Nomadland: recensione del film

Nomadland è un film del 2020 scritto e diretto da Chloé Zhao e basato sull’omonimo libro scritto da Jessica Bruder. Protagonista assoluta del film è Frances McDormand in un film in cui i veri attori sono soltanto due: lei e David Strathairn, mentre tutti gli altri semplicemente interpretano sé stessi. Il film è infatti un omaggio a tutti gli statunitensi e le statunitensi che hanno deciso di vivere in case mobili, camper e caravan, qualunque siano le ragioni dietro a questa scelta.

L’ho visto al cinema non appena i cinema di questo paese hanno potuto riaprire, ad inizio aprile 2021, ed è stata un’esperienza bellissima, le due ore di durata mi sono volate, sono stato completamente ipnotizzato dalla sua semplicità e dalla sua profondità assolutamente priva di retorica.

La trama è la seguente. Fern (Frances McDormand) vive nel suo furgoncino che ha personalizzato dedicandogli tante ore e i pochi mezzi economici che ha grazie a lavori stagionali in giro per gli Stati Uniti, incluso un magazzino di Amazon durante il periodo natalizio. Scopriamo presto che prima di vivere come una nomade stava a Empire, Nevada, una cittadina di una compagnia mineraria che una volta finito il business su cui si basava si svuotò, semplicemente cessò di esistere. Passiamo così un anno in compagnia di Fern che conosce un sacco di persone interessanti che hanno deciso di fare la sua stessa vita pur se per motivi diversi. Spicca tra tutti Bob Wells, un youtuber che ha costruito una comunità di persone che vivono come nomadi e che lui aiuta con consigli su come vivere dignitosamente anche con pochi mezzi.

Nella sua semplicità di una camera a mano che segue Fern dappertutto, nei suoi momenti migliori (per esempio nella sua relazione con Dave, David Strathairn) come nei suoi momenti peggiori (soffrendo per il freddo degli stati del Nord in inverno), Nomadland riesce in realtà ad essere molto profondo e a trattare molti temi decisamente interessanti.

Pur scoprendolo soltanto verso il finale, il film tratta di come vivere la perdita di persone care, cosa che scopriamo sia in un toccante dialogo tra Fern e Bob, sia quando finalmente Fern si apre si rivela cosa l’ha portata a fare questa scelta di vita così radicale. Allo stesso tempo la Zhao non ha paura di commentare anche la follia di un’economia che porta decine di migliaia di famiglie alla rovina con un sistema basato sul debito, o intere cittadine a scomparire dalle mappe. E che dire dell’estrema disuguaglianza di un paese in cui le uniche persone che vogliono vivere come nomadi sono proprio quelle che non possono permettersi di comprare mezzi in cui farlo in maniera comoda (splendida la scena in cui Fern e le sue amiche visitano l’esposizione di camper di lusso).

Ma che dire di Swankie, alla ricerca di un modo tranquillo di salutare questo mondo e ricordando tutte le cose positive vissute fino a quel momento? E in generale è bello come molti dei protagonisti del film cerchino una forte vicinanza con la natura, con una vita più semplice di quella che ci viene imposta dal ritmo folle della nostra società.

Interessante anche il personaggio di Dave, quasi in fuga dalla sua famiglia perché si crede incapace di avere buone relazioni con suo figlio e con suo nipote, ma che in realtà riesce a cambiare marcia e a riunirsi ai suoi cari (il figlio di Dave è interpretato dal figlio dell’attore stesso), cosa che invece Fern sembra incapace di fare.

Insomma, Nomadland è davvero un gioiello da non perdere, e naturalmente non sono il primo a notarlo (tra le altre cose, ha vinto il Leone d’oro a Venezia). L’esatta definizione di film indipendente, riesce a sopperire alla mancanza di mezzi con una sceneggiatura interessantissima piena di dialoghi davvero profondi e con un cast che affianca alla splendida Frances McDormand (che ha vissuto davvero quattro mesi come una nomade girando il film) una serie di attori non professionisti ma che con la loro naturalezza non sfigurano minimamente.

Se volete vedere un lato degli Stati Uniti raramente mostrato sul grande schermo e assolutamente non appesantito da alcuna retorica, Nomadland è il film per voi. Vi darà da pensare, vi intretterrà, vi farà ridere e vi farà piangere e non lo dimenticherete tanto facilmente. Ciao!

PS: la Searchlight non è più Fox, ho scoperto con questo film. Nel logo iniziale non è più Fox Searchlight e ora, naturalmente… è della Disney, come tutto il resto del mondo.


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7 risposte a "Nomadland: recensione del film"

  1. Una recensione veramente stupenda. Hai spiegato molto bene che cosa voleva trasmettere il film e hai sottolineato bene il lato nascosto degli USA, un lato che in pochi conoscono ma che è una realtà molto forte. Quanto vorrei vederlo nelle sale!

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    1. Grazie mille! Ha delle belle immagini di questi deserti, altopiani, montagne… che effettivamente rendono al massimo nella sala. Povero cinema, che botta sta prendendo da questa pandemia…

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      1. Non me ne parlare. Almeno negli USA alcuni cinema sono aperti. Quanto vorrei che aprisse anche qui. Speravo che Godzilla vs Kong potesse dare la giusta spinta e invece a quanto pare all’Italia non frega molto del cinema.

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  2. Sono sempre più curioso di vederlo; lo farò presto, ma speravo fino all’ultimo di poterlo vedere in sala, come ha scritto anche Butcher.
    Anche tu, quindi, sei d’accordo nel considerarlo un capolavoro: pensi che vincerà tutti gli Oscar a cui è candidato?

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    1. Capolavoro è un aparolona, comunque è un gran bel film! :–)

      Per gli Oscar ha tutte le carte in regola, comprese regista e protagonista donne, che è un evento abbastanza raro!

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