Jacob’s Ladder: recensione del film

Nel 1990 Adrian Lyne riuscì a portare a termine un’impresa che molti giudicavano impossibile: girare Jacob’s Ladder (in italiano uscito con l’inspiegabile titolo Allucinazione perversa), film basato su un copione che da anni veniva etichettato come uno dei migliori progetti non finiti di Hollywood ma che nessuno riusciva a sfruttare a dovere. Nonostante un protagonista eccezionale come il grandissimo Tim Robbins, però, il film non ebbe successo al botteghino e rimane quel che si definisce un cult movie vero e proprio.

Dopo averlo visto per la terza volta mi sento pronto a scriverci su due righe sul blog. Parto dalla trama, senza però rivelare troppo. Il film apre su un gruppo di soldati statunitensi in Vietnam, sul delta del Mekong, nel 1971. È un momento di relax, i giovanissimi soldati scherzano tra di loro, in particolare prendono un giro il personaggio di Tim Robbins (chiamato Jacob, da lì il titolo originale del film) per il suo dottorato in filosofia. Poi c’è un attacco nemico e la scena si fa confusionaria, alcuni si sentono male, forse sono usate armi chimiche, ci sono morti, spari, esplosioni…

E Jacob viene ferito gravemente allo stomaco. Taglio. Qualche tempo dopo, metropolitana di New York, Jacob (inquadrato con un Dutch angle che già significa molto) fa il postino, si sveglia in un vagone sporchissimo tappezzato di pubblicità contro l’uso delle droghe, si ferma ad una stazione apparentemente abbandonata e per uscirne rischia seriamente la vita sui binari al passaggio di uno strano treno con personaggi inquietanti che guardano fissi fuori dai finestrini.

Non è che l’inizio di una storia in cui il povero Jacob si troverà spesso a lottare contro la morte, quando per una febbre altissima, quando per un pirata della strada, oppure per un’esplosione. E qui mi fermo con la trama ed entro inevitabilente in territorio spoiler perché parlare di questo film senza farlo è letteralmente impossibile. Ebbene sì, questo è uno di quei film in cui il finale rivela una realtà inaspettata, un po’ come The Usual Suspects (I soliti sospetti, 1995) o The Game (The Game – Nessuna regola, 1997). Quindi guardate il film se non l’avete ancora fatto e poi tornate da queste parti.

Fatto? Ok, allora vado tranquillo. Jacob sta vivendo un incubo, oppure un sogno, in cui sta tentando di fare pace coi suoi demoni interiori. E di demoni ne vediamo davvero seguendolo nella sua storia con Jezzie (Elizabeth Peña), nelle sue relazioni coi vecchi commilitoni (i vari Eriq La Salle, Ving Rhimes, Brian Tarantina…), e nelle sue visite dal chiropratico Louis (Danny Aiello). Ma sono demoni o angeli? Lo stanno torturando o gli stanno togliendo del peso di dosso prima del suo ultimo viaggio?

Già perché il povero Jacob è ancora in Vietnam ed è sotto i ferri, e ce la sta mettendo tutta per non morire… E in questa sua lotta per sopravvivere vive degli istanti di vite future: in una si è lasciato dalla moglie Sarah (Patricia Kalember) e sta con Jezzie, in un’altra continua con la prima, in una suo figlio Gabe (Macaulay Culkin) è morto (addirittura prima della guerra), in un’altra è miracolosamente vivo… Jacob passa dalle sofferenze più atroci ai momenti più felici in un viaggio che lo porta ad accettare il suo destino con serenità. Non che voglia morire, tutt’altro, ma almeno riesce ad andarsene senza pesi sulla coscienza.

E il film ci fa capire che di pesi ne aveva parecchi: il figlio morto in un incidente (forse se fosse stato con lui non sarebbe successo), la sua partecipazione nella guerra (che gli toglierà la voglia di pensare tanto da fare il postino, nonostante i suoi studi), i dubbi sulla sua relazione con la moglie (tanto da immaginarsi con un’altra donna)…Insomma, Jacob’s Ladder è un viaggio nella psiche umana che si rivela infinitamente complicata ed assolutamente non lineare. La psiche di Jacob, in particolare, è ricca di riferimenti biblici tra angeli e demoni, diavoli lussuriosi e personaggi più positivi che cercano la verità su quanto sia accaduto quel giorno in Vietnam.

Ed è così importante scoprire che alla fine tutto ciò che vediamo tranne la battaglia (non a caso l’unica situazione di cui il regista ci dà le coordinate spazio temporali) sia solo immaginato? Toglie forse forza alla denuncia degli orrori della guerra e della sperimentazione di armi chimiche fatte a danno dei propri soldati? No, minimamente, anzi semmai ne rafforza il messaggio pacifista perché quella psiche frammentata di Jacob potrebbe proprio essere il risultato di quegli esperimenti fatti per rendere più aggressivi i soldati.

Ed è questo probabilmente il motivo per cui il film ebbe scarsissimo successo all’uscita: sotto Bush padre, gli Stati Uniti si preparavano all’invasione dell’Iraq, la Prima Guerra del Golfo, non avevano certo voglia di un film così prepotentemente pacifista e antimilitarista in cui il protagonista è un letterato, soldato suo malgrado, che prova a denunciare il governo per le sue malefatte!

Per concludere, personalmente avrei forse chiuso il film prima della scena finale coi dottori che commentano la morte di Jacob. L’immagine di lui che sale le scale con Gabe è così forte e commovente (e spiega già cosa sia successo)! Ma forse Lyne non voleva un finale aperto, voleva mettere bene in chiaro le cose per non lasciare adito ad altre interpretazioni del suo film che andò così tanto contro il pensiero dominante del suo paese nel 1990. Da vedere e rivedere, per quanto mi riguarda, anche per capire che The Silence of the Lambs (Il silenzio degli innocenti, 1990) non fu l’unico film horror di rottura con gli anni Ottanta in cui i film horror di maggiore successo venivano da saghe che ormai erano le ombre di sé stesse. Ciao! 


