Star Trek: Generations: recensione del film

Con grande piacere, continua il viaggio di vengonofuoridallefottutepareti nella saga dei film di Star Trek insieme a Cassidy de La bara volante, e il post di oggi è dedicato a…

Star Trek: Generations (Generazioni per l’Italia, 1994) rompe la tradizione dei numeri romani nel titolo per segnalare il far parte di una saga. È l’ultimo film dove appare il capitano Kirk, ed il primo con l’equipaggio di The Next Generation (TNG) come protagonista. E segna così anche l’unico incontro tra Kirk e Picard, un evento a cui Gene Roddenberry si oppose con tutte le sue forze finché era in vita. Il dispiacere di vedere sullo schermo qualcosa che non avrebbe mai voluto vedere gli fu risparmiato, visto che il buon Gene morì tre anni prima dell’uscita di Generations.

Non è facile parlare di questo film. Per molti, non è che l’ennesimo film debole della serie dispari della saga (è il settimo). Per altri, è l’inizio della fine: c’è che avrebbe voluto continuare a seguire Kirk e soci, e c’è che semplicemente non apprezza The Next Generation. Alcuni lo considereranno un buon film. E io che ne penso? Ci arriverò, ma partiamo da un accenno di trama.

Il capitano Kirk in pensione (William Shatner) viene dato per morto in un incidente durante il viaggio inaugurale dell’Enterprise NCC-1701-B capitanata da John Harriman (Alan Ruck). Anni dopo, Picard e i suoi si imbattono nei folli piani di Soran (Malcolm McDowell) che arriva a distruggere interi stelle e pianeti pur di realizzare il suo sogno di entrare nel cosiddetto nexus, un posto che Gainan (Whoopy Goldberg) descrive come il paradiso, praticamente. Proprio nel nexus Picard troverà un aiuto insperato per provare a fermare il folle Soran e le sue alleate Lursa e B’Etor Duras (Barbara March e Gwynyth Walsh).

Che dire di questo film? Da una parte, prova a ricalcare la formula vincente di alcuni dei film precedenti della saga. Dall’altra, decide di cambiare per provare ad offrire qualcosa di nuovo. Partiamo dal business as usual:

  • Come in Star Trek III (1984) e in Star Trek V (1989), ecco uno sparviero Klingon antagonista che agisce come un vascello pirata più che come parte dell’esercito imperiale.
  • Come per la colonna sonora di Star Trek: The Motion Picture (1979), ecco delle musiche (di Dennis McCarthy) riutilizzate da altri prodotti del brand (riconoscibilissimo qui il tema di Deep Space Nine).
  • Come in Star Trek V, viene distrutta un’Enterprise.
  • Presenta personaggi e navi con cui siamo familiari in una veste nuova, smagliante, con effetti speciali splendidi e con una fotografia cinematografica certamente superiore a quella imposta dai canoni televisivi delle serie. 

E fin qui niente di nuovo. Ma Generations offre qualcosa di nuovo, eccome! Solo che non posso dire di apprezzarlo così tanto: è stato il primo film della saga a stravolgere i personaggi presentandoci delle versioni diverse da quelle viste nelle rispettive serie televisive.

Questo secondo me fu un errore madornale. Prima di tutto, se davvero il nexus fa realizzare i sogni di chi ci finisce dentro, sappiamo da tre anni di serie classica, due anni di serie animata e ben sei film che lo dovremmo trovare al comando dell’Enterprise in missione da qualche parte. Il sogno di Kirk non era certamente quello di avere una casa in campagna, una moglie e tanti cavalli con cui galoppare. Quello era il sogno di William Shatner! E di fatto quella tenuta e quei cavalli che vediamo nel film sono suoi…

Anche Picard (Patrick Stewart) si trasforma come per magia in un eroe d’azione dopo sette anni passati tra missioni diplomatiche e scavi archeologici. Ma è un eroe d’azione col sogno di metter su famiglia? Anche la sua fantasia nel nexus mi è parsa abbastanza ridicola (legata com’è al suo lutto familiare tirato abbastanza per i capelli). E che dire di Data (Brent Spiner) che per nessuna ragione plausibile si fa installare il chip emozionale trovato nell’episodio Brothers della quarta stagione di TNG? L’unica ragione è permettere a Spiner di mostrare un range emozionale più vasto di quello dell’androide che aveva interpretato così bene per così tanti anni.

I vari Riker (Jonathan Frakes), Troi (Marina Sirtis), LaForge (LeVar Burton), Crusher (Gates McFadden) e Worf (Michael Dorn) sono poco più che comparse, quindi c’è poco da commentare su di loro.

