Nieva en Benidorm: recensione del film

Nieva en Benidorm (letteralmente Nevica a Benidorm) è un film del 2020 scritto e diretto da Isabel Coixet. È il primo film che ho visto in un cinema dopo la seconda onda di Covid-19 di novembre 2020, che gioia tornare in sala! Ma partiamo dalla trama.

Peter (Timothy Spall) è un grigio signore inglese con il meteo come unico hobby. Appena (pre)pensionato, decide di andare a trovare il fratello Daniel a 12 anni dal loro ultimo incontro a Benidorm, nel sud della Spagna. Una volta lì non lo incontrerà, ma farà conoscenza con la perturbante Alex (Sarita Choudhury) che cambierà il suo modo di vivere la vita.

Nieva en Benidorm è secondo me un film riuscito a metà. La metà più importante, quella della trama principale con la poetica storia tra Peter e Alex, funziona benissimo. Timothy Spall è molto bravo, non c’è nemmeno bisogno di dirlo (io lo adoro anche negli Harry Potter!), e la Choudhury non solo ha il perfetto phisique du role per interpretare il suo personaggio di donna forte e bella ma decadente, ma recita anche alla perfezione.

C’è molta poesia nel rapporto tra i due che si trovano insieme per caso e per motivi altrettanto casuali scoprono di piacersi in maniera sorprendente. Lo dice tutto un dialogo tra Peter e la poliziotta interpretata da Carmen Machi: ci sono persone che vivono vite intere chiuse in sé stesse e finché non si aprono non si rendono conto della bellezza che portano dentro. È anche un dialogo divertente in cui lei parla citando poesie di Sylvia Plath e Peter pensa di cogliere una citazione nell’unica frase che non è un virgolettato (ma effettivamente potrebbe sembrare una famosa frase che Doyle fa dire a Sherlock Holmes in più di una sua avventura). Peter, grazie ad Alex, cambia il suo modo di vedere le cose e rapportarsi con gli altri: si apre al sole di Benidorm come un fiore che a Manchester era rimasto chiuso per tutta una vita.

E fin qui tutto bene. Ciò che secondo me non funziona è tutto il resto… Molti personaggi esistono senza uno scopo e si trovano in scene senza né capo né coda. Basta pensare al macellaio (Pedro Casablanc) che forse doveva suonare tarantiniano coi suoi aneddoti non richiesti ma suona semplicemente di troppo, o la stessa poliziotta che potrebbe tranquillamente essere tolta dal film senza che se ne senta la mancanza (salvo il dialogo menzionato sopra su ciò che accade al protagonista).

Inoltre, la parte di trama che vorrebbe essere misteriosa, quasi thriller, non è per niente accattivante (non è The Third Man, Il terzo uomo, 1949, ecco). Infine, le immagini da cartolina di Benidorm dopo un po’ stufano, anche perché il posto è lungi dall’essere un posto paradisiaco! La splendida Costa Blanca fu rovinata dall’abusivismo edilizio degli anni Settanta e Ottanta e tutti quei grattacieli possono giusto piacere ad inglese attempati in cerca di un posto caldo dove godersi la pensione e giocare a golf.

Che dire quindi di questo film? Con mezz’ora in meno, e tagliando anche un paio di personaggi, secondo me avrebbe funzionato meglio. La storia principale più l’ambiente surreale di Benidorm (nei suoi night club come sulla spiaggia) erano più che sufficienti per fare un film degno di essere visto, senza tutte le complicazioni thriller mal riuscite. In ogni caso, non mi pento certo di averlo visto e spero che tanti altri lo facciano così da dare respiro ai poveri cinema per cui questa pandemia è stata (ed è ancora) un colpo tremendo… Ciao! 


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