They Live: recensione del film

16 gennaio 2021John Carpenter compie 73 anni. Ed ecco che vengonofuoridallefottutepareti lo festeggia con un’umile recensione di They Live (Essi vivono), insieme a Cassidy de La bara volante che ci parla della musica del Maestro e a Lucius de Il Zinefilo che riscopre i titoli italiani de La cosa.

Essi vivono (titolo ben tradotto dall’originale They Live) è un film del 1988 diretto da John Carpenter. È un film pieno di rabbia del regista che era stato buttato fuori dalla Hollywood che conta per la seconda volta in pochi anni e anche stavolta senza nessun motivo plausibile. Se la prima volta era stato accusato di essere un pervertito per quel capolavoro assoluto di The Thing (La cosa, 1982), stavolta le grandi case di produzione lo avevano scaricato dopo Big Trouble in Little China (Grosso guaio a Chinatown, 1986), un film così avanti che non lo capì nessuno ma che poi moltissimi copiarono e copiano tuttora con ben altre fortune. 

They Live è quindi un film a basso budget in cui Carpenter riversò tutta la sua amarezza col suo solito tono ironico ma anche deliziosamente satirico. Stavolta si buttò contro il capitalismo sfrenato degli anni Ottanta e gli yuppies, come ha dichiarato in più e più interviste. La scusa? Adattare per il grande schermo una breve storia di Ray Nelson del 1963 intitolata Eight O’Clock in the Morning apparsa nel 1986 in una versione a fumetti (firmata da Billy Wray) intitolata Nada, che guarda caso è proprio il nome del protagonista del film di Carpenter. E quindi ecco che il regista non solo si toglie lo sfizio di attaccare quello che non gli piaceva degli Stati Uniti, ma omaggia pure la fantascienza classica del dopoguerra che tanto adorava! 

Ma partiamo dalla trama. Nada (Roddy Piper, un wrestler – una delle grandi passioni di Carpenter è sempre stata il wrestling) è un senza fissa dimora che arriva a Los Angeles e per sbarcare il lunario si fa assumere come muratore in un cantiere. Fa amicizia con Frank (Keith David) che lo porta ad una baraccopoli dove dormire e trovare dei pasti caldi. Lì Nada scopre che il leader della comunità, Gilbert (Peter Jason), fa parte di un’organizzazione segreta che ha scoperto che degli esseri extraterrestri hanno infiltrato la popolazione umana e la controllano totalmente. Quando entrerà in possesso di un paio di speciali occhiali da sole si renderà conto di quanto sia vero: in giro per la città, vedrà molti alieni con le loro vere sembianze scheletriche e soprattutto leggerà chiaramente i messaggi subliminali con cui questi ultimi controllano i terrestri… 

Che dire di They Live, che è praticamente la definizione stessa di cult movie? La trovata del mondo in bianco e nero (reso con splendidi matte painting perfetti dato il basso budget) disseminato di messaggi subliminali come Obey (Obbedisci), Respect the authority (Rispetta le autorità), Watch TV (Guarda la TV), Consume (Consuma), Marry and Reproduce (Sposati e procrea) e la scritta sulle banconote I Am Your God (Io sono il tuo Dio) è un colpo di genio incredibile che ha reso istantaneamente immortale il film. 

La lotta tra Roddy Piper e Keith David di oltre cinque minuti è anch’essa memorabile e da ammirare in ogni suo momento. I due attori prepararono la scena per due settimane coreografandola alla perfezione, e solo un professionista come Piper avrebbe potuto portare a casa un risultato così eccellente. E a proposito di cose memorabili: “I’ve come here to chew bubblegum and to kick asses, and I’m all out of bubblegum” (Sono venuto qui per masticare gomme e spaccare culi. E ho finito le gomme) è una frase che si ritrova in posti più impensabili e Carpenter la prese da un taccuino scritto da Roddy Piper che conteneva frasi che usava nei combattimenti di wrestling. Quella gli piacque tanto che volle usarla nel film! 

E poi i temi del cinema di Carpenter si ritrovano tutti in questo film così politico in cui le autorità sono al servizio degli alieni e pestano i lavoratori e i più poveri: più esplicito di così non poteva essere! Si parla di cambio climatico e di risorse naturali che vengono sprecate dagli alieni, ma naturalmente siamo noi stessi schiavi del capitalismo che stiamo facendo tutti questi danni in nome del denaro e del potere… C’è pure la solita bella donna con gli occhi chiari, Meg Foster, e il finale che non rivelerò è un dolce amaro pieno di umorismo 100% Carpenter.

Insomma, un film incredibile e imperdibile, unico nel suo genere, che mescola amore per il cinema, satira, azione di prima qualità, una regia sopraffina che produce immagini e scene meravigliose nonostante il basso budget, e una colonna sonora molto blues naturalmente firmata dal solito John Carpenter. Non potrei consigliarlo con più passione, ciao! 


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31 risposte a "They Live: recensione del film"

  1. Non finiremo mai di ringraziare il Maestro per questo capolavoro!
    La mia riflessione in questi bui, dove il messaggio di Carpenter è attuale più che mai, è che ci sono persone che sarebbero sollevate nello scoprire che non devono decidere più nulla, lasciando fare tutto agli alieni.
    I complimenti per la recensione sono scontati 😉, e gli auguri al Maestro d’obbligo!

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  2. Lo noleggiai nei primi Novanta in videoteca e onestamente non ne ho avuto una grande impressione, mi piaceva la storia ma non tanto l’esecuzione, forse perché avevo appena scoperto gli altri cult del Maestro e volevo qualcosa di più simile a quelli. Avrei avuto modo di scoprire Roddy Piper nel cinema di cassetta dei Novanta e di imparare ad apprezzare il Maestro. Auguri, John, che ci hai portati tutti via da New York ^_^

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  3. Un impianto da b-movie per una delle più clamorose invettive fatte da un regista contro il governo del proprio Paese, ogni dettaglio di questo film è leggendario, tanti auguri al Maestro! Come sempre poi gran post e grazie per la citazione 😉 Cheers

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      1. Non è un problema nemmeno per me, e continua a non esserlo ogni volta che mi rivedo questo capolavoro “subliminale” del Maestro (dove un’invasione aliena non ha bisogno di effetti roboanti per essere più minacciosa) 😉

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  4. Capolavoro! An excellent example where, even when there’s no budget, it’s the ideas that count. Even the long wrestling scene can be read from the political perspective, of the struggle to open the eyes of the working class to its exploitation.

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    1. I guess you’re right, and I love your interpretation, but I would bet that at least some part of John’s brain simply liked the idea of having one of his idols wrestle in his movie for as long as possible! X–D

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  5. Pingback: Essi Vivono

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