Lo stravolgimento di Kirk e Picard fa sì che sia difficile accettare ciò che vediamo sullo schermo, purtroppo. Capisco che Stewart e Spiner volessero fare qualcosa di nuovo, ma tradire la natura dei propri personaggi non era di certo la via da seguire per farlo.

Ma supponiamo che qualcuno che non conosca le serie televisive di Kirk e Picard si avvicini a questo film senza pregiudizi di sorta. C’è del buono per un ipotetico pubblico del genere?

Se dimentichiamo il difetto di cui sopra, secondo me Generations offre almeno un’ora e un venti di ottimo intrattenimento. Poi però smette di funzionare del tutto con l’arrivo del nexus. Capisco che l’unico modo di far incontrare due personaggi separati da sette decadi fosse un qualche tipo di viaggio nel tempo, e capisco anche che si volesse evitare quanto già visto in Star Trek IV (1986). Però una volta introdotto un meccanismo che permette ai protagonisti di andare senza sforzo in un qualunque punto nel tempo e nello spazio la tensione finisce sotto terra (e mi dispiace criticare così la sceneggiatura scritta da due persone che ammiro tanto come Ronald D. Moore e Brannon Braga).

Già perché sappiamo che pur fallendo, Picard potrà avere un’altra occasione, e poi un’altra, e poi un’altra, e così via finché finalmente non riuscirà a farcela. Di fatto, fallisce una volta, ma poi dal nexus trova un alleato e ci riprova una seconda volta, stavolta riuscendoci. Ma niente avrebbe impedito un secondo fallimento, o un terzo… E vuoi che prima o poi Jean-Luc Picard non ce l’avrebbe fatta?

Poi perché tornare da Soran su Veridian III? Kirk sarebbe potuto tornare direttamente sull’Enterprise B ed evitare di finire nel nexus sin dall’inizio! E poi nel nexus c’era solo Kirk? Picard avrebbe potuto reclutare un esercito per sconfiggere Soran! Tanto più che non mi è parso così difficile convincere Kirk ad abbandonare quel paradiso, né lo è stato per Picard!

Ma non vorrei sembrare troppo negativo. Nonostante tutti questi che ai miei occhi sono difetti abbastanza grossi, ci sono elementi del film che ho apprezzato. Per esempio, come non gioire nel vedere Tim Russ (Tuvok di Star Trek: Voyager) tenente e Jenette Goldstein (Vasquez di Aliens, 1986) ufficiale scientifico sull’Enterprise B? La Vasquez fu l’ispirazione per il personaggio di Tasha Yar in TNG! È un po’ poco, lo ammetto… 

E se sommiamo ai difetti di cui sopra una regia poco più che televisiva di David Carson, non credo che si possa dire di essere di fronte ad un gran film. Questo non significa che non me lo sia guardato almeno una decina di volte, ma riconosco di avere un debole per Star Trek che va oltre l’umana comprensione. Quindi lo consiglio? Certo che sì! Come detto, i primi due terzi di film secondo me non sono affatto male, e se riuscite a passare quelli che per me sono dei difetti niente male (ma che magari non lo sono per voi), potete godervi un altro film della saga di Star Trek oltre i sei con l’equipaggio della serie classica! Ciao!


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16 risposte a "Star Trek: Generations: recensione del film"

  1. I numeri romani nella mia mente spariscono con l’ultimo viaggio di Kirk e compagni del 1991, da qui in poi arrivano altri film, sempre di “Star Trek” non più legati strettamente a quelli come è accaduto nelle prime sette avventure, inoltre dici bene, troppo distacco dai personaggi della serie. Certo anche Scotty è stato caratterizzato più nei film che in TOS (sigla che mi fa pensare ad un colpo di tosse, ora che ci penso), però è stata caratterizzato in modo coerente, Mario “Picard” Merola non sembra nemmeno lo stesso personaggio di TNG e poi hai detto una grande verità, quello non era il sogno di Kirk ma del suo attore. Metà dei dialoghi di questo film pronunciati da Kirk, sembrano una riflessione di William Shatner sulla sua vita e soprattutto sulla sua carriera 😉 Per il resto Jenette per sempre! Cheers

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    1. Verissimo che TOS (!) era tutta sul power trio Kirk Spock McCoy, gli altri li abbiamo visti davvero solo nei film, e nemmeno in tutti! Generations è riuscito in un colpo solo a disfare tutto ciò che di buono era stato fatto per costruire un personaggio indimenticabile come Kirk, e pure a cambiare quel Picard che avevamo amato per sette anni in TNG!

      Mi sa che è giusto non pensare più a quei numeri romani, after all…

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    1. Arriverò all’ultimo film di Star Trek mai fatto, Nemesis!

