Star Trek V: The Final Frontier: recensione del film

Con grande piacere, continua il viaggio di vengonofuoridallefottutepareti nella saga dei film di Star Trek insieme a Cassidy de La bara volante, e il post di oggi è dedicato al quinto film della saga…

Il successo dei primi quattro film della saga cinematografica di Star Trek (usciti nel 1979, 1982, 1984 e 1986) riportò in auge il brand anche sul piccolo schermo con il lancio della serie The Next Generation nel 1987. Due anni dopo, mentre proprio la serie capitanata da Jean-Luc Picard otteneva un successo insperato, uscì però il film che quasi mise una pietra tombale sui progetti della Paramount di continuare a sfornare film ogni due o tre anni. Quel film fu Star Trek V: The Final Frontier (L’ultima frontiera, per l’Italia), scritto e diretto da William Shatner, il capitano Kirk in persona.

Fu un insuccesso di pubblico e di critica ed ancora oggi rimane tra i meno amati anche dai trekkie più accaniti. D’altronde ci sarà un motivo dietro l’esistenza della regola del numero pari buono (gli ottimi II e IV, ma anche VI, come vedremo), numero dispari cattivo (il primo, III, e adesso questo V)!

Ma andiamo al film. Regia di William Shatner, dicevo. E infatti George Takei non voleva nemmeno esserci nel film, visto che i due si sono sempre mal sopportati e il buon George immaginava che farsi dirigere da Bill sarebbe stato un incubo. Andò bene, invece, almeno da quel punto di vista. I conflitti non mancarono, comunque, con un copione rimaneggiato tantissimo, coi produttori che imponevano limiti di ogni tipo al budget, con i creatori degli effetti speciali non esattamente all’altezza (non più la Industrial Light and Magic di Lucas dei film precedenti), e pure con Roddenberry che non prese benissimo la storia incentrata su Dio, concetto che a lui era stato bocciato a più riprese (anche se con l’episodio Viaggio verso Eden c’era andato vicino, ma su questo ci torneremo).

Ma di che storia si tratta? Più o meno la trama è la seguente: il vulcaniano Sybok (Laurence Luckinbill) raduna una massa di seguitori per mettersi in contatto col Creatore, che pare si trovi sul pianeta Sha Ka Ree al centro della galassia. Gli serve una nave stellare per farlo, e quindi prende in ostaggio l’ambasciatore della Federazione su Nimbus III (David Warner) per far intervenire… E chi se non Kirk (William Shatner) al comando dell’appena varata Enterprise NCC-1701A? E che casualità, visto che a bordo c’è il fratellastro di Sybok, Spock (Leonard Nimoy)! Sul pianeta Sha Ka Ree ci saranno delle sorprese, e non mancheranno nemmeno i soliti Klingon, stavolta capitanati da Klaa (Todd Bryant) al comando del suo buon Bird of Prey.

Perché questo film non è particolarmente amato? Perché sa di già visto (pescando sia dallo Star Trek esistente che da altre fonti fantasy varie, tra cui pure Star Wars), è poco emozionante, la trama è un miscuglio di idee che non si sposano benissimo tra loro, e ha un ritmo a dir poco irregolare. Certo, ci sono anche concetti molto interessanti come quelli dell’amicizia (sempre presente nei film di TOS) e di come vivere il dolore, oltre ad un’analisi interessante sulla religione e su cosa spinga moltitudini di persone a seguire presunti messia e predicatori vari. Ma il risultato finale è lontano da quello ottenuti con gli ottimi capitoli precedenti. Insomma, una mixed bag, come direbbero gli anglofoni, cioè luci ed ombre, più che un disastro totale.

Partendo dai lati positivi, il personaggio di Sybok è davvero interessante. Basato sui telepredicatori che infestavano i canali televisivi statunitensi del tempo, si fa seguire da una massa di sfortunati a cui riesce a far dimenticare i ricordi più dolorosi delle loro vite grazie a strane tecniche mentali vulcaniane. Questo trucco non gli riesce con Kirk che gli dice chiaro e tondo che ha bisogno anche del suo dolore per essere la persona che è, riflessione decisamente interessante che rifiuta la semplicità di una soluzione rapida come quella della cancellazione di certi ricordi che snatura l’individuo, cambiandolo irrimediabilmente. Molto più sano convivere sia con le proprie gioie che con i propri dispiaceri, accettandoli entrambi come esperienze che ci formano e rendono ciò che siamo.

Questa parte del film quindi funziona benissimo, e permette a Shatner di riflettere anche su chi viene facilmente attratto da imbonitori e predicatori che promettono grandi obiettivi da raggiungere con facilità, cosa nella realtà difficilmente realizzabile. Aiuta anche l’ottima prova di Luckinbill, anche se è impossibile non provare ad immaginare Sean Connery nel personaggio visto che la parte era stata originariamente pensata per lui. Bello anche che Sybok non sia un vero e proprio antagonista, ma qualcosa di più sfaccettato. 

In quanto all’amicizia tra i protagonisti, dopo il corale Star Trek IV qui si fa un passo indietro visto che torniamo al power trio Kirk-Spock-McCoy (DeForest Kelley), mentre gli altri ufficiali fanno solo da contorno. Peccato, ma va detto che i tre sono splendidi insieme e qui si nota più che mai quanto effettivamente si avvicinino all’età della pensione (gli attori si avvicinavano ai 60 anni) ma continuino a volersi divertire insieme in qualunque avventura, che sia una passeggiata nel parco o una battaglia con dei Klingon.

