Contagion: recensione del film

È difficile scrivere di un film come Contagion (2011) senza fare riferimento all’attuale pandemia di Covid-19 che ha cambiato le vite di quasi tutta l’umanità a partire dall’inizio del 2020. Ciò che colpisce di più del film di Steven Soderbergh, infatti, è come sia riuscito a prevedere con tanta accuratezza ciò che stiamo vivendo da quando l’attuale epidemia si espanse rapidamente dalla città di Wuhan in Cina fino ad interessare il mondo intero.

Contagion è la cronaca di una pandemia vista da tanti personaggi sparsi per il mondo: il marito (Matt Damon) della paziente zero (Gwyneth Paltrow) e sua figlia (Irina Strokous) a Minneapolis, due lavoratori del CDC di Atlanta (Laurence Fishburne e Kate Winslet), un’inviata della WHO nel primo focolaio in Cina (Marion Cotillard), un blogger complottista e no-vax (Jude Law)… Insomma, ci sono tantissimi personaggi e l’obiettivo di Soderbergh sembra essere quello di fare un film plausibile più che un vero e proprio dramma dove il pubblico riesca ad empatizzare con le tragedie che si vedono sullo schermo. 

Obiettivo raggiunto! Sono innumerevoli gli episodi descritti nel film che stiamo vivendo sulla nostra pelle a causa del Covid-19… Il film dipinge realisticamente la diffusione del contagio e l’appello accorato di Fishburne per il social distancing e per l’igiene e l’importanza di lavarsi le mani sembra uno dei tanti fatti dai nostri politici ad inizio 2020. Il blogger cospirazionista  rappresenta una vasta cerchia di persone che tuttora rifiuta di vaccinarsi e mette in dubbio l’esistenza del virus, e siamo a più di 3 milioni di morti e 150 milioni di contagiati (fonte: Worldometers.info). E che dire dei giovani insofferenti che non vogliono rinunciare a feste e ritrovi perché stanno perdendo tempo (lo dice la figlia di Matt Damon)!

Molto interessante anche tutta la parte iniziale sulla matematica dietro al fatidico numero di riproduzione del virus, l’R0, che nel film è 2 e pare che per il Covid-19 stia tra 1,4 e 2,5 (Edwards Deming, 2020). Anche se può sembrare poco che ogni infetto sia capace di passare il virus ad altre due persone, in realtà i numeri di contagiati diventano rapidamente altissimi se non vengono prese misure adeguate.

Di fatto sono principalmente due le differenze tra la trama del film e la realtà del Covid-19. Primo, il virus è molto più mortale nel film (20/30% di mortalità rispetto ad un tasso che arriva al 15% solo per pazienti molto anziani e con salute cagionevole per il Covid-19, come spiegato qui). Secondo, nel film i governi mondiali tardano tantissimo a limitare la mobilità dei propri cittadini, cosa che nel 2020 è avvenuta abbastanza in fretta un po’ dappertutto. Nessuno si aspettava qui in Europa di essere costretti dai propri governi a stare chiusi in casa per due mesi nel marzo 2020, e invece è proprio ciò che è successo.

Bella anche la spiegazione finale dell’origine della pandemia, con l’uomo che distrugge l’habitat naturale di specie selvatiche (pipistrelli, in questo caso) per speculazione e profitto e causa così la sua stessa distruzione. 

Insomma, Contagion entrerà certamente nella storia del cinema per aver previsto con 9 anni di anticipo la più grande pandemia dai tempi dell’influenza spagnola che fece 50 milioni di morti tra il 1918 e il 1920. Inoltre va detto che Soderbergh ha girato un thriller serratissimo che funziona al di là del l’accuratezza scientifica della sua sceneggiatura (di Scott Z. Burns), con un cast eccezionale che gli ha permesso anche di inserire colpi di scena sorprendenti perché è difficile aspettarsi la morte di grandi star (un po’ in stile Scream con la morte di Drew Barrymore all’inizio). Concludo consigliando la visione di Contagion senza ombra di dubbio, anche se probabilmente l’avrete già visto quando lo fecero tutti a marzo/aprile 2020! Ciao! 


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8 risposte a "Contagion: recensione del film"

  1. Certamente è un film che adesso fa molto parlare di sé. Ricordo che una delle critiche mosse al film alla sua uscita era la freddezza di come narrava il tutto e il fatto che fosse irrealistica una pandemia simile. Immagino che in molti abbiano cambiato idea (anche perché per questo film c’è stato uno studio molto approfondito).

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