Star Trek III: The Search for Spock: recensione del film

26 marzo 2021. Se fosse ancora vivo, Leonard Nimoy compierebbe oggi 90 anni, solo quattro giorni dopo il suo grande amico e collega William Shatner. Inevitabile che vengonofuoridallefottutepareti lo festeggiasse in qualche modo (ancora una volta insieme a Cassidy de La bara volante e a Lucius de Il Zinefilo)…

Il terzo film della saga di Star Trek, Star Trek III: The Search for Spock (Star Trek III: Alla ricerca di Spock) uscì nel 1984 per la regia di Leonard Nimoy ed è essenzialmente il secondo capitolo di una vera e propria trilogia cominciata con Star Trek II: The Wrath of Khan (Star Trek II: L’ira di Khan, 1982). Questo è anche la causa dei suoi difetti principali, a dirla tutta, visto che è chiaramente un film di passaggio il cui unico scopo è ricostituire l’equipaggio della Flotta Stellare che siamo abituati a conoscere dopo la morte di Spock nel film precedente.

Ecco la trama in due parole. Subito dopo gli eventi del film precedente che vengono riassunti ad inizio film, sull’Enterprise viene dedicata una breve cerimonia funebre a Spock prima che il suo corpo venga sparato all’interno della custodia di un siluro fotonico verso il pianeta in cui la vita sta fiorendo grazie al progetto Genesis detonato da Khan nella Mutara nebula. Al ritorno sulla Terra, l’ammiraglio Morrow (Robert Hooks) informa Kirk (William Shatner) e i suoi che l’Enterprise verrà smantellata, visto che è ormai un’anticaglia rispetto a navi più avanzate come l’Excelsior comandata dal capitano Styles (James Sikking) che utilizza un motore transwarp.

Però Sarek (Mark Lenard) informa Kirk che ci sono ancora speranze di salvare Spock grazie ad un complesso rituale vulcaniano, mentre un comandante Klingon chiamato Kruge (Christopher Lloyd) vuole impossessarsi di Genesis, da lui considerata un’arma potentissima. Se non fosse per il malvagissimo Kruge, la storia si limiterebbe al mostrare Kirk e i suoi che sfidano la Flotta Stellare per andare a salvare il loro compagno mezzo vulcaniano, ma a causa dell’interferenza del folle Klingon le cose non sono così semplici.

Che dire di questo film? Comincio dai punti critici e poi arrivo alle cose positive, che comunque non sono poche! Ecco le cose che non mi convincono del film:

  • La storia è forzatissima: senza Kruge, non ce ne sarebbe nemmeno stata una e le sue motivazioni sono decisamente labili. Tutto sembra poco più che una scusa per recuperare Spock, un personaggio a dir poco fondamentale per la saga.
  • Il personaggio di Saavik viene interpretato stavolta da Robin Curtis che non riesce a rimpiazzare adeguatamente Kirstie Alley che per qualche ragione non volle riprendere il ruolo che aveva interpretato così bene in Star Trek II.
  • C’è poco senso dell’umorismo e i momenti che dovrebbero essere divertenti non lo sono più di tanto, come per esempio quando l’Excelsior viene sabotata da Scott (James Doohan) e si ferma nello spazio facendo un ridicolo rumore in stile Looney Tunes.
  • Infine, i set del pianeta Genesis non sono così riusciti e ciò che si vede della distruzione apocalittica causata dal fallimento del progetto del figlio di Kirk David Marcus (Merritt Butrick) è tutt’altro che grandiosa. Inoltre il film non ha un vero e proprio finale, tanto che si chiude con una scritta che annuncia la continuazione della storia nel seguente film.

Però… questo non vuol dire che Star Trek III non sia un film godibile e riuscito sotto moltissimi punti di vista! Sono numerosi i suoi punti di forza:

  • Il ritorno di Mark Lenard nei panni di Sarek (dopo l’episodio della seconda stagione della serie classica intitolato Viaggio a Babel) è a dir poco grandioso.
  • McCoy costretto a convivere con una parte di Spock è un’idea geniale, visto che i due non facevano altro che litigare tra di loro, pur se da grandi amici.
  • La distruzione dell’USS Enterprise non può non cogliere di sorpresa ed è un momento davvero emozionante: non si era visto niente di simile! Bellissima la scena in cui Kirk e gli altri vedono il relitto incendiarsi nell’atmosfera del pianeta Genesis dopo l’esplosione.
  • Anche se la storia del piccolo Spock che cresce velocissimamente non convince fino in fondo, è bello che vengano ripresi in maniera rispettosa elementi della mitologia di Star Trek come il pon-farr creato nell’episodio di TOS intitolato Il duello.
  • La morte di Marcus non è gestita particolarmente bene e non riesce ad emozionare come dovrebbe, ma getta le basi per interessanti sviluppi di trama che verrano ripresi bene in Star Trek VI: The Voyage Home (Star Trek VI: Rotta verso la Terra, 1991).
  • Visitare Vulcano a bordo di un Klingon Bird-of-Prey (uno Sparviero Klingon) non ha prezzo!