E fin qui tutto bene. Purtroppo il film offre poco altro. Gli effetti speciali sono invecchiati malissimo (non quelli collaudatissimi delle navi stellari, il Bird of Prey è splendido), la storia avanza a fatica, la trovata del fratellastro di Spock è un po’ buttata lì, e soprattutto il finale è l’ennesimo incontro con un alieno molto potente che viene sconfitto dall’astuzia di Kirk e da un siluro fotonico ben assestato. Nella serie classica ci sono numerosi esempi del genere come Il ritorno degli Arconti, La mela, Dominati da Apollo e Il gatto nero, per nominarne giusto alcuni. E la storia è anche molto simile a quella del pessimo Viaggio verso Eden, in cui alcuni figli dei fiori del futuro cercavano il paradiso e usavano l’Enterprise per arrivarci!

La conseguenza è che Star Trek V sembra più un episodio di TOS poco ispirato che un vero e proprio film della saga, specialmente perché viene dopo una trilogia di tutto rispetto: il calo di qualità è evidente. Detto questo, la frase “What does God need with a starship?” è entrata nella storia, anche se forse per i motivi sbagliati!

Concludo dicendo che, se ancora non si fosse capito, io a questo film voglio bene, ma ne riconosco i numerosissimi difetti. Sta nella lista dei miei guilty pleasure, cioè me lo riguardo volentieri ma non lo considero davvero un bel film. Ciao! 

PS: giusto pochi giorni fa Wil Wheaton ha scritto di quando incontrò per la prima volta William Shatner. Era il secondo anno di The Next Generation, Shatner stava lavorando a Star Trek V, e un giorno il giovane Wil trovò il coraggio di andarci a parlare. Le cose non andarono come sperava, diciamo (o per meglio dire: “Bill Shatner is an ass“). 


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8 risposte a "Star Trek V: The Final Frontier: recensione del film"

  1. Il problem principale poi resta l’inesperienza alla regia di Shatner, ci sono delle inquadrature più naif di quelle che si vedevano nella serie classica, solo che qui non sono affatto giustificate dal periodo storico. Tra tutti i film con il primo mitico equipaggio è sempre stato quello che ho visto e rivisto meno volte. Cheers!

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  2. Ho sempre voluto un gran bene a questo film e onestamente non riesco a considerare importanti i suoi problemi. Certo, ha il peso di affrontare una storia nuova mentre i precedenti episodi erano tutti strettamente legati, ma da qui a farne bersaglio di freccette – come purtroppo ancora oggi fanno tanti fan talebani – mi sembra davvero esagerato. Ma in fondo io considero i successivi film con Picard i più brutti mai prodotti dal cinema americano, pura spazzatura, quindi capisco che chi ami quelli poi storca il naso con Star Trek V 😀 A questo punto lo considero una medaglia del film, aver scontentato tutti i picardiani 😛
    Quella sera del ’91 o ’92 (o giù di lì) abbiamo visto in famiglia questo sfortunato film e l’abbiamo amato, quindi per me la missione di Shatner è perfettamente riuscita ^_^

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    1. Ti capisco, anche se mi sa che esageri un tantino sui film di TNG, è uscita sicuramente roba peggiore da Hollywood! :–D

      Star Trek V per me sta in fondo alla classifica per quanto riguarda i primi 6, ma anche questo ogni tanto lo riguardo e come ho scritto mi piace pure. I suoi problemi però li vedo, ma alla fine se preso come un episodio di TOS ad alto budget funziona, è solo un po’ rivisto! :–)

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      1. Ma infatti alla fine gli si perdona un bel po’ di cose e gli si vuol bene comunque, anche se più per il film che avrebbe potuto essere (vedi l’adattamento a fumetti dove, tra le altre cose, viene presentata la terribile creatura imprigionata su Sha Ka Ree con il suo vero aspetto) che non per quello che è effettivamente stato, pur con i suoi ottimi momenti “famigliari” tra Kirk/Spock/McCoy e con personaggi indovinati come Sybok, dai non indifferenti poteri mentali. Parlando poi degli effetti speciali, a Bran Ferren (chiamato con il suo studio “Associates & Ferren” a sostituire i colleghi della ILM) venne chiesto di risparmiare dove diversamente, con un maggior budget a disposizione, avrebbe potuto eccellere… e allora, forse, lo scontro finale fra il Bird of Prey del capitano Klaa e una creatura tanto potente sarebbe giustamente nonché plausibilmente durato ben più di una singola e frettolosa raffica disgregatrice.
        P.S. Anche Wil Wheaton va così ad aggiungersi alla lista di chi ha avuto il dubbio piacere di aver a che fare con il carattere “amabile” del nostro Bill (viste le maniere tanto cortesi e cordiali, più che a Kirk il pensiero va alla sua controparte del Mirror Universe) 😉

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      2. Lo scontro finale si nota che è un po` minimalista, immagino che nelle prime sceneggiature fosse stato pensato più spettacolare…

        Comunque Shatner deve essere davvero antipatico, almeno stando alle testimonianze di… tutti? X–D

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