Small Gods: recensione del libro

Small Gods (tradotto in italiano come Tartarughe divine) è il tredicesimo libro della saga del Discworld e terzo a non avere come protagonisti i personaggi ricorrenti come i maghi della Unseen University, le streghe di Lancre, le guardie di Ankh-Morpork o Death (Morte)1. Ora che ci penso, è anche il perfetto libro per entrare nell’universo creato da Terry Pratchett: è una storia fantastica, nel senso di fantasy, ed epica, presenta luoghi del Discworld che vengono menzionati in altri libri (per esempio Omnia), e dimostra quanto possa essere pungente la satira dell’autore senza per questo appesantire la narrazione.

Ma partiamo da un accenno di trama. Omnia è una teocrazia guidata dalla Chiesa del grande Dio Om e nell’Anno del Serpente Ipotetico (Notional Serpent) si sta aspettando il settimo profeta. La cosa è decisamente importante, visto che ogni nuovo profeta puntualmente aggiunge insegnamenti e leggi ad un elenco già infinito in quanto portatore della vera parola di Om. C’è un problema: Om in realtà non lo ascolta nessuno e quasi nessuno ci crede neanche più! E visto che gli déi traggono potere a seconda di quante persone credono in loro, Om è davvero poco potente, talmente poco che lo troviamo incarnato in una piccola tartaruga.

L’unico in grado di ascoltarlo è l’umile Brutha, un novizio che conta meno di niente ma che sta per imbarcarsi in un’avventura incredibile insieme, purtroppo per lui, al Quisitor (il Quisitore) Vorbis che non è altro che un uomo di potere interessato solo a mantenerlo, quel potere. E naturalmente questa avventura, che include un viaggio (con guerra annessa) a Ephebe, terra di filosofi, permetterà a Pratchett di fare liberi commenti su religione, potere e guerre in un modo chiarissimo tingendo di un divertentissimo cinismo il suo usuale senso dell’umorismo.

Un esempio? “God’s don’t like people not doing much work. People who aren’t busy all the time might start to think (nota: think è in corsivo nel libro).” Cioè: agli déi non piacciono le persone che non lavorano tanto. Le persone che non sono sempre occupate potrebbero cominciare a pensare.

E poi la frase definitiva, parlando della tartaruga gigante su cui viaggia il Mondo Disco: “You can’t believe in Great A’Tuin. Great A’Tuin exists. There’s no point in believing in things that exist.” Lo posso tradurre così: “Non si può credere in Great A’Tuin. Great A’Tuin esiste. Non ha senso credere in cose che esistono.” Credo di aver letto raramente frasi così brillanti!

La contrapposizione tra Ephebe e Omnia poi è il perfetto veicolo per i messaggi che Pratchett vuole mandare col suo libro. Nella prima ecco i filosofi2 che ragionano sulle cose ed elaborano teorie discutendo tra loro. Nella seconda la popolazione vive nel terrore e per sopravvivere pretende di credere in qualcosa in cui in realtà non crede mentre personaggi oscuri comandano in nome di quel qualcosa in cui non credono nemmeno loro! E una è una democrazia, e l’altra è una teocrazia3.

Quindi, al di là delle fulminanti battute di cui comunque Small Gods è letteralmente pieno, è il tema di fondo del libro a far riflettere, a mostrare un mondo che è così simile al nostro da dar venire i brividi. La ciliegina sulla torta arriva con la guerra di religione dell’ultimo atto del libro in cui Pratchett non si lascia tentare dalla facile contrapposizione tra teocrazia autoritaria e uomini liberi, ma descrive un mondo molto più sfaccettato e profondo4! Ho trovato interessante anche come il tema si avvicini ad uno di quelli più sviscerati dall’amico di Pratchett, Neil Gaiman, che tra American Gods, Anansi Boys e The Sandman (tra le altre cose) sulla mitologia e sugli déi ha scritto parecchio! 

Per concludere, Small Gods è per me imprescindibile nella saga del Discworld (e nella letteratura in generale). È splendido come il protagonista non sia Brutha, ma il Dio Om, che è l’unico personaggio ad evolvere: inizialmente ottuso ed arrogante, cambia completamente nel finale dopo aver visto coi suoi occhi le atrocità commesse in suo nome. Sottile come sia Brutha con la sua fede a dare a Om il suo potere, e non Om in quanto dio ad avere potere su persone come Bruta!

Da sottolineare anche come tutto venga presentato con una leggerezza incredibile, dati i temi trattati. Credo che nessun credente o religioso possa offendersi leggendo Small Gods visto che tutto è presentato con personaggi divertentissimi (su tutti, Brutha e Didactylos) e il protagonista reale della storia… è un dio! Che volere di più? In realtà, non avrebbero motivo di arrabbiarsi nemmeno gli atei o gli agnostici… Ciao! 

PS: merita molto anche la graphic novel di Ray Friesen tratta dal libro che riprende molto del testo del libro e ci aggiunge dei disegni decisamente accattivanti, vedi un esempio qui sotto:

1. Gli altri due sono il terzo, Equal Rites, e il settimo, Pyramids

2. Cosa è un filosofo, si chiede Pratchett? “Someone who’s bright enough to find a job with no heavy lifting” è la risposta (qualcuno abbastanza intelligente da trovare un lavoro per cui non deve sollevare grandi pesi).

3. Pratchett non idealizza minimamente il concetto di democrazia: “The Ephebians believed that every man should have the vote (provided that he wasn’t poor, foreign, nor disqualified by reason of being mad, frivolous, or a woman). Every five years someone was elected to be Tyrant, provided he could prove that he was honest, intelligent, sensible, and trustworthy. Immediately after he was elected, of course, it was obvious to everyone that he was a criminal madman and totally out of touch with the view of the ordinary philosopher in the street looking for a towel. And then five years later they elected another one just like him, and really it was amazing how intelligent people kept on making the same mistakes.” Lo provo a tradurre così: “Gli Ephebiani credevano che tutti avessero il diritto di votare (se non poveri, stranieri, o esclusi per essere pazzi, frivoli, o donne). Ogni cinque anni qualcuno veniva eletto Tiranno se poteva provare di essere onesto, intelligente, sensibile, e affidabile. Immediatamente dopo l’elezione, naturalmente, era ovvio per tutti che fosse un pazzo criminale e assolutamente non in linea con i pensieri dell’ordinario filosofo di strada in cerca di un asciugamano. E cinque anni dopo ne eleggevano un altro proprio come questo qui, ed è davvero formidabile come persone intelligenti continuino a fare gli stessi errori ogni volta.

4. E un’altra ciliegina è la prima apparizione di Lu-Tze, umile quanto potente Monaco della storia che ha un ruolo chiave qui ma che vedremo davvero in azione solo in Thief of Time


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4 risposte a "Small Gods: recensione del libro"

    1. Mi fa piacere che traspaia quanto mi sia piaciuto questo libro! Effettivamente è uno di quelli che mi è rimasto più impresso, e credo sia uno dei più riusciti della saga (insieme a molti altri!). :–)

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