Erik the Viking: recensione del film

Terminata l’avventura coi Monty Python all’inizio degli anni Ottanta, Terry Jones non se ne stette certo con le mani in mano e firmó niente meno che Labyrinth nel 1986. Tre anni dopo decise di continuare sul fantasy con uno dei suoi film più bistrattati: Erik the Viking (Erik il vichingo per l’Italia, anche se a occhio ricevette una distribuzione decisamente striminzita).

Cos’è, quindi, Erik the Viking? È una storia ben radicata nella mitologia nordica raccontata con un certo rispetto di quel folklore e, in ugual misura, con il tipico senso dell’umorismo irriverente pythonesco.

Ecco un accenno di trama. Erik (Tim Robbins), stanco di saccheggiare villaggi ed uccidere nemici senza motivo, decide di porre fine al Ragnarok, l’era buia in cui su Midgard non brilla il sole e gli uomini sono condannati ad uccidersi l’uno con l’altro per sempre. Viene a conoscenza di un modo per farlo grazie alla strega Freya (Eartha Kitt) raduna un manipolo di eroi e, praticamente contro il volere di tutti gli altri (compreso il padre interpretato da Mickey Rooney), attraversa l’oceano per trovare la mitica terra di Hy-Brasil alla ricerca del corno con cui risvegliare gli déi.

Posso capire che il film non sia stato un grande successo. Da una parte, la storia in sé è decisamente avvincente e, pur se classica, non è affatto banale. Dall’altra, sono molti i momenti in cui Jones dimostra di non prendersi affatto sul serio inserendo sketch comici e personaggi improbabili dove apparentemente sembrano meno opportuni.

Eppure… Non so spiegare bene perché, ma il tono del film mi ha conquistato. Erik è sempre serissimo, nonostante intorno a lui capitino le cose più assurde come il diventare invisibile al padre della bella Aud (Imogen Stubbs) interpretato proprio da Terry Jones (a dirla tutta, questo sketch ricorda un po’ i cristiani che si nascondono dalle guardie romane in Life of Brian, Brian di Nazareth, 1979).

Gli altri personaggi o sono totalmente sopra le righe, come il sanguinario Halfdan (John Cleese) e il suo razzistissimo intendente interpretato da Tsutomu Sekime, o sono caratterizzati almeno da alcuni tratti esasperstissimi come la furia berserk di Sven e suo padre (Tim McInnerny e Charles McKeown) o l’arte del sotterfugio di Loki (Antony Sher).

Eppure farei un’ingiustizia a questo film se mi limitasse a descriverne da una parte la sua perfetta trama fantasy con tanto di draghi, Valhalla e confini del mondo, e dall’altra il senso dell’umorismo senza freni. Ho avuto l’impressione, infatti, che qualcosa di più profondo si celi in questo prodotto. Sarà che considero Terry Jones uno dei geni del XX secolo, senza timore di esagerare, ma sono quasi certo che molti degli elementi del film celino metafore più o meno riuscite.

È casualità che nel regno di Hy-Brasil, dove la violenza non è permessa, siano tutti una massa di deficienti convinti di fare bella musica e che siano incapaci di riconoscere l’inondazione mentre stanno letteralmente affogando? E che dire dell’altrettanto estremo regno di Midgard, con la sua violenza insensata e la vita che non vale assolutamente nulla? Credo che uno dei messaggi di fondo del film sia, ed è un classico del fantasy, che c’è bisogno sia della pace che della violenza, che la nostra natura di esseri umani non può fare a meno di essere sfaccettata, senza negare completamente il suo lato oscuro.

Mi ha particolarmente intrigato il personaggio del missionario cristiano Harald (Freddie Jones) che sembra vivere in un mondo differente da quello dei vichinghi che accompagna. Incapace di vedere gli elementi della loro mitologia, è l’unico con cui, invece, funziona il ridicolo mantello dell’invisibilità di Aud. E poi che pensare della soluzione finale della missione di Erik ad Asgard, o degli dèi bambini che lasciano totale libertà di azione agli umani responsabili dei propri destini… Insomma, Erik il vichingo fa ridere, è un gran bel film fantasy (sullo stile di Time Bandits di Gilliam, I banditi del tempo, 1981, per restare in area Monty Python), ha un cast e delle scenografie eccellenti nonostante il budget modesto, e offre anche qualche spunto su cui pensare. Da vedere più volte per apprezzarlo a pieno, ciao! 


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9 risposte a "Erik the Viking: recensione del film"

      1. L’ho rivisto ieri sera. Sembrano passati eoni. È stato strano rivedere alcune scene che credevo di aver rimosso (tipo l’organizzazione dei posti a sedere sulla nave vichinga) ma che mi piacevano tantissimo. Comunque nonostante i mezzi limitati è ancora molto divertente e forse funziona meglio oggi che allora, visto che ha alcuni spunti davvero validi (gli dèi bambini, il ragnarok causato dagli uomini, la realtà che diventa relativa in base alla religione di appartenenza). Sarebbe un bel candidato a un remake.

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      2. Hai certamente ragione! Tante idee valide ma forse un po’ datato per un pubblico odierno, se ne venisse fatto un remake “a modo” potrebbe uscirne un prodotto interessante. Poi oggi vanno tanto di moda Thor, Loki e compagnia bella! :–)

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  1. È passato veramente molto tempo dall’ultima volta che ho visto questo film. Sapevo che era stato criticato ma diciamo che concordo con te quando dici che erano critiche un pò troppo severe. Non è un film perfetto, a volte ha i suoi difetti proprio nell’unire la serietà del protagonista con le situazioni sopra le righe. Però rimane a mio avviso un ottimo film, un ottimo film molto divertente.

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  2. Sarà che anch’io considero il mai abbastanza compianto Terry Jones uno dei geni del XX secolo, comprendendo ovviamente i restanti Monty Python (anni fa, assieme a molti altri fan pigiati come sardine, ebbi pure l’onore di vedere Terry Gilliam dal vivo), ma sono assolutamente d’accordo su quanto e come Erik the Viking sappia conquistarti, grazie a quella brillante commistione tra serio e faceto messa in scena da Jones con degli ottimi interpreti a disposizione… commistione, purtroppo, all’epoca non apprezzata quanto avrebbe dovuto. Personalmente, poi, non credo ci siano metafore meno riuscite all’interno del film ma, semmai, metafore semplicemente meno immediate di altre che richiedono più di una visione per essere colte appieno 😉

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    1. Grande Terry! Un altro i cui film vanno guardati e riguardati per capire a pieno tutte le idee brillanti che c’ha infilato!

      Sulla conclusione del tuo commento ti do pienamente ragione: se c’è qualcosa che non ho capito lo prendo umilmente come un segno di dover riguardare il film, non come critica dell’operato di Jones che per me è in quell’olimpo di artisti geniali nostri contemporanei (o quasi) inseme ai vari Alan Moore, Terry Pratchett, Kubrick, Carpenter…

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