo dedicato alle Mummia (per via del film di Cruise) mi sono rivisto questo episodio e ho ritrovato la delusione dell’epoca. Onestamente preferisco serie più cattive 😉

    Piace a 1 persona

    1. Ti capisco e mi sa che sono d’accordo con te, però la curiosità è tanta e poi è un’avventura in cui mi accompagna la mia dolce metà quindi colgo la palla al balzo! Però a occhio questo è frutto dello Spielberg versione E.T. che vuole piacere a tutti, e non è il mio Spielberg preferito…

      Comunque Mummy Daddy è divertente! :–D

      Piace a 1 persona

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