Concludo quindi dicendo che, se preso per quello che è, cioè essenzialmente un film di collegamento, Star Trek III si lascia decisamente guardare e offre molti momenti da ricordare. Merita di essere visto e rivisto in combinazione con il II e il IV, visto che insieme questi film formano una trilogia a dir poco esaltante. Ciao!

PS: oggi è pure ufficialmente il Giorno di Spock, almeno secondo la città di Boston, come mi ha segnalato il buon Cassidy!


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24 risposte a "Star Trek III: The Search for Spock: recensione del film"

  1. Quasi televisivo nel suo sbrigare tutti i punti rimasti aperti dalla trama di “Star Trek II”, però ci sta considerando l’origine proprio televisiva dei personaggi. La frenata l’hai descritta bene, sembra proprio una trovata in stile Looney Tunes, per il resto un film con tanti paletti ma efficace, di solito lo guardavo a ruota tra il secondo e il questo perché poi è il modo giusto di farlo, visto che sono una sorta di trilogia, però funziona benissimo come una storia di amici, anzi di vecchi amici (vecchi), con tanto di saluto finale ad uno di loro, la USS Enterprise con il suo funerale vichingo qualche brivido lo strappa. Cheers!

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    1. Il tema dell’amicizia qui è chiave, hai ragione! Film di passaggio ma dignitosissimo, fa i compiti per casa dell’ira di Khan e li fa bene. Poi l’esplosione dell’Enterprise ci permette di goderci il Klingon Bird of Prey nel IV, e io adoro i Klingon Bird of Prey… :–D

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  2. Avendolo visto da bambino, in quella metà anni Ottanta, posso testimoniare che gli effetti speciali sembravano grandiosi!!! Rivisto oggi mi sono messo le mani in faccia. ma che è ‘sta roba??? Triste invecchiamento dell’arte cinematografica 😛 (è anche vero che l’alta qualità di oggi mette in risalto difetti che sul tubo catodico era impossibile notare.)
    Da ragazzino Robin Curtis vulcaniana mi ricordava terribilmente una conduttrice italiana di programmi per bambini, purtroppo non ricordo quale. All’epoca vedevo “Ciao Ciao” su Rete4, chissà se era lì. Comunque mi hai messo una bella pulce nell’orecchio: perché l’esordiente Kirstie Alley non ha ripreso il ruolo di Saavik che sembrava perfetto per lei? Chissà se ha rilasciato dichiarazioni a qualche rivista Trek…
    P.S.
    Fare le pinne con uno Sparviero Klingon e i vulcaniani muti!

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    1. Gli effetti speciali delle navi stellari sono tuttora splendidi, ma il pianeta che si disintegra e la caduta nel vuoto di Lloyd non mi sono mai piaciuti, lo ammetto…

      Sulla Alley, Cassidy ha scritto che voleva troppi soldi, ma vedo che mi hai scritto un altro commento che vado tosto a leggere!

      (quando ho googolato “fare le pinne” e ne ho capito il significato mi ha fatto ridere non poco! :–)

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    2. @Lucius
      Robin Curtis ti ricorda Manuela Blanchard, che ha condotto Bim Bum Bam insieme a Paolo Bonolis ai tempi di “Pijoloky Balboa” e “La puntinaaa!”.
      Kirstie Alley era comunque una spanna sopra. Peccato.

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  3. Ricordo che quando l’ho visto il piccolo (e poi adolescente e in quanto tale devastato dai problemi ormonali) Spock mi ha lasciata perplessa. Non all’altezza dell’Ira di Khan secondo me ma comunque si può vedere, grazie per la tua bella recensione!

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    1. Quella parte della storia è effettivamente un po’ deboluccia, però alla fine ha un senso che non tornasse Spock così come era sin da subito…

      Certamente inferiore al II, ma forse non poteva essere altrimenti, Comunuqe godibile!

      Grazie per il tuo gentilissimo commento! :–)

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  4. Ti scrivo i risultati di una veloce ricerca sulla Saavik sostituita.
    Mentre in tempi recenti, come su “Star Trek Magazine” n. 8 (2002), si dice che la Paramount ha chiesto a Kristie Alley di tornare come Saavik ma “non è stato possibile raggiungere un accordo” (che è parecchio vago), all’intervistatore Lee Goldberg di “Starlog” n. 102 (1986) l’attrice aveva già spiegato tutto.
    Subito dopo aver esordito come attrice cinematografica con “Star Trek II”, la Alley era stata ingaggiata dalla ABC per la serie TV “Masquerade”: quando la Paramount le offrì di tornare nel ruolo di Saavik era stato appena approvato il pilota televisivo. Poco male, non sarebbe certo stato né il primo né l’ultimo caso di una serie che parte con un attore e prosegue con un altro, la Alley dice di essere stata più che disposta a tornare al suo ruolo sull’Enterprise, ma… la Paramount le ha offerto così poco che ha preferito rimanere in TV.
    Perché la Paramount ha offerto all’attrice un compenso inferiore rispetto al primo film? Non si sa, ma dopo il rifiuto Nimoy ha dovuto provinare altre attrici per il ruolo. Quando il film è uscito, la serie “Masquerade” aveva già chiuso i battenti, deludendo ogni aspettativa, e l’attrice dovrà aspettare “Senti chi parla” (1989) per tornare in auge.

