Martin Eden: recensione del film

Martin Eden è un film italo-francese del 2019 scritto e diretto da Pietro Marcello basato sull’omonimo romanzo di Jack London del 1909. Ne è una trasposizione cinematografica abbastanza fedele, salvo che invece di essere ambientato nella California dell’Ottocento, la storia si sviluppa nella Campania del Novecento. Detta così sembra una cosa assurda, ma sono molte le caratteristiche della trama che ben si prestavano ad un cambio simile come il mestiere di marinaio del protagonista o il fermento politico con sindacati e idee socialiste ad accendere gli animi dei lavoratori.

La trama in due parole è la seguente: Martin Eden (Luca Marinelli) è un marinaio di origini umili che per amore della ricca Elena Orsini (Jessica Cressy) si mette in testa di diventare uno scrittore. Dopo molti sacrifici, ottiene un grande successo ma non la felicità, e disgustato dalla vita se la toglie affogandosi nel mare.

Pur cambiando alcuni dettagli qua e là, il film segue da vicino il romanzo di London, tanto che secondo me alcune sue parti soffrono un po’ e il tutto avrebbe potuto funzionare meglio se si fosse allontanato dalla storia originale. Per esempio, il non meglio specificato salto temporale che porta al trovare Martin ricco e sposato con Margherita (Denise Sardisco) non mi è parso una scelta felice, e di conseguenza una scena come quella del ritorno di Elena a dichiarare il suo amore sembra quasi priva di senso all’interno della storia.

Invece credo che se il film fosse stato più esplicito sul lato politico della vicenda si sarebbero potute capire meglio le motivazioni sia del protagonista che del suo mentore Russ Brissenden (Carlo Cecchi). Per esempio, quando quest’ultimo esorta Martin a prendere la parola durante una manifestazione socialista, il gesto sembra uscire dal nulla, non c’è nessuna costruzione antecedente che giustifichi una tale azione da parte dei due.

D’altro canto, ho trovato azzeccatissime almeno due scene chiaramente adattate al contesto italiano. La prima: l’esame di quinta elementare in cui le maestre non riconoscono la conoscenza di Martin che esula dal saper recitare a memoria i nomi dei sette re di Roma. La seconda è invece la cena in cui Martin sostiene che le famiglie cosiddette liberali italiane sono in realtà tutt’altro che liberali visto che usano le leggi per proteggere le loro posizioni di potere. Basti pensare a come gli Agnelli e i Benetton abbiano accumulato le proprie fortune…

Azzeccatissimo anche l’attore protagonista, un Luca Marinelli davvero bravo che porta sulle spalle il peso dell’intera opera dall’inizio alla fine riuscendo sempre ad essere pienamente convincente. Ottima anche la scelta di girare tutto su pellicola 16 mm (super): il risultato sono delle immagini bellissime e sgranate che ben si sposano con le molte inserzioni di spezzoni di filmati d’epoca che un po’ servono a collocare temporalmente la vicenda e un po’ servono invece a suggerire i temi di alcune scene (come il naufragio del veliero che precede la morte di Brissenden).

Non posso però fare a meno di notare che lo sviluppo temporale della trama sia per me un punto dolente del film: forse per scelta dell’autore, non si capisce mai l’anno esatto in cui accadono le cose. Sembra quasi che Marcello volesse trattare dell’intero Novecento ambientando scene nel secondo dopo guerra, durante il fascismo, e in un periodo più moderno, nonostante la storia di Martin sembri svilupparsi nel giro di pochi anni soltanto. Il risultato, più che ispirato, mi è sembrato confuso.

Nonostante questo, ci sono molte cose che mi spingono a consigliare la visione di questo ambizioso film italiano che non perde tempo a collezionare immagini da cartolina di Napoli e si concentra invece su una storia dura e popolata da personaggi tutt’altro che bidimensionali. Forse, tra tutti, è soltanto Maria (Carmen Pommella) ad emergere come personaggio buono al 100%, mentre tutti gli altri vivono tra luci ed ombre tanto da trasmettere una sensazione di scomodità, di inquietudine alla fine del film. E se è capace di provocare emozioni del genere, significa che qualcosa di buono Martin Eden lo fa. Ciao! 


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8 risposte a "Martin Eden: recensione del film"

  1. Concordo sulla bravura di Marinelli e sul fatto che Napoli non è per una volta un’ambientazione folkloristica e stereotipata. Il film però nel complesso mi ha lasciato interdetto. Senza dubbio un prodotto curato, ma alla fine mi ha lasciato un “meh”. Probabilmente non avendo letto il romanzo da cui è tratto, non ho compreso alcuni passaggi della trama e tratti del personaggio. In conclusione non è un film al quale darei una seconda possibilità con una seconda visione.

    "Mi piace"

    1. Ti dirò, più tempo passa e più la penso come te. Ora come ora non ho proprio voglia di rivederlo, forse il mio giudizio a caldo è più positivo di quello che darei ora a freddo!

      Nemmeno io ho letto il romanzo, purtroppo…

      Piace a 1 persona

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