      Come? Ce ne sono altri? E non ne ero al corrente? :–D

      Scherzi a parte, ho visto i due Star Trek di J. J. Abrams, un regista che non amo (anzi, di cui non mi piace nemmeno un film, per dire la verità). Capisco l’operazione commerciale dietro la cosa, ma sinceramente mi ha lasciato freddino. Star Trek del 2009 ha praticamente i difetti di Generations ma in grande, nel senso che deve sbrigare tante faccende per far ripartire il brand, ma lo fa creando un caos totale e con delle forzature di trama e storia inaccettabili (per me). Into Darkness mi è sembrato proprio indifendibile sotto ogni punto di vista, e Beyond non l’ho proprio visto, stufo della cosa. Vediamo se Cassidy mi convince a scriverne, per ora non prometto niente! :–)

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      1. Capisco anche il tuo punto di vista e lo rispetto. Io i film li ho visti soprattutto perché c’era Simon Pegg ( amo quell’uomo, che ci posso fare…), ma poi mi sono anche appassionata alla trama. E la partecipazione del vecchio Leonard Nimoy-Spock nel primo film è stata mitica…

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      2. Pegg è meraviglioso, concordo, e non è l’unica cosa da salvare, anche lo sfortunato Yelchin è bravo, Nimoy è sempre immenso… Però per me è troppo poco. La mano di Abrams si fa sentire troppo, e io proprio non la sopporto… :–(

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  2. Come sai non amo questo film, anzi ho sentimenti molto forti a riguardo, ma visto che inizia con un cameo della Vasquez di “Aliens” alle comunicazioni dell’Enterprise diciamo che uno spazio nel mio cuore alieno ce l’ha pure lui 😛

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  3. Ecco, mi metto nel gruppo di quelli che lo considerano un buon film, anche per motivi affettivi: ricordo di averlo visto in sala nel ’95, dopo essermi deliziato con un centinaio di episodi di TNG trasmessi ininterrottamente da Mediaset per mesi, ragion per cui -e questo non poteva non farmi piacere- consideravo “Generazioni” senza soluzione di continuità come un proseguimento diretto della saga su grande schermo, da seguire con lo stesso medesimo entusiasmo che mi aveva accompagnato per mesi (del resto, una serie Trek programmata così a lungo -ad orari decenti, poi, a totale differenza delle estati ’91/’92/’93- in un paese tanto stupidamente e ottusamente refrattario al fantastico come l’Italia aveva qualcosa di incredibile, e di lì a poco sarebbe arrivata pure DS9): preso in quest’ottica, lo consideravo a meno di un passo dall’essere quasi perfetto 😉
    Tecnicamente di livello molto alto e non poteva essere diversamente, data la destinazione cinematografica (pur se, aguzzando la vista, si nota l’abile riciclo di alcune brevi inquadrature di volo dell’Enterprise prese dalla serie tv, così come la distruzione dello sparviero Klingon viene dal precedente film “Rotta verso l’ignoto”), qui si punta sull’epocale incontro fra due leggende delle rispettive epoche della Federazione tanto avversato dal compianto Roddenberry che però, avendo di fatto creato una continuità tra la TOS (e relativi film) e TNG, ne era ormai diventato l’involontario artefice. Personalmente, non posso dire di essere rimasto deluso dall’evento: il Nexus potrà anche sembrare una sorta di paradiso ma, oltre ad essere assai pericoloso per chi vi si approccia nelle errate condizioni, ha il potere di imprigionare le sue vittime in un’idilliaca realtà alternativa (modellata in materia ed esseri vivi estratti dalle loro menti) che rischia di diventare come una droga di cui non si può più a fare a meno, qualora non si riesca a percepire l’inganno di fondo in tempo e la cosa è assai difficile, non esistendo qui il tempo e di conseguenza la percezione del periodo trascorso in questa dimensione (a meno di non voler sottostare scientemente a tutto questo, come nel caso di Soran). Se poi teniamo conto del fatto di avere due capitani posti a un bivio della loro esistenza -abbastanza da rendermi accettabile un loro relativo stravolgimento- come Picard, il cui lutto recente riacutizza il rimpianto di non aver mai avuto una famiglia propria, e Kirk, il cui congedo lo porta a riflettere -vedi la parentesi con Demora Sulu- su di una vita da cui ha avuto moltissimo ma nella quale forse ha sacrificato l’unica donna giusta (Antonia) sull’altare della sua amatissima Enterprise (coincidendo col desiderio di Shatner di mostrarci casa campagnola e cavalli 😉 ), è più semplice capire perché il Nexus abbia preso quelle rispettive forme… forme dalle quali difficilmente si sarebbero potuti liberare da soli, se non fossero stati messi in contatto fra loro da Guinan, forte (pur nella sua condizione di “eco” dell’originale) della capacità di comprendere tempo non lineare nonché dimensioni alternative e quindi, in ultima istanza, ogni aspetto della potentissima stringa di energia compreso quello di essere una “porta” per ogni punto dello spazio e del tempo. Un qualcosa tale da facilitarti la soluzione del problema su Veridian III, certo, ma soltanto DOPO che ne vieni messo al corrente, sempre ammesso di volerne venir fuori come Kirk e Picard, una volta essersi lasciati alle spalle le loro illusorie felicità (scelta NON condivisa da Soran e, con tutta probabilità, da un imprecisato numero di altri ospiti del misterioso limbo atemporale) per dirigersi al confronto finale con il villain… entrambi, anche chi sarebbe potuto tornare nel passato dove però NON avrebbe né fatto la differenza né avuto una morte eroica e malinconica, facendo venire il magone a Picard e a tutti noi spettatori in sala 😉
    Rimane la curiosità di sapere come, in caso di fallimento, il Nexus avrebbe mai potuto riaccogliere dentro di sé un Jean-Luc ormai consapevole e non più disposto ad accettare i suoi paradisi artefatti, E, a dirla tutta, gradirei pure vedere in qualche modo reintegrato l’abbondante materiale scartato per volere di Jery Taylor che, tra le altre cose, rendeva alcuni passaggi più completi e coerenti (vedi la performance di Data, ancora più estesa rispetto a quanto visto su grande schermo o la cinica battuta di Soran/McDowell sul cuore del prigioniero Geordi, praticamente incomprensibile una volta tagliata la scena precedente)…

