Brawl in Cell Block 99: recensione del film

maxresdefaultCraig S. Zahler è un regista e sceneggiatore che, sin dal suo primo film (Bone Tomahawk, 2015), sta dimostrando di amare il cinema quello giusto e sta pure creando delle opere che non hanno niente da invidiare a quelle da cui prende ispirazione. Diciamo che io lo vedo come un Neil Marshall (The Descent – Discesa nelle tenebre, 2007; Doomsday – Il giorno del giudizio, 2008) d’oltreoceano, ecco. Questo suo film del 2017 intitolato Brawl in Cell Block 99 (per l’Italia: Cell Block 99 – Nessuno può fermarmi) è un thriller drammatico che si svolge per la maggior parte in prigione inserendosi così allo stesso tempo in due diversi filoni cinematografici. Ed entra di diritto tra i migliori dieci film girati ambientati in prigione di tutti i tempi!

La trama: nei primi cinque minuti Bradley (Vince Vaughn) perde il lavoro e scopre che la moglie Lauren (Jennifer Carpenter) lo tradisce. Bradley è un uomo violento ma anche innamorato: quindi prima distrugge a pugni l’auto della moglie (come in Street Fighter), poi ci parla e insieme decidono di recuperare la loro storia e di fare un figlio dopo averne perso uno qualche mese prima per un aborto spontaneo. Ah, e lui diventa un corriere della droga per conto di tale Gil (Marc Blucas) per rimediare alla pessima situazione finanziaria familiare.

Però se il titolo del film già mi dice che ad un certo punto finiremo in prigione, non posso far altro che aspettarmi il momento in cui a Bradley andranno male le cose, come puntualmente avviene. La genialità del film sta nel fatto che tutto si sviluppa con una lentezza notevole che, lungi dall’annoiare, crea una tensione che cresce in modo spasmodico. La lentezza è rotta da esplosioni di violenza che non sono mai gratuite e servono a far avanzare la trama nella sua spirale di orrore in cui seguiamo la discesa verso gli inferi del protagonista.

E non aspettatevi le solite scene d’azione tipiche del cinema action contemporaneo: quando la gente si spara o fa a botte in questo film, Zahler piazza la sua bella telecamera fissa di fronte agli attori e li lascia muoversi e tirarsele di santa ragione esattamente come potrebbero fare dei criminali nel mondo reale. Nessuno ha una forza sovrumana, anche se Bradley è alto due metri ed è pure grosso (e da giovane aveva fatto pugilato), e quando le persone prendono delle sediate sulla schiena le sentono eccome. Tutti i movimenti sono studiati e coreografati alla perfezione, non ci sono tagli veloci e trucchi di montaggio e, per quanto ho potuto vedere, non ci sono nemmeno controfigure.

Lasciatemelo dire, Vince Vaughn mi ha impressionato. Lo conoscevo soltanto per l’orrida seconda stagione di True Detective (orrida non per colpa sua), ma ho capito dal breve documentario contenuto nel DVD del film che… è un comico, e principalmente un attore di commedie! Da questo film, non l’avrei mai detto! Bradley è un uomo che va dritto per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno, il perfetto antieroe con dei principi morali (che magari mal si sposano con le leggi vigenti) che si permette pure di fare battute nei momenti meno opportuni e ne soffre le conseguenze. Insomma, è uno Snake Plissken, un Napoleon Wilson e sono sicuro che se il Maestro John Carpenter vedesse questo film non potrebbe non apprezzarlo (ed è forse un caso che Zahler abbia voluto Kurt Russell come protagonista di Bone Tomahawk?).

Ma, tornando al film, i suoi tre atti si susseguono al passo inarrestabile del suo stesso protagonista. Interessante anche come l’estremo realismo dei primi due lasci poi il passo ad un ultimo atto, nella prigione di Red Leaf, che assume quasi dei toni fantasy coi muri della prigione che sembrano i dungeon di un signore del male (o quelli dell’Inquisizione cattolica di qualche secolo fa). In effetti forse mi ha fatto più impressione la prigione di media sicurezza ricostruita con estremo realismo che quella di massima sicurezza con dei sistemi di punizioni in stile Fortress (2013 – La fortezza, 1992)!

Concludo non potendo far altro che consigliare questo film a chiunque ami il cinema e in particolare il cinema d’azione ben fatto (no, non quello di Michael Bay o Zack Snyder). Zahler lavora con una squadra affiatata di collaboratori e il suo stile è immediatamente riconoscibile grazie anche alla fotografia desaturata di Benji Bakshi. C’è pure una colonna sonora esagerata soul e R&B che ricorda molto il cinema blaxpoitation anni Settanta! E ci sono anche due attori cult come Udo Kier e Don Johnson (il regista adorava il telefilm Miami Vice)! Insomma, imperdibile! Ciao!


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5 risposte a "Brawl in Cell Block 99: recensione del film"

  1. Qué salvaje y refrescante es Zahler. Y yo creo que cada vez va a más, para mí ‘Dragged Across Concrete’ es todavía mejor que ‘Bone Tomahawk’ y ‘Brawl in Cell Block 99’.
    Por cierto, la segunda temporada de ‘True Detective’ no me parece tan mala. De hecho, creo que sus grandes peros los tenía también la primera (que eso sí, fue más sorprendente y carismática).

    Piace a 1 persona

    1. Dragged Across Concrete espero verla pronto! :–)

      De verdad no estarìa tener màs directores como Zahler que intentan hacer algo nuevo con sus pelis…

      Sobre True Detective, no sé, para mì habìa una diferencia enorme de calidad entre las dos primeras temporadas, quizà fuera una cuestiòn de expectativas también…

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