Druk: recensione del film

Druk (Un altro giro) è un film danese del 2020 diretto da Thomas Vinterberg e con protagonista Mads Mikkelsen. Druk in danese vuol dire qualcosa come bere senza sosta, e già il fatto che ci sia una parola apposita nel vocabolario di quella lingua la dice lunga sulla locale cultura dell’alcool.

Vinterberg immaginò questo film come una commedia su insistenza della figlia Ida. Il fatto che questo film le sia dedicato, però, si deve alla sua prematura scomparsa in un incidente automobilistico avvenuta cinque giorni dopo l’inizio delle riprese. E forse a questo è dovuto il tono del film che è in parte commedia e in parte dramma, insomma, è realistico.

La trama è la seguente. Quattro professori di una scuola superiore danese (Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Magnus Millang e Lars Ranthe) decidono di testare la teoria dello psichiatra Finn Skårderud secondo cui noi umani dovremmo rimediare ad un costante deficit di alcool nel sangue bevendo più o meno costantemente. Non è forse vero che personaggi del calibro di Hemingway, Roosevelt e Churchill fossero noti assidui bevitori? Che male potrà fare bere un po’, tanto più se solo per testare scientificamente una teoria?

La cosa interessante di questo film è che non si lascia andare ad una facile condanna del consumo dell’alcool senza se e senza ma come farebbe una qualunque pellicola hollywoodiana (si pensi a Flight, 2012, e al suo finale orrendamente retorico). Essendo il fenomeno molto più complesso e sfaccettato di così, il film decide di trattarlo di conseguenza e il risultato è magnifico.

Il personaggio di Mikkelsen è particolarmente ben scritto. Sposato con due figli, non è felice da tempo e un po’ di alcool gli riporta quella spensieratezza che gli mancava da anni. Questo gli farà anche aprire gli occhi sulla sua situazione familiare con risvolti abbastanza drammatici, visto che si allontanerà no da lui moglie e figli. Il finale gli lascia aperto uno spiraglio di ottimismo e lui ci si tuffa letteralmente dentro unendosi ai festeggiamenti per la fine dell’anno scolastico dei suoi studenti.

Le storie dei tre coprotagonisti sono anch’esse degne di nota, ognuna con il suo sviluppo del personaggio, ognuna che presenta un quadro familiare diverso. Ecco l’amico solo e tendente alla depressione, quello con una famiglia che gli rende difficile sgarrare anche solo un minimo, e l’ultimo che ha il grande rimpianto di non avere fatto figli ma che finalmente capisce come la sua figura sia tanto importante per le decine e decine di ragazzi che gli passano davanti ogni anno per il suo lavoro. In effetti non si dimenticano mai i professori delle superiori! Io, e sono sicuro di non essere il solo, potrei elencarli uno ad uno senza alcuno sforzo, e questo significa che una certa influenza sulla mia vita ce l’hanno avuta…

Il film riesce quindi a raccontare quattro storie diverse tra loro ed inevitabilmente intrecciate facendoci ridere, pensare, e piangere. Mikkelsen è mattatore assoluto in una performance che gli permette anche di dimostrare di non aver dimenticato di essere stato un ginnasta e ballerino, e con un fisico che fa impressione anche coi suoi 54 anni d’età (quando girò il film, ora ne ha 55).

Menzione speciale alla colonna sonora, davvero efficace: What a Life degli Scarlet Pleasure vi resterà in testa per giorni, ma anche i pezzi jazz ascoltati dai nostri protagonisti sono notevoli. E gli attori sono davvero eccezionali, sembra quasi impossibile che non girasse alcool durante il rodaggio!

Gran bel film questo Druk, secondo me. Vedere come dei giovani adolescenti si alcolizzino come se non ci fosse un domani un giorno sì e l’altro pure mi intristisce anche un po’, sarà che sto crescendo un figlio a suon di verdure biologiche e sane passeggiate nei parchi e mi dispiace che ad un certo punto tenderà all’autodistruzione per la pressione sociale che fa di chi non beve alcool un emarginato, almeno nelle nostre società europee (ma, apparentemente, in quella danese ancora di più). Ciao!

PS: Churchill e Hitler li avevo riconosciuti nelle finte elezioni della lezione di storia dell’inebriato Mikkelsen


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4 risposte a "Druk: recensione del film"

  1. Anche io ricordo tutti i nomi dei miei professori delle superiori, e li ricordo (quasi tutti) con grandissimo affetto: mi hanno preso che mi tenevo insieme per miracolo e mi hanno praticamente riportato in vita.

    Sul film, ovviamente, sono d’accordissimo! Sei il secondo in pochi giorni che sento parlare del finale come esplosione di ottimismo e gioia di vivere; io l’avevo interpretato in maniera molto più ambigua, ma forse sono io che ci ho rimuginato troppo sopra.
    La canzone, What a Life, è davvero stupenda, mi ha commosso!

    "Mi piace"

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