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    1. Ma anche io gli voglio bene a questo film, come potrebbe essere altrimenti? :–)

      Però temo che il mio giudizio sia più negativo di quello che hai te. Nonostante ci siano tante scene che funzionano, che le immagini sullo schermo siano spesso ben costruite e fotografate… non riesco a non notare il crollo di qualità nella scrittura rispetto al solidissimo film precedente. Soprattutto non mi ha mai convinto il Picard che cambia radicalmente per il lutto familiare di qualcuno che nel film non vediamo nemmeno e anche nella serie non è che fosse un personaggio così fondamentale, l’avevamo visto in un paio di episodi!

      Poi non capisco nemmeno il bisogno di dover unire Kirk e Picard per un passaggio fisico di testimone: così come Kirk aveva avuto le sue avventure, Picard avrebbe potuto cominciare le sue sul grande schermo senza bisogno di un nulla osta di Shatner!

      Sulle scene tagliate non so cosa dire. Ora che lo dici, mi sembra effettivamente strano l’uso di Data che si limita ad essere una macchietta, mentre Spiner era almeno il terzo attore principale post Stewart e Shatner. Sicuramente in origine la cosa era stata pensata diversamente.

      Su Geordi… come tutti gli altri ufficiali, lo vediamo talmente poco che è difficile sapere se il suo ruolo sarebbe stato davvero così importante in una versione estesa o in una versione precedente del copione.

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      1. Purtroppo temo che difficilmente vedremo mai una director’s cut che chiarisca il vero peso di Geordi nella storia… e, a proposito di Kirk, sappiamo come alla fine lui non sperasse in un definitivo passaggio di testimone (ne aveva parlato Lucius nel post dedicato) tant’è che nel film è rimasto un quasi impercettibile indizio di tutto questo, ovviamente perso nel doppiaggio italiano: quando sta per esalare l’ultimo respiro, infatti, la battuta originale è un “Oh, my…” ben differente dal semplice “addio” arrivato sui nostri schermi… in quel momento James T. Kirk VEDE qualcosa, un qualcosa che poi sarà ripreso nei romanzi venuti successivamente a mo’ di compensazione per quel sequel mai realizzato 😉

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      2. Ha fatto bene a tenersi aperto uno spiraglio almeno da usare in romanzi e altri mezzi, ma personalemente non ce lo vedevo Kirk a continuare ad apparire nei film (tanto più che Nimoy non si sarebbe mai prestato alla cosa, e Kelley stava già troppo male per continuare a lavorare).

        Era giusto dare un’opportunità ai ragazzi di TNG. Che poi quest’opportunità non abbia portato gli stessi risultati dei sei film di TOS è un altro discorso!

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      3. Eh, sì. Del resto i film della TOS potevano anche contare su di un mito dalle fondamenta solide, poste già negli anni precedenti a “The Motion Picture”, mentre TNG il proprio mito se lo stava ancora costruendo e questo ha portato a voler rischiare, facendo scelte non proprio felicissime…
        P.S. Visto che, come il sottoscritto, apprezzi Nathan Never, ti segnalo che la questione del girato scartato (un’ora abbondante!) era stata segnalata sul terzo Almanacco della Fantascienza del 1995 😉

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