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    1. Ed in effetti Masquerade io non l’ho mai sentita nominare!

      Comunque alla fine è abbastanza vero che fosse una questione di soldi. Io ho letto che c’erano piani diversi per Saavik, come un figlio avuto con Spock durante il suo adolescenziale pon farr, ma probabilmente il fatto di dover cambiare attrice ridimensionò anche l’importanza del personaggio.

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      1. Per fortuna ci pensa il vasto universo letterario Trek a recuperare il personaggio.
        In “Dwellers in the Crucible” (1985) Sulu deve infiltrarsi tra i romulani per liberare degli ostaggi, e nella vicenda Spock e la sua allieva Saavik sono pappa e ciccia.
        In “The Pandora Principle” (1990) Spock e Saavik devono sventare una minaccia romulana e viaggiano fino ad Hellguard, pianeta d’origine della donna, per scoprire cosa i cattivi stanno organizzando contro la Federazione.
        In “Vulcan’s Heart” (2000) l’ambasciatore Spock si fidanza con Saavik in un rito vulcaniano con ospiti Sarek e il giovane Picard, ma poi Spock deve subito partire per sventare l’ennesima minaccia romulana.
        E questo solo per citare i romanzi ambientati nella nostra dimensione, perché Saavik appare pure in quelli del Mirror Universe!
        Il personaggio vivrà per sempre in narrativa.

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      2. Molto interessante, grazie! Effettivamente era un personaggio troppo importante, addirittura apparso in 3 film della saga, per non essere riutilizzato nello sconfinato universo narrativo di Star Trek!

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  5. Quello che mi aveva deluso all’epoca fu la morte del figlio di Kirk, sembrava un personaggio che avrebbe potuto avere sviluppi diversi e più duraturi. Il film comunque non mi dispiacque, certo pareva fatto apposta solo per risarcire i fan della morte di Spock (e infatti quello fu uno dei motivi principali per cui venne fatto) però ai miei occhi rimane un capitolo forse non eccelso ma dignitoso della saga.

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    1. Dignitoso è esattamente come lo definirei anche io se dovessi farlo con una parola sola, e concordo che la morte del povero figlio di Kirk sia un po’ buttata lì… fortunatamente ha una certa importanza nel sesto e meraviglioso film, quindi alla fine non è da buttare via nemmeno quella! :–)

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  6. Ben detto: un (buon) film di collegamento che, specialmente se visto in quest’ottica, si lascia apprezzare passando sopra ad alcune frettolosità e forzature di trama o personaggi (David muore troppo velocemente per far sì che il pubblico riesca a empatizzare, pur se Shatner fa poi un lavoro egregio nel mostrare tutto il dolore di un padre, e Kruge con equipaggio, qui, finiscono per sembrare forse più dei banditi che non degli indomiti guerrieri): i critici lo chiamerebbero telefilm su grande schermo, dimenticando che Star Trek E’ nato in televisione e, nella sua lunga nonché diseguale avventura cinematografica, ha sempre cercato di conciliare storie e personaggi di matrice televisiva (non certo inteso come limite, visto che si parla di ottima televisione di genere) con i differenti ritmi ed esigenze del cinema, questo perlomeno prima dell’impostazione del tutto diversa data dall’arrivo di JJ Abrahams…
    Sì, l’autodistruzione dell’Enterprise è ancora oggi un autentico spettacolo, mentre altri effetti speciali non sono invecchiati altrettanto bene, ed è curioso che a tutt’oggi nessuno ne abbia mai proposto un restauro sulla falsariga di “The Motion Picture”. Sempre parlando di navi, quella dei contrabbandieri distrutta dallo sparviero Klingon la troveremo riutilizzata -e più di una volta- in TNG 😉
    P.S. Oltre alla vita letteraria Saavik ne ebbe pure una fumettistica, in special modo fra il secondo e il terzo film (quando ancora non si sapeva per quanto tempo avrebbe dovuto sostituire Spock come primo ufficiale)… 😉

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    1. Ogni volta che viene citato JJ Abrams in relazione a Star Trek il bambino che è in me piange lacrime amare… :–(

      Scherzi a parte, credo tu abbia centrato il problema con Kruge: non è un valoroso guerriero Klingon, è un bandito! Una scheggia impazzita senza motivazioni solide che non può davvero funzionare, nonostante Lloyd sia fantastico.

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