Star Trek II: The Wrath of Khan: recensione del film

22 marzo 2021: William Shatner compie 90 anni! Impensabile che vengonofuoridallefottutepareti non lo festeggiasse (insieme a Cassidy de La bara volante e a Lucius Etruscus de Il Zinefilo), ed ecco quindi una recensione di uno dei suoi film più famosi dove indossava i panni del capitano Kirk

Nel 1982 uscì il secondo film della saga di Star Trek (e primo di una vera e propria trilogia), ovvero Star Trek II: The Wrath of Khan (L’ira di Khan per l’Italia). Scritto da Jack B. Sowards e diretto da Nicholas Meyer (che in realtà lavorò anche alla sceneggiatura ma non volle che gli si fosse riconosciuto il credito), è il film a cui dobbiamo la rinascita del brand Star Trek dopo un primo film accolto tiepidamente. Fu infatti un successo sia di critica che di pubblico, e fu un successo decisamente meritato, lasciatemelo dire.

Se il primo film copiava la trama di uno degli episodi della serie classica, questo secondo capitolo della saga invece si basò su uno degli episodi più belli di quella stessa serie, Space Seed (Spazio profondo), per costruire una storia nuova. Ritroviamo quindi lo splendido Khan Noonien Singh (Ricardo Montalbán), stavolta in cerca di vendetta contro il capitano Kirk (William Shatner) dopo che il pianeta sul quale quello l’aveva lasciato era diventato un vero e proprio inferno a causa di eventi imprevedibili e catastrofici nel sistema Ceti Alpha.

Khan e i suoi riescono ad andarsene da quell’inferno per puro caso, sfruttando delle ricerche fatte per il cosiddetto progetto Genesis: un modo per creare la vita su pianeti che ne siano completamente privi. A bordo della USS Reliant, Khan decide di impossessarsi del progetto e attacca la base stellare Regula I, dove ad occuparsi della cosa sono la dottoressa Carol Marcus (Bibi Besch) e suo figlio David (Merritt Butrick). David è anche figlio di Kirk, visto che il capitano e la dottoressa ebbero una storia in passato. Ben presto quindi Khan si confronterà con Kirk per vendicarsi e lo scontro sarà un duello all’ultimo sangue in cui l’ingegno la farà da padrone.

Che dire di Star Trek II? Prima di tutto, che il film è godibile anche per chiunque non abbia visto l’episodio da cui prende spunto. E poi… Lo ammetto, io ci trovo poco e niente da criticare. Ricardo Montalbán è splendido nei panni di Khan e se la gode recitando le sue battute teatralissime (molte riprendono Moby Dick di Melville) mentre tenta di mettere sotto scacco Kirk. Anche il resto del cast fa un ottimo lavoro ed è da segnalare Kirstie Alley che è perfetta come la vulcaniana Saavik.

Le battaglie spaziali tra la Reliant e l’Enterprise, a metà tra un duello tra sottomarini e uno tra galeoni, sono memorabili, complice anche la Mutara nebula che fa da pittoresca cornice al gran finale. La colonna sonora di James Horner è meravigliosa per sottolineare il senso di avventura che caratterizza il film, ma è anche in grado di accompagnare perfettamente i momenti più meditativi e drammatici, che non mancano.

E che dire di una delle scene più indimenticabili dell’intera saga, quella della morte di Spock (Leonard Nimoy)? A dirla tutta, Nimoy non voleva nemmeno esserci nel film e accettò solo a condizione che il suo personaggio morisse. Naturalmente il pubblico dei test screening reagì malissimo alla cosa e il finale fu riscritto per permettere un ritorno del mezzo vulcaniano. Ma nonostante si intuisca che quello di Spock non è che un arrivederci, il momento è comunque toccante (o almeno, io ci piango ogni volta quando dice “I am, and I always shall be, your friend“, cioè Io sono stato, e sarò sempre, suo amico).

E poi le battute memorabili si sprecano, dal “The needs of the many outweigh the needs of the few, or the one” (Le esigenze di molti contano più di quelle di pochi, o di uno solo) fino a Khan che dice a Kirk “Do you know the Klingon proverb which tells us revenge is a dish that is best served cold? It is very cold… in space!” (Conosci l’antico proverbio Klingon che dice: “la vendetta è un piatto che è meglio gustare freddo”? Ed è molto freddo, nello spazio) o che, parafrasando Melville, esclama “I’ll chase him ‘round the Moons of Nibia, and ‘round the Antares Maelstrom, and ‘round perdition’s flames before I give him up!” (Gli darò la caccia fino alle lune della Nibia, e fino ad Antares, e al suo Maelstrom, e fino alle fiamme della perdizione, prima di arrendermi a lui!).

