The X-Files – S02E03, Fobie assassine

Il terzo episodio della seconda stagione, Fobie assassine (ennesima ridicola traduzione di un più semplice titolo originale, Blood, Sangue), vede protagonista ancora una volta Mulder con Scully in un semplice ruolo di supporto dovuto alla gravidanza ormai difficilmente nascondibile di Gillian Anderson. Torniamo nella provincia statunitense dopo gli inquietanti Esperimenti genetici e Passione omicida: stavolta siamo a Franklyn, Oklahoma, una cittadina sconvolta negli ultimi sei mesi da omicidi inspiegabili. Persone apparentemente normali vengono prese da raptus omicidi senza nessuna considerazione per la propria sopravvivenza. Mulder lo spiega facendo un’interessante lista di tipi di assassini, tra l’altro. 

Prima della sigla abbiamo una possibile spiegazione: l’appena licenziato impiegato delle poste Ed Funsch (William Sanderson, ovvero il geniale creatore di androidi in Blade Runner, 1982) comincia a vedere strani messaggi che lo incitano ad uccidere nel suo display per i codici postali usati per smistare le lettere… Paranoia e stress? Oppure qualcosa di più?

Nel resto dell’episodio accompagnamo Mulder che, pur se aiutato dal valido sceriffo Spencer (John Cygan), riesce solo ad accumulare indizi ma non reali prove che portino alla soluzione del caso. Capisce che in tutti i casi gli assassini hanno distrutto degli apparecchi elettronici prima o durante le loro azioni omicide, scopre che dei pesticidi non convenzionali sono usati nei campi intorno alla città, ma nulla che provi senza ombra di dubbio quale sia la spiegazione di questo mistero che secondo lui non è altro che un esperimento operato da ignoti a danno della popolazione locale.

E proprio su questo verte l’intera puntata: ci deve forse essere sempre una causa, una singola causa che spieghi ciò che accade nella nostra società? Una persona può perdere il controllo per lo stress dovuto al lavoro (l’ufficio postale) o alla famiglia (il marito assente potrebbe essere legato all’insicurezza di Mrs McRoberts, Ashlyn Gere). Oppure le notizie di tutti i giorni così negative alla fine possono logorare fino a far perdere la testa? In TV in un centro commerciale ad un certo punto si vedono le rivolte di Los Angeles, la fuga di O.J. Simpson, Charles Manson, e il rogo dei davidiani a Waco – oggi Carter c’avrebbe messo le marce dei white suprematist pro-Trump e quelle per la morte di George Floyd nella primavera del 2020).

O davvero c’è qualcosa di strano nei pesticidi (come suggerito con l’esempio del DDT dai Lone Gunmen che qui ritornano dopo la loro apparizione in Ospiti interplanetari)? O forse sono tutti questi nuovi apparecchi tecnologici che ci fanno uscire di testa (i messaggi omicidi appaiono sempre su display elettronici)? O l’esasperazione di paure come la claustrofobia o la paura del sangue? 

La cosa notevole di Fobie assassine è che non c’è una risposta. Mulder se ne va a mani vuote con in più la beffa di un messaggio sul suo cellulare che gli lascia intendere che l’esperimento c’era ed è finito. Oppure è la sua immaginazione? È arrivato pure lui a un passo da impazzire come lo sfortunato Funsch?

Ma la cosa davvero inquietante è come sia l’episodio del cecchino sulla torre in un campus universitario sia i raptus omicidi negli uffici postali fossero ispirati a fatti reali (il primo in Texas nel 1966, degli altri ci sono troppi esempi per farne un elenco qui). Si può davvero trovare una spiegazione per tutto questo? Forse ci farebbe comodo farlo, ci conforterebbe, ma di certo non sarà questo episodio di The X-Files a confortarci, visto che ci lascia brancolare nel buio a farci domande sul perché di tanta follia, di tanto dolore. Un episodio quindi non solo avvincente ma che ci fa anche pensare, che chiedere di più ad una serie così ben fatta? Ciao! 


Episodio precedente: L’ospite in corpo

Episodio successivo: Insonnia


7 risposte a "The X-Files – S02E03, Fobie assassine"

  1. Ormai dovresti fare una classifica dei titoli più nonsense tradotti in italiano su X-files. In ogni caso questo era un episodio molto bello soprattutto perché non dà una risposta sicura, lasciando lo spettatore nel dubbio.

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    1. C’è l’imbarazzo della scelta, sembrava lo facessero apposta a scrivere dei titoli cretini! Cosa gli sarebbe costato tradurre bene i titoli originali? Non lo capirò mai…

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  2. Davvero solido e inquietante, questo “Fobie assassine” (sulla fantasia dei traduttori italici mi taccio per pietà), avente il pregio ulteriore di mostrare nuove sfaccettature del complesso e misterioso mondo in cui si muovono i nostri due agenti. Qui, infatti, abbiamo un “monster of the week” rappresentato da… già, da chi o che cosa, esattamente? Dalla follia di Funsch/Sanderson, forse? Indotta probabilmente dall’esterno, il che in caso lo ridurrebbe a semplice vittima della manipolazione di altri “mostri” mai visibili per l’intera durata dell’episodio, ma abbastanza presenti da prendersi gioco dello stesso Mulder, alla fine? Direi che mai come in questo caso ci siamo davvero trovati di fronte alla pirandelliana impossibilità di conoscere la verità assoluta (o comunque una qualsivoglia verità che possa dar ragione alla tagline “The truth is out there”)…

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    1. Diciamo che qui si sono proprio divertiti ad offrire la quintessenza della serie stessa: il non dare una spiegazione finale rappresenta la chiave del successo di The X-Files, la sigla ci lascia a pensare sulle varie possibili ipotesi senza la possibilità di arrivare ad una spiegazione chiara. Geniale, perché lo rende memorabile e ci permette di immaginare più scenari possibili, da esperimenti governativi allo stress delle nostre vite che ci porta a fare gesti assurdi (e tanto per cambiare in questi giorni dagli USA arrivano notizie di nuovi mass shooting fatti da persone apparentemente normali)…

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