Star Trek: The Motion Picture: recensione del film

Star Trek: The Motion Picture è un film del 1979 diretto da Robert Wise uscito in Italia col più semplice titolo Star Trek. Naturalmente il film si basa sulla serie andata in onda negli Stati Uniti tra il 1966 e il 1969 ma arrivata in Italia solo in concomitanza dell’uscita del film, proprio nel 1979 (ho recentemente terminato di vedere ogni singolo episodio e trovate tutte le recensioni relative qui). Come è facile intuire dando un’occhiata al mio blog, adoro Star Trek. Eppure non avevo ancora mai scritto di nessuno dei suoi film! È giunto il tempo di rimediare.

Una misteriosa entità aliena è in rotta verso la Terra. Lungo il suo cammino disintegra facilmente tre navi da guerra Klingon (classe K’t’inga) e la stazione spaziale Epsilon Nine della Federazione. All’Enterprise viene affidato il compito di intercettare l’entità ma, sorpresa, non è Kirk (William Shatner) il capitano, visto che è stato promosso ad ammiraglio. Il capitano è Decker (Stephen Collins), che comunque non tarda molto a perdere il suo posto: Kirk non ci sta a fare il passeggero sulla sua Enterprise! Questo causa delle frizioni non da poco e ci rimette la vita anche un paio di red shirt (il solito incidente col teletrasporto), cosa che permette a Spock (Leonard Nimoy) di arrivare a bordo come ufficiale scientifico a prendere il posto del deceduto Sonak (Jon Rashad Kamal).

Quando l’Enterprise arriva di fronte all’entità aliena quella non va per il sottile e uccide la povera Ilia (Persis Khambatta) per rimpiazzarla con un androide capace di comunicare con Kirk e compagni. L’entità sostiene di chiamarsi V’ger e da lì comincia un lungo confronto con l’equipaggio della Flotta Stellare, e in special modo con Spock.

Non rivelo altro della trama per concentrarmi su un’analisi del film. Robert Wise non era un regista da poco, avendo lavorato a decine e decine di film praticamente di ogni genere, anche se è difficile definirlo un vero e proprio autore. Qui firma un film che sembra essere più un lungo episodio della serie televisiva degli anni Sessanta che non una cosa a sé stante. I tempi sono molto dilatati, le interazioni tra i personaggi assumono un certo spessore solo ripensando a quelle viste nei più di settanta episodi della serie, e ci sono tante scene che sembrano semplicemente voler allungare il brodo come per esempio la famosa scena dell’Enterprise che lascia la stazione orbitante e che dura circa quattro minuti che sembrano quaranta.

A voler essere critico, la trama del film riprende quella dell’episodio The Changeling (La sfida) della serie originale in cui una sonda della Federazione tornava da dove era venuta dopo essere mutata per l’incontro con qualcosa di alieno. Quindi di originale c’è davvero poco nella trama e il ritmo soporifero non aiuta a renderlo particolarmente avvincente.

D’altronde dire che la produzione fu travagliata è minimizzare: tutto nacque come progetto di una seconda serie (Star Trek: Phase II) che poi la Paramount decise di trasformare in un film dopo la conferma dell’esistenza di un certo interesse del pubblico verso Star Trek: lo shuttle Constitution nel 1976 fu ribattezzato Enterprise a furor di popolo! Questo non vuol dire che la lavorazione del film fu semplice, tutt’altro!

Furono scritte moltissime sceneggiature, nessuna del tutto convincente. Quando si cominciò a girare, agli attori del fu detto di non studiare il terzo atto perché sicuramente sarebbe cambiato di lì a poco, e in effetti il copione fu rimaneggiato non poco durante il rodaggio. Addirittura Leonard Nimoy passò molte serate a lavorarci su insieme a vari altri: alla fine il credito andò a Harold Livingston, ma si sa che anche Gene Roddenberry e Alan Dean Foster, per esempio, ci misero mano.