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32 risposte a "Jacob’s Ladder: recensione del film"

  1. Bellissima recensione, per un film che vedevo a ripetizione dopo averlo registrato dal passaggio in tv (da qualche parte ci sono ancora i titoli di coda…). Poi però ho smesso di vederlo. Dallo stupore per gli effetti speciali e la strizza per le immagini oniriche, sono passata ad una sensazione di tristezza che permane a lungo anche dopo la visione.
    E che meriti almeno una visione è indubbio e sacrosanto.
    Ancora complimenti.

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    1. Grazie mille per i complimenti, troppo buona! :–)

      È davvero un film triste, non potrebbe essere altrimenti con le tematiche che affronta… Ma quindi arriverà presto su Il Zinefilo una serie di schermate con scritto Allucinazione perversa? :–D

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      1. Mi piacerebbe poterti rispondere di sì, ma a parte il fatto che ancora non digitalizzo la cassetta dov’era registrato questo film, ma poi sono pressoché certa che appunto causa sovrascrittura (per eccesso di tristezza…) siano rimasti solo i titoli di coda. Quindi, buoni per un’eventuale archiviazione del film, ma non buoni per il Zinefilo.
        A meno che a Lucius non riesca la magia e trovi anche i titoli di testa, cosa che non mi sorprenderebbe affatto 😉

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      1. Ah vedi: quindi ricordavo bene (quando ancora scattavo foto alla tv: che tempi raga’… parole come Covid e DAD – o videoschifizzzioni come le chiama mio figlio – ancora non esistevano, non riesco quasi a capacitarmi), e allora so anche in quale cassetta sono, ci siamo quasi ormai…
        Se c’è chi può ricreare l’intero film, io scommetto su di te ad occhi chiusi!

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      2. Spero Simon non consideri troppo fuori tema quanto sto per dire, ma sappi che la tua versione da Italia1 di “Nightmare 7” è una chicca, perché viene tagliata di netto una lunga scena truculenta (peraltro l’unica decente dell’intero film!) e sto lavorando ad un video-confronto con le varie versioni del film: una videoschifizzzione! 😀

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      3. Io adoro questi fuori tema (da pronunciare come la famosa “Io li odio i nazisti dell’Illinois”)! :–)

        Nightmare 7 ce l’ho lì in Bluray che mi aspetta, prima o poi ci arrivo (ma devo guardarmente 5 prima di quello)!

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      4. Sarei curioso di avere la conferma di quanto è sicuro al 90%, cioè che quella scena è tagliata anche nelle edizioni digitali italiane (DVD e Blu-ray), ma per conferma dovrei chiederti di vedere una scena di un film che non hai ancora visto, e non me la sento 😛

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      5. Comunque in Italia si fa prima a creare acronimi che a fare qualunque altra cosa: DAD… in Spagna non esiste niente del genere! O meglio, si fa pure qui (ma molto meno, a dir la verità), ma non hanno inventato un acronimo per definirla. :–)

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      6. È perche “Didattica A Distanza” è troppo lungo, e “video-lezioni” suona troppo italiano e non fa figo, e quindi DAD (hai visto mai che poi tutti capiscono quello di cui si sta parlando…) ma “video-schifizzzioni” posso assicurare che rende di più l’idea.

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      7. Posso capire la censura di Italia1, la scena è molto forte e passata in prima serata rischiava seriamente di far imbestialire parecchi genitori, ma perché poi al momento di fare il DVD non hanno preso il doppiaggio italiano originale? Boh…

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      1. Lo è di certo! E, come non manco mai di dire ogni volta che se ne parla, è anche una versione aggiornata e disseminata di orrori subliminali del racconto breve “Accadde al ponte di Owl Creek” di Ambrose Bierce (non a caso, ben conosciuto e apprezzato sia Lyne che dallo sceneggiatore Bruce Joel Rubin)… se l’hai letto sai di cosa parlo 😉
        P.S. Sempre riguardo ad “Accadde al ponte di Owl Creek” (e sempre nel caso tu conosca già lo scritto di Bierce, altrimenti occhio che si spoilera):
        https://it.wikipedia.org/wiki/Un_avvenimento_sul_ponte_di_Owl_Creek

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      2. Il racconto che cita Giuseppe l’ho conosciuto intorno al 1990, nell’antologia mondadoriana “Al cinema col mostro”, contenente classici della narrativa horror da cui erano stati tratti film. Non ho mai visto quello legato ad Owl Creek, ma la potenza del racconto mi ha sbaragliato, facendomi conoscere quel Maestro incontrastato di Bierce. Porterei fiori sulla tua tomba, Ambrose, se qualcuno sapesse dove sei andato a morire…

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  2. Negli ultimi trent’anni l’ho rivisto una volta sola, ma lo porto sempre con me. E’ un film che mi colpì profondamente, credo addirittura di non averlo capito all’epoca, ma la forza delle sue immagini e delle sue invenzioni visive mi è entrata sottopelle ed è ancora lì. Un film davvero potente come pochi.

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    1. Per me invece è stato un po’ il percorso contrario, l’ho apprezzato di più ad ogni visione successiva! Grandissimo film per davvero, potente, con un messaggio super intelligente, ben fatto, ben costruito, con un cast eccezionale, una fotografia che ti fa entrare l’umido addosso… bello come pochi!

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