In Search of Darkness: recensione del film documentario

In Search of Darkness è un documentario di David A. Weiner sul cinema horror soprattutto statunitense degli anni Ottanta. Comincia con una citazione del compianto George A. Romero e poi si sviluppa analizzando cronologicamente i film della decade attraverso interviste a svariati protagonisti dell’epoca e famosi appassionati tra cui spiccano John Carpenter, Tom Holland, Greg Nicotero, Mick Garris, Keith David, Jeffrey Combs, Stuart Gordon, Joe Dante… La lista delle persone intervistate è impressionante! 

Oltre ai focus su singoli film particolarmente importanti per un qualche loro aspetto (che sia la satira o il divertimento puro o la maestria nel creare effetti speciali incredibili), sono interessanti le divagazioni su macrotemi legati al genere horror e in particolare alle produzioni anni Ottanta. Per esempio c’è un’inevitabile introduzione sul perché il cinema horror abbia da sempre così tanto successo, seguita subito da una parte sul ruolo della politica. “Maybe Ronald Reagan inspired all the horror“, “Forse Ronald Reagan fu l’ispirazione per tutto quel cinema horror“, questo ci dice John Carpenter con le sue usuali ironia e schiettezza. Ma anche Stuart Gordon è sulla stessa lunghezza d’onda, lo horror rifletteva la società del tempo fatta di eccessi e repressione (per esempio, era difficile essere apertamente omosessuali negli Stati Uniti del tempo, così come in molti altri paesi, aggiungo io).

Ecco poi l’importanza dello home video: le VHS portarono il cinema nelle case delle persone e dettero il via alla possibilità di collezionare i film. Fondamentali anche le loro copertine, che al tempo spesso erano veri e propri disegni artistici, che nei videonoleggi potevano attrarre pubblico e quindi fare la differenza per registi magari con bassi budget a disposizione ma con idee interessanti. 

E che dire degli effetti speciali? Non c’erano i computer al tempo, tutto si faceva con fantasia, bravura, talento ed effetti pratici al 100%! Non a caso lavorarono in quegli anni i migliori nel loro campo come Rick Baker, Tom Savini, Stan Winston e Rob Bottin, giusto per nominarne una manciata! Addirittura la rivista Fangoria si specializzava proprio negli effetti speciali dei film horror, una rivista trasgressiva come la definisce Joe Dante nell’intervista. Era come se ci fosse una competizione tra i film horror a quale riuscisse a mettere in scena l’effetto più sorprendente, l’omicidio più spettacolare, la trasformazione più impressionante. E le occasioni non mancavano coi vari lupi mannari di The Howling (L’ululato, 1981) e An American Werewolf in London (Un lupo mannaro americano a Londra, 1981), o film come Cat People (Il bacio della pantera, 1982)! 

Altro tema inevitabile da affrontare parlando di horror anni Ottanta: gli slasher. Dopo Halloween del 1978 (Halloween – La notte delle streghe) ne uscirono a bizzeffe di film del terrore ambientati durante una festività e con qualcuno o qualcosa che uccideva una persona dopo l’altra: April Fool’s Day (Pesce d’aprile, 1986), My Bloody Valentine (Il giorno di San Valentino, 1981)… C’era qualcosa che funzionava particolarmente bene nell’accostare una festa che doveva evocare felicità e buoni sentimenti al terrore provocato da omicidi efferati. 

E poi la breve moda del 3D, per la quale ho trovato illuminanti le parole di John Carpenter: “I never wanted to work with 3D, it’s just a gimmick, it always has been“, cioè “Non ho mai voluto lavorare col 3D, è solo un trucchetto e lo è sempre stato.” Ed in effetti uscirono alcuni film in 3D, ma sono tutt’altro che memorabili: Parasite (Mutanti, 1982) con Demi Moore, Friday 13th III (Week-end di terrore, 1982) pieno di momenti 3D con yo-yo e bastoni che vanno verso lo spettatore, Amityville 3D (1983) con Meg Ryan, Jaws 3-D (Lo squalo 3, 1983)… insomma, nulla di cui andare particolarmente fieri. 

