The Assignment: recensione del film

Nemesi (il titolo italiano è davvero incredibile se si pensa che l’originale è The Assignment, cioè Il compito) è un film del 2016 con Michelle Rodríguez e Sigourney Weaver, per la regia di Walter Hill. Se vi sembra poco, il tema musicale del film l’ha composto Giorgio Moroder. Dati i nomi in ballo (io, senza sapere nulla del film, me lo sono comprato in Bluray proprio per quei nomi!) se non l’avete già visto probabilmente ora state fremendo pensando di esservi persi un filmone. Ecco… No, non esattamente.

La trama è tra le più semplici del mondo: è una storia di vendetta, né più né meno. Però è raccontata in un modo poco lineare e ha delle forzature gigantesche che proprio non sono riuscito a capire e che non mi hanno fatto apprezzare più di tanto questo film, pur se girato da uno dei registi che più mi piacciono…

Ed eccola questa trama, brevemente: Frank Knight (Michelle Rodríguez nei panni di un uomo con tanto di barba e peli sul petto) è un assassino su commissione. Un giorno viene pagato per uccidere il ricco Sebastian (Adrian Hough) ma la di lui sorella (Sigourney Weaver) non la prende benissimo. Per vendicarsi, essendo una chirurga, decide di cambiare il sesso di Frank (trasformandolo in quella gran bella donna di Michelle Rodríguez) e di lasciarlo libero (o libera, a quel punto). Frank, appena si riprende, fa fuori tutti i responsabili fino ad arrivare a fronteggiare la chirurga.

La storia è raccontata in flashback da quest’ultima interrogata da uno psichiatra (Tony Shalhoub) e anche da un video diario di Frank donna. Ci sono un sacco di date e luoghi che vengono scritti sullo schermo ma sono dettagli inutili. Il succo è che per 85 dei 95 minuti di film guardiamo due persone che parlano sedute su delle sedie. Non il massimo, in un film d’azione.

Ma, direte voi, questo è un noir, non un action! E vi posso dare anche ragione, ma ho rivisto l’altro giorno The Maltese Falcon (Il falcone maltese, 1941) e vi assicuro che era tutt’altra cosa. Anche il fatto che della trama torni poco o nulla potrebbe essere legato a quel genere, visto che un altro esponente famoso come The Big Sleep (Il grande sonno, 1946) era zeppo di buchi di sceneggiatura. Però, insomma, suona più come una scusa che altro.

A che buchi mi riferisco? La chirurga si vendica del fratello torturando l’assassino materiale, non il mandante. Strano, no? E dopo aver catturato Frank nel finale non lo fa perquisire? Mi sembra evidente che alla prima occasione quello si liberi, uccida le sue guardie del corpo con la pistola che nessuno gli ha tolto e si vendichi su di lei! E la storia dell’infermiere impazzito usata come versione ufficiale non torna mica tanto… La famosa chirurga si fa rinchiudere in manicomio per proteggere il buon nome di… un suo infermiere? Perché mai? Che poi io capisco che Hill volesse fare un film dichiaratamente di serie B che omaggiasse cose che aveva visto in gioventù (lui stesso ha menzionato Tales from the Crypt, I racconti della cripta, serie televisiva che si basava su dei fumetti degli anni Cinquanta)…

Ma questa trama assurda che mi ricorda un altro film che non mi è piaciuto come La piel que habito (La pelle che abito, 2011) non mi ha proprio preso. Ho apprezzato la Rodríguez che ha azzerato la sua femminilità per rendere credibile il fatto che fosse un uomo fino a poco prima (anche se nelle scene iniziali più che sembrare un uomo sembra molto più semplicemente una donna con la barba posticcia), ma questo film ha davvero troppi difetti. Nessuno di quelli che dovevano essere colpi di scena mi ha sorpreso, l’azione si limita a brevi sparatorie in cui Frank ha rapidamente la meglio su tutti, la narrazione è farraginosa, i dialoghi oscillano tra il banale e il forzato… Mi aspettavo molto di meglio! Che poi leggo su Il Zinefilo che i libri e i fumetti a cui il film si ispira sono di molto superiori, quindi magari farei prima a leggermeli invece di continuare a lamentarmi di The Assignment

Insomma, lo consiglio solo a chi non voglia perdersi nulla di fatto da Walter Hill o Sigourney Weaver, o a chi voglia vedere la Rodríguez nuda, pur se in scene inquietanti più che eccitanti. Ciao!


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9 risposte a "The Assignment: recensione del film"

  1. È sicuramente un’occasione mancata, quella del grande ritorno al cinema di Hill, che è ancora un grande autore ma non un grande regista. L’esecuzione sembra così grezza che è difficile scorgere il “re della collina” in questo film.
    Ti assicuro che il fumetto scritto da Hill è splendido, un omaggio al noir più tosto – come appunto il romanzo-capolavoro “Tarantola” di cui “la pelle che abito” è una ridicola e imbarazzante parodia cinematografica – a quelle mutazioni corporali di “Johnny il bello”, prima libro e poi film, un’alienante dissacrazione del corpo che si rifà ai grandi noir francesi, con le loro storie di mani mozzate, volti trapiantati e cambi d’identità forzati. Nel fumetto il dialogo con la chirurga non è forzato come nel film, è tutto fluido e ti fa scivolare nella sua follia, nel considerare il cambio di sessualità come la peggior vendetta: la chirurga ragiona in termini di corpo ideologico, Frank in termini di corpo fisico, infatti la sua vendetta sarà molto più “fisica”.
    Il non-sense della vicenda, il suo non essere legato ad alcuna plausibilità, funziona a fumetti ma molto meno su schermo, visto anche che Hill non ci ha certo abituato a storie simboliche od astratte. Visto i gioielli che scrive, per me Hill dovrebbe rimanere nel campo del fumetto e lasciare stare il cinema, visto che con questo film ha dimostrato di non essere più “il re della collina”.

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    1. Effettivamente qui sembra quasi aver perso la mano. D’altronde sono passati praticamente 40 anni da The Warriors e Southern Comfort, per nominarne giusto due, son cambiate tante cose. Mi fa piacere che nella scrittura dimostri ancora il suo innegabile talento, però per me la visione di questo film è stata una delusione davvero grossa, ero partito con aspettative decisamente alte viste le persone coinvolte!!!

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  2. maaaa… la rodriguez non è propriamente piatta xD
    per avere (e quindi mostrare) peli sul petto deve avere appiattito il seno, messo un busto, truccato e acconciato coi peli; oltre al fatto che non è particolarmente alta, per cui l’uomo allora era un nanetto?
    ma ingaggiare un uomo era troppo costoso? 🤣🤣🤣

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