E come non menzionare l’urlo di Kirk Khaaaaaan!” talmente famoso da essere parodiato anche in The Big Bang Theory!? Insomma: una trama solidissima, pieno di momenti e dialoghi memorabili, girato e recitato molto bene, una colonna sonora da paura… Gli ingredienti ci sono tutti perché Star Trek II possa essere considerato un classico! Nonostante molti lo considerino addirittura il migliore della saga, io lo adoro ma per me sta sul terzo gradino del podio. Davanti ci sono due film di cui ancora non ho scritto… ma lo farò! Ciao! 


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25 risposte a "Star Trek II: The Wrath of Khan: recensione del film"

  1. Amo la tua scelta, questo è il mio film preferito della saga, tratto da un episodio splendido, e come dici tu è bello in tutto. Mitico Montalban, che conoscevo da Murder She Wrote e qui è davvero magnifico. Grazie per la bella recensione!

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    1. Montalban davvero indimenticabile, tra voce, mimica e look! E poi sì, davvero per me qui non c’è niente da criticare, ma mi rendo conto di essere poco obiettivo quando parliamo di Star Trek… sono però contento di essere in buona compagnia nell’amore per questo film! :–D

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  2. Eccomi, sono fra quelli che lo considero la punta più alta mai raggiunta dall’intero universo di Star Trek, impossibile anche solo da avvicinare, figuriamoci superare. Sin da ragazzino adoro la “trilogia”, vista “in diretta” man mano che usciva in Italia, ma il secondo è il secondo, non si discute 😛
    La morte di Spock la considero fra le scene più intense della fantascienza al cinema, ma forse è perché sono rimasto “traumatizzato” da ragazzino nel vedere un amico di famiglia che se ne andava. Mitico poi Khan, la cui frase un bel giorno ho deciso di studiare, visto che tutti la citano… attribuendola alle fonti sbagliate!

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    1. La morte di Spock è davvero devastante!!! Lacrime assicurate sempre, e ho visto questo film almeno una dozzina di volte (ma sto minimizzando)!

      Io ho un podio di top 3 tra i primi sei film di Star Trek (ed unici, giusto? :–) e sono tutti molto vicini tra loro ma ce ne sono altri due che addirittura considero meglio di questo, che già per me è un film perfetto. Ma ci arriveremo! :–D

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  3. I vermoni, quell’addio, Kirstie Alley sexy con le orecchie a punta, l’urlo di Kirk, ci sono tanti momenti iconici in questo film, il titolo migliore per fare gli auguri di compleanno al capitano Kirk, un piacere aver diviso questa festa con te e Lucius 😉 Cheers!

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  4. Un classico indimenticabile, quanto mai adatto al compleanno del Capitano, nel quale è praticamente impossibile trovare qualcosa o qualcuno che non funzioni. Tutti, giustamente, ci ricordiamo della straziante morte di Spock (alla quale l’universo fumettistico avrebbe fatto seguire ottime storie, in attesa della sua rinascita) ma la forza dell’ottima sceneggiatura sta anche nel farci sentire il dolore per le morti di personaggi con una manciata di battute a loro disposizione come l’eroico guardiamarina Peter Preston, nipote di Scotty, al suo primo e ultimo viaggio fra le stelle, vittima della furia vendicativa di Khan (“Ammiraglio, ha dato l’ordine?” “Sì, Preston. Velocità Warp”)… fra le cose da ricordare di questo capolavoro, poi, ce n’è una che stranamente sembra sempre passare sotto silenzio, nonostante a un vero fan non dovrebbe certo sfuggire: l’Enterprise, infatti, userà massicciamente i suoi phaser per la prima e UNICA volta nei sei film della saga che la riguardano, e che invece vedranno all’opera i soli siluri fotonici 😉

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    1. I phaser! È vero, hai fatto bene a sottolinearlo! La battaglia spaziale tra l’Enterprise e la Reliant è epica, sono come due galeoni settecenteschi che si affrontano a cannonate, davvero splendida!

      E Preston è il più classico dei red shirt, con il bonus (malus) familiare a rendere la sua morte più triste…

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