Inevitabile anche la discussione sulla nudità (femminile) gratuita così come quella sugli horror villain e i franchise: la lista è lunghissima! I Critters, i Gremlins, il trio Freddy-Michael-Jason, Pinhead… La decade sfornò moltissime saghe la cui fortuna dipendeva dai cattivi memorabili che tornavano sempre film dopo film. E poi ecco gli eroi come Ash di Evil Dead (La casa, 1981) o Kurt Russell in The Thing (La cosa, 1982), mentre le vecchie icone dello horror come Vincent Price e Christopher Lee erano sempre i villain! E quanti esempi di donne protagoniste e sopravviventi (final girl): ce ne sono in Halloween, Friday the 13th (Venerdì 13, 1980), A Nightmare on Elm Street (Nightmare – Dal profondo della notte, 1984)… Sono vittime, certo, però perseverano e arrivano in fondo!

Molto interessanti anche le riflessioni sulla musica e sul reparto sonoro dei film, con Carpenter che dice che la colonna sonora di Halloween nacque dall’esigenza di risparmiare (non c’erano soldi per un’orchestra o un grande compositore), e con Manfredini che sottolinea l’influenza di Bernard Hermann su molte colonne sonore della decade. 

A chiudere le quattro ore e passa di documentario ecco il grande Stuart Gordon (nel frattempo deceduto) che sostiene che i film horror siano salutari perché permettono di esercitare le nostre paure. Non potrei essere più d’accordo! Ciao! 

PS: In Search of Darkness è dedicato alla memoria di Larry Cohen (maverick filmmaker), che qui appare poco prima di morire. 

PPS: Se posso permettermi una critica, mi sarebbe piaciuto sentire spezzoni più lunghi delle singole interviste per sentire, che so, Carpenter o Dante elaborare qualcosa di più strutturato rispetto a frasi estrapolate per accompagnare i vari argomenti del documentario. E la scelta dei film da inserire nel documentario a volte mi è parsa un po’ opinabile, ma chiaramente è dettata dalla lista degli intervistati!

PPPS: innumerevoli le cose interessanti che ho scoperto con questo documentario: Maniac (1980) precursore del torture porn, H.R. Giger che lavorò a Poltergeist II (Poltergeist II – L’altra dimensione, 1986), Stan Winston alla regia di Pumpkinhead (1988), Robert Englund alla regia di 976-EVIL (976 – Chiamata per il diavolo, 1988), le scuse di Christopher Lee a Joe Dante per aver preso parte a Howling II (Howling II – L’ululato, 1986)…


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7 risposte a "In Search of Darkness: recensione del film documentario"

    1. Lo comprai su una specie di Kickstarter a Halloween 2019, c’è pure il mio nome nei credits! :–)

      Sulla nudità si può discutere, sono stati scritti libri interi sulla regola “fare sesso uguale morte” negli slasher! :–D

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  1. Molto interessante, lo cercherò sicuramente, anche se l’argomento è abbastanza studiato: sentire le dichiarazioni dei protagonisti è sempre interessante.
    Nel 1990 trovai in videoteca “Terrore in sala”, un documentario-antologico in cui Donald Pleasance presentava secchiate di film horror, grandi e piccoli, raggruppandoli per temi (possessione, alieni, psicopatici, ecc.) ma la curiosità è che essendo del 1984 ancora non si conosceva l’esplosione totale del mercato home video, che sarebbe avvenuta di lì ad un paio d’anni, quindi per gli autori il cinema horror va visto esclusivamente in sala: l’idea di gustarselo a casa propria non è presa minimamente in considerazione. 😛

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    1. Qui, essendo fatto ora, l’analisi è molto più a freddo e sono tanti i temi toccati! :–)

      Personalmente avrei preferito più profondità nei vari temi e magari meno schede sui singoli film. E degli intervistati ne avrei tagliati volentieri alcuni, fondamentalmente gli appassionati che per quanto ne sappiano non sono Dante, Carpenter, Cohen e tutti gli altri che quel periodo l’hanno vissuto e creato!

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