Una storia del genere è la perfetta ricetta per un disastro ma in realtà il film è tutt’altro che disastroso. Non è quello che si dice un inizio col botto per la saga: tenta di copiare, senza riuscirci più di tanto, le atmosfere di opere come 2001: A Space Odyssey (2001: Odissea nello spazio, 1968) e Close Encounters of the Third Kind (Incontri ravvicinati del terzo tipo, 1977), la trama è già vista, il ritmo è lento… Però alla fine riesce anche a riproporre i personaggi della serie di dieci anni prima in una veste nuova e convincente e prepara bene il terreno per una serie di film che non possono che costruire su questa solida base e migliorarne le premesse, cosa che puntualmente accadrà.

Il film fu anche un successo finanziario (più di 130 milioni di dollari incassati in tutto il mondo a fronte di un budget di 44 milioni), anche se gli Studios pretendevano guadagnarci molto di più. Di fatto, aggiustando per l’inflazione, è il film della saga che che ha incassato di più fino al reboot di J.J. Abrams del 2009. Quello che non fu fu un successo di critica, visto che furono pochi quelli che ne scrissero bene…

Ammetto che non è il film che riguardo più volentieri della saga, ma ogni tanto lo faccio e non mi delude mai. Non apprezzo le nuovi uniformi, ma le interazioni tra i vari Shatner, Nimoy, DeForest Kelley, James Doohan, George Takei, Walter Koenig e Nichelle Nichols sono splendide e per me portano a casa il risultato nonostante la sceneggiatura zoppicante. Ciao! 


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12 risposte a "Star Trek: The Motion Picture: recensione del film"

  1. Condivido, anch’io dei sei film di Star Trek (perché ne esistono SOLO sei!!!! ^_^) è quello che ho sempre rivisto meno, sia per i tempi diluiti all’eccesso, sia per l’ambizione da filmone alla 2001 (le lunghe scene con i paesaggi di Vyger mettono a dura prova qualsiasi Unità Carbonio!) sia perché l’assenza di quel clima frizzante tipico della serie un po’ blocca l’entusiasmo. Per non parlare di tutti i particolari che lo rendono diverso dalla serie che amavo. Però gli voglio bene, probabilmente per pura nostalgia, visto che in famiglia l’abbiamo visto in TV che ero ragazzino ino ino.
    Questo film è stato il primo shock culturale linguistico. I fan “giovani” forse non l’hanno notato o non ci badano, ma nella mia famiglia la serie era un culto, l’adoravamo e la seguivamo ad ogni replica, e ovviamente dopo Kirk il personaggio preferito era Spack. Perché per tre stagioni lo chiamavano Spack. Vediamo poi il film… e lo chiamano Spock. E mo’ chi è ‘sto Spock con la “o”????? 😀

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    1. Ahahah! Ricordo il cambio Spack/Spock!

      Il film inaugura la serie di cambi che mandano la continuity a farsi friggere, ognuno faceva come gli pareva in quanto a uniformi, armi, set, colori, luci… Però almeno questo film non stravolge i personaggi, che è la cosa importante per davvero! :–)

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      1. Infatti all’epoca bastava ci fosse “il cuore” dei personaggi per reggere tutto: nei vari film c’era libertà totale, era scontato che fosse tutto diverso da uno all’altro, basta però che ci fosse la voglia di intrattenere e appassionare. Bei tempi… 😛

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      2. Si pensava in grande facendo cose che rimanessero nel tempo, non a riempire le sale il primo weekend perché è l’unico che conta per determinare gli incassi in questo tempi velocissimi!

