The Family Man: recensione del film

mv5bmtm4njq4njy0ov5bml5banbnxkftztcwodewmtgznq4040._v1_sy1000_cr0014861000_al_-1Buon Natale 2020, oggi è vigilia! Il peggior Natale della storia dei Natali, purtroppo… ma questo non mi impedisce di festeggiarlo su vengonofuoridallefottutepareti con la recensione di un bel (quanto bello lo vedremo) film natalizio, esattamente come Cassidy su La bara volante che ha scritto di Mamma ho perso l’aereo! Io invece vi parlo di…

The Family Man è un film uscito nel 2000 diretto da Brett Ratner. La prima scena in aeroporto sembra indicare il tono ironico e satirico del film, visto che nessun dialogo tra due innamorati, in questo caso Jack (Nicolas Cage) e Kate (Téa Leoni), potrebbe suonare in quel modo in un film serio. Subito dopo, ecco Nicolas Cage che canta La donna è mobile: impagabile. E il portiere del palazzo che lo saluta come fosse uno dei vicini di Truman in The Truman Show (1998) non fa che confermare questa sensazione: siamo di fronte ad una parodia, naturalmente! Anche la musica natalizia e i simboli religiosi in giro per la città (come un’enorme croce di luci di finestre in un palazzo di Manhattan) non si possono prendere sul serio… Oppure sì?

La trama. Jack è un imprenditore di successo e senza scrupoli che lavora pure a Natale. È anche un donnaiolo impenitente. La vigilia di Natale del 2000 gli arriva un messaggio della sua ex Kate, a tredici anni dal loro ultimo incontro: vuole vederlo. Ma poi (grazie al personaggio di Don Cheadle) ecco la vita alternativa di Jack in cui non è ricco e ha due figli proprio con Kate! E questo finalmente dà il via libera all’overacting di Cage che quasi impazzisce per aver perso la sua vita da riccone e don Giovanni e si trova intrappolato in una vita di una famiglia medio borghese statunitense.

Insomma, diciamola tutta: questa è la classica commedia natalizia in cui una persona orribile capisce di essere orribile, si pente e diventa migliore. Questo lo si capisce ben prima di metà film, ma bisogna comunque sopravvivere ad una scena più cringe (imbarazzante) dell’altra prima di arrivare al finale.

Jack non riconosce gli amici, Jack delude Kate duecento volte (ma lei sembra avere un bottone di reset dopo ogni volta perché riparte sempre come non fosse successo niente), Jack si lamenta di essere povero… Mezz’ora in meno non avrebbe fatto male a questo film, perché due ore son proprio tante.

Fortunatamente c’è Nicolas Cage che intrattiene a dovere urlando e muovendosi in maniera inconsunta. Questo non cambia il fatto che io abbia trovato il tutto alquanto urticante. Come sempre la famiglia statunitense perfetta è quella in cui i genitori lavorano, hanno due figli, il cane, fanno i barbecue con gli amici… Uff…

E poi tutte le commedie romantiche devono finire con la stessa scena? Lui che corre alla ricerca di lei, la trova proprio prima che se ne vada per sempre, le dichiara il suo amore infinito e la convince a vivere insieme per sempre felici e contenti? Davvero? Ma agli sceneggiatori di Hollywood non viene a noia questo cliché? Certo, qui è Cage a dire le solite frasi di sempre, ma… sono comunque le solite frasi di sempre! Che noia!!! E te mi fai essere una persona migliore, e io scelgo noi, e ti amo…

Insomma, se non fosse per Nicolas Cage e la presenza di un Saul Rubinek che ricorderò sempre come un cattivissimo antagonista in un episodio della terza stagione di Star Trek: The Next Generation (The Most Toys), direi che è un film assolutamente evitabile… Ciao!


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18 risposte a "The Family Man: recensione del film"

  1. Il “ricomincio dal canto di Natale” di Nicolas Cage, per citare due classici solo che invece di Bill Murray (che con “S. O. S fantasmi” li ha recitati tutti) troviamo il grande Nick, potrebbe bastare, a me di solito basta 😉 Tanti auguri! Cheers

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  2. Nutrivo ancora qualche speranze nel “cinema di serie A”, quando è uscito questo film: bravi attori, una storia di buoni sentimenti, cosa può andare storto? Quanto l’ho disprezzato, non ricordo neanche se sono arrivato fino in fondo!
    Lo considero il film dell’anti-Natale 😀
    Augurissimi e mangia tanti panettoni ^_^

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    1. È talmente brutto e scontato che all’inizio faticavo a credere ai miei occhi. Poi ho cominciato a ridere con Nicolás Cage e almeno sono riuscito ad arrivare al finale! :–D

      Tanti auguri e panettoni anche per te!!

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    1. Verissimo, anche perché il grande pubblico quando va a vedere una commedia vuole solo farsi due risate (e quindi giustifica l’esistenza di valanghe di cinepanettoni tutti uguali) e nelle commedie romantiche vuole solo commuoversi un po’ (e quindi anche lì ecco sempre la stessa storia che si ripete).
      Però, per dire, anche Manhattan di Woody Allen si chiude con quella scena lì (lui che corre da lei per dichiarare il suo amore), ma quello è un signor film!

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  3. Un mio ex-collega ripeteva sempre che Nicholas Cage gli piaceva un sacco perché ogni film in cui compariva, pur non arrivando mai ad essere un capolavoro, non riusciva ad essere mai completamente brutto. Forse aveva ragione?

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    1. Diciamo che almeno hanno un elemento di interesse in Cage stesso, che è larger than life, come direbbero gli inglesi. Quindi direi che sono d’accordo col tuo collega, e comunque non vuol dire che valga la pena vedere ogni film con lui (Cage, non il collega), naturalmente! :–)

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