La Bonne Épouse: recensione del film

La Bonne Épouse (La buona sposa, la traduzione letterale all’italiano, mentre il titolo internazionale è How to Be a Good Wife) è un film francese del 2020 scritto e diretto da Martin Provost. È stato l’ultimo film che ho visto al cinema prima della chiusura per la terza ondata del Covid-19 in Spagna, ma a parte questo non credo che serberò un ricordo particolarmente vivido di questo film.

La trama in due parole: Francia, 1967. La rivoluzione sessuale e culturale del maggio del 1968 si avvicina e travolge la piccola scuola di educazione domestica (non saprei come altro tradurre école ménagère) diretta da Paulette Van Der Beck (Juliette Binoche), suor Marie Thérèse (Noémie Lvovsky) e Gilberte (Yolanda Moreau), sorella del marito di Paulette (François Berléand).

Che dire di questo film? L’impressione che mi ha dato è di una sceneggiatura che non sapeva che direzione prendere. All’inizio sembra di trovarsi di fronte ad un film che in maniera seria, o almeno seriosa, voglia presentare la lotta di alcune ragazzine che si ribellano contro la ferrea e sessista educazione impartita nella scuola. Ci sono la disinibita Fuchs (Marie Zabukovec), la lesbica Des-deux-Ponts (Annamaria Vartolomei), l’impacciata Ziegler (Lily Taieb)…

Poi però questa strada viene abbandonata e Paulette diventa il centro dell’attenzione con il suo repentino cambio di personalità dovuto, forse, all’incontro con il suo vero grande amore Grunvald (Eduard Baer). Ciò che accade al personaggio della Binoche è certamente sorprendente e il film non fa molto né per spiegarlo né per farlo accettare dallo spettatore.

Infine, probabilmente per una totale assenza di idee su come poter chiudere la storia, o le storie, ecco la trasformazione in musical in cui nessun personaggio ha più un senso. Addirittura la suora si fa portatrice di valori femministi e progressisti.

Tutto questo calderone di idee mescolate a casaccio va digerito guardando un film di quasi due ore che non trova mai un tono: a volte commedia (che non fa ridere, il personaggio di Gilberte è particolarmente imbarazzante), a volte dramma (quando Grunvald dice che preferisce morire al vivere senza il suo amore), a volte storia di crescita personale adolescenziale, a volte con un messaggio politico (pur se decisamente fuori tempo massimo), a volte ricostruzione storica degli anni Sessanta

Insomma, un delirio. Le scene comiche poi sono proprio mal riuscite, in special modo quelle del reportage televisivo che sono troppo lunghe e hanno un taglio moderno che è completamente fuori contesto. Infine, la recitazione sopra le righe della maggior parte degli attori non aiuta a prendere sul serio nemmeno le parti del film che, probabilmente, andrebbero prese sul serio.

Per concludere, per me un fallimento su tutta la linea. E non posso esprimere con delle semplici parole quanto il finale sia orrendo. Non ci potevo quasi credere. Però Juliette Binoche è davvero una bella donna, questo sì! E la ricetta dello strudel è molto appetitosa. Ciao! 


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3 risposte a "La Bonne Épouse: recensione del film"

  1. parlando di taglio moderno imbarazzante, ieri pomeriggio mi sono guardato il Robin Hood di Taron Egerton… imbarazzante come storia e creazione del mondo -_-
    il peggiore RH che abbia mai visto, era tipo cyberpunk ma con le istituzioni medievali e senza tecnologia

    "Mi piace"

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