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      3. Diciamo che, in un certo senso, l’IDIC vulcaniano aveva cominciato a dettare legge: Infinite Diversità in Infinite Combinazioni… già, solo che ad ogni film successivo nessuno poi si ricordava più delle diversità e delle combinazioni infilate nel film precedente! 😀
        Comunque io ho amato molto questo capostipite della saga Trek cinematografica, e di certo non mi hanno mai respinto i suoi tempi dilatati (né poteva essere diversamente, da un monolitico appassionato di 2001 -dal quale il film di Wise ha ereditato un effettista gigantesco come Douglas Trumbull- come il sottoscritto): la scena dell’Enterprise oggi indubbiamente sembra più lunga di quanto non fosse in realtà, ma all’epoca era una gioia per gli occhi dei fan vedere in ogni dettaglio un’Enterprise che mostrava per la prima volta tutta la sua imponenza (restyling e moderni effetti speciali a parte, il piccolo schermo era ovviamente impossibilitato a trasmettere le stesse sensazioni), per non parlare del mistero cosmico suscitato dalle altrettanto poco veloci sequenze all’interno del titanico V’Ger. Sopra tutto questo, ovviamente, c’era l’entusiasmo per il ritorno in grande stile di James T. Kirk ed equipaggio a dieci anni dalla fine prematura della TOS…
        P.S. A proposito di “Star Trek: Phase II”, il giovane ufficiale comandante di Epsilon Nine è interpretato dallo stesso David Gautreaux che in “Phase II” era stato destinato al ruolo di Xon, vulcaniano chiamato a sostituire Spock come primo ufficiale 😉

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      4. Effettivamente non è da sottovalutare il potere del vedere per la prima volta degli effetti speciali grandiosi associati a quello che fino a poco tempo prima era “solo” un prodotto televisivo!

        Personalmente la lentezza non lo trovo un problema così grande, però secondo me c’è una bella distanza tra quella di Star Trek: The Motion Picture e 2001 di Kubrick, anche perché i due film hanno una profondità diversa.

        L’argomento di questo film era già stato trattato (e bene) nella serie, alla fine è come una specie di remake ad alto budget e una presentazione ad un pubblico nuovo di quella che di lì a poco sarebbe diventata una nuova saga di un certo successo. Esperimento riuscito, perché i picchi di qualità non mancano fino al sesto film!

        (non sapevo di Gautreaux, grazie!!!)

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  2. Pur amando la space opera, non sono mai riuscito ad appassionarmi a Star Trek ma mi prometto ogni volta di cominciare una serie, magari proprio la prima dato che non ho problemi con gli effetti speciali e i trucchi vintage, anzi!
    Ho visto un solo film ma ero piccolo e non ricordo la trama, non penso fosse questo, roba più recente ma potrei sbagliarmi.
    Da non-startrekista ho apprezzato molto i film di Abrami, non me ne volere 😅
    Comunque a me va bene anche se i film sono episodi allungati, i due film che facevano da prologo a Battlestar Galactica erano proprio questo e li ho amati.

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    1. Ciao, e grazie per il commento, innanzitutto! :–)

      Prima di tutto, non posso volertene per apprezzare il remake di JJ Abrams! I gusti non si discutono mai! Quello che posso dire è che quel remake è lontano anni luce dallo Star Trek che piace a me, ma questo non vuol dire che il “mio” Star Trek sia migliore di quello che apprezzi te!

      Anche secondo me non è particolarmente un problema se un film basato su una serie sembra un episodio lungo della serie stessa. Però è una sensazione che i seguenti film della saga non danno, quindi mi è sembrato interessante scriverlo riguardo a questo primo film.

      Sul non riuscire ad appassionarsi a Star Trek, non sei il primo che me lo dice. C’è che ha problemi coi personaggi troppo perfettini, chi con il trucco degli alieni che alla fine è sempre un qualcosa sulla fronte e poco più, chi con il dover per forza affezionarsi ad un equipaggio sempre uguale a sé stesso da seguire per anni e anni… Personalmente, mi è piaciuta la serie classica che ha creato quasi tutte le idee su cui si sono basate le serie successive, sono cresciuto con The Next Generation e Deep Space Nine (e preferisco la seconda), e ho da poco finito di vedere Voyager che consiglierei solo ad un vero appassionato di Star Trek. Sul blog trovi tante recensioni di Star Trek, se c’è qualcosa che ti piace… lasciati ispirare! :–D

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