Emma.: recensione del film

Emma. (col punto) è l’ultimo adattamento in ordine di tempo del romanzo di Jane Austen intitolato Emma pubblicato nel 1815. Questo film del 2020 è diretto da Autumn de Wilde (al debutto) e ha come protagonisti Anya Taylor-Joy e Johnny Flynn in un film che comunque presenta moltissimi personaggi (nel cast c’è anche uno splendido Bill Nighy).

Il film è abbastanza fedele al romanzo e quindi anche decisamente simile al film del 1996 dove Emma era interpretata da Gwyneth Paltrow. Di fatto, molti dialoghi sono identici tra i due film e riprendono quelli scritti da Jane Austen stessa. Ma se la versione del 1996 tentava di ricreare fedelmente le atmosfere dell’epoca in cui è ambientata la storia, questo nuovo film mi pare che abbia tentato la stessa operazione del Little Women (Piccole donne, 2019) di Greta Gerwig. Che operazione? Di svecchiamento, per attrarre un pubblico giovane con tanti attori ventenni (come d’altronde era richiesto della storia originale) e con scelte fatte per rendere il tutto un po’ più moderno. Ha funzionato? Più ci penso, più credo di no, ma lasciatemi partire dalla trama. 

Emma Woodhouse (Anya Taylor-Joy) è una giovane nobile che vive col padre (Bill Nighy) e che per passare il tempo si diverte a facilitare matrimoni tra le persone che conosce. C’è riuscita con la sua ex-istitutrice Miss Taylor (Gemma Whelan) adesso felicemente unita a Mr. Weston (Rupert Graves) e adesso fa di tutto perché l’umile Harriet Smith (Mia Goth) non trovi la felicità col fattore Robert Martin (Connor Swindells) ma invece si monti la testa e pensi di poter sposare prima l’insopportabile Mr. Elton (Josh O’Connor) e poi il nobile Knightley (Johnny Flynn) che è chiaramente innamorato di Emma

Emma ne emerge come un’altezzosa bambina capricciosa che rende la vita impossibile alla povera Harriet, disprezza le persone del suo circolo (su tutte la logorroica Miss Bates, Miranda Hart) e non fa niente per risultare simpatica a nessuno. Solo nel finale si redime con due azioni meritevoli (recuperare il matrimonio tra Harriet e Martin e far pace con Miss Bates) buttate lì solo per renderla un po’ più piacevole agli occhi del pubblico ma che sono chiaramente fuori personaggio (o almeno questa è la percezione mia non avendo letto il libro). Più in generale, il film è decisamente esplicito nelle relazioni tra i protagonisti (per esempio, l’amore tra Emma e Knightley è evidente sin dall’inizio), c’è un sacco di umorismo fisico (quello che in inglese si chiama slapstick), sia gli uomini che le donne sono molto meno ingessate ed ingessati di come erano nell’Inghilterra dell’Ottocento a causa di un’etichetta rigidissima (impensabile che Emma baci l’amato in presenza del padre prima che i due si siano sposati!)…

Insomma, nonostante dei costumi sfarzosi e delle location impeccabili, il film non dà mai l’impressione di essere accurato nella sua ricostruzione storica. La cosa stona particolarmente quando questi personaggi modernissimi si ritrovano intrappolatin in dialoghi presi direttamente dal libro e scritti per personaggi davvero ottocenteschi, dando l’impressione che in certi momenti i personaggi stessi stiano recitando e facendo finta di essere più vecchi di quanto non siano realmente.

Ma chi sono io per criticare tutto questo? Forse questo Emma. è il tipo di film che può avvicinare giovani lettori e lettrici al romanzo della Austen, che comunque è pieno di umorismo già di per sé! E se questo è l’obiettivo, e soprattutto se viene raggiunto, allora forse ben venga un tipo di operazione come questa. Secondo me però non è un film che resisterà nel tempo come invece sembra ci stia riuscendo quello diretto da Douglas McGrath e protagonizzato da Gwyneth Paltrow: dimostrerà ben presto l’essere stato fatto nel 2020 secondo i canoni del tempo. Ciao! 


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14 risposte a "Emma.: recensione del film"

      1. in verità apprezzai la geometria, i costumi, le movenze caratterizzanti i personaggi, che le scelte importanti fossero prese da donne e ultimo ma non meno importante il nudo maschile xD
        che non appare in molti film mentre quello femminile è onnipresente

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      2. La regista è fotografa, le geometrie cis ono di sicuro!

        Il nudo maschile non frontale alla fine si vede abbastanza… gli statunitensi non mostrano mai il nudo frontale, al contrario di noi europei.

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      3. Nel 1995 Verhoeven dichiarò che il suo Showgirls sarebbe stato il primo film hollywoodiano (con un certo budget) con un nudo frontale maschile. Non ci riuscì nemmeno lui a mettercelo, però! Da allora qualcosa è cambiato,ma non tanto!

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  1. Che peccato; devo dire che ne ho letto pareri molto contrastanti, per cui alla fine penso che cercherò di guardarlo senza preconcetti.
    Il film del 2006 per me partiva con un enorme handicap, visto che non mi stanno molto simpatiche né la Paltrow né la Austen, ma alla fine è un buon period drama.
    Finisce che l’unico adattamento di Emma che mi piace rimane Clueless!

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  2. Non mi esprimo sul film, sia perché non l’ho visto sia perché odio profondamente l’attrice protagonista, che per carità, è brava ma incappa in un mio gusto del tutto privo di giustificazione: la vedo, e la detesto. Non mi ha fatto niente, ma quella faccia da aliena mi urta i nervi 😀
    Tolta di mezzo questa mia strana fisima, il timore è che NULLA rimanga in un’epoca in cui nessun film è fatto per rimanere, cioè i Duemila. Nessuno dei film nati in quest”epoca di fortissima crisi del medium “cinema” è pensato in partenza per rimanere nel tempo, cosa invece molto bene chiara in mente a i film di epoche passate, dove anche la più scalcinata delle produzioni sognava di apparire (nel bene, nel male, meglio o peggio) nella “storia del cinema”. E quindi, con questo desiderio nel cuore, ci provava. dal Duemila non esiste più alcun desiderio, se non quello di sfangarla con un briciolo di successo momentaneo. Gli anni futuri non interessano più agli autori di cinema: non possono più permetterselo.
    Tutti i remake fatti nel Duemila, cioè la maggior parte dei film prodotti, si basano unicamente sul desiderio dei produttori di sfruttare temi noti e bacini d’utenza già pre-esistenti: se faccio un film sul romanzo dell’unica autrice nota ad ogni persona di lingua inglese, ho più possibilità di vendere qualche biglietto rispetto che scegliere un’autrice conosciuta da pochi. La qualità del prodotto non ha minimamente importanza, non frega a nessuno né di Emma né dei giovani né dei futuri spettatori: conta solo se all’uscita del film fanno a vederlo in quattro o in cinque, che è la media di spettatori rimasti ad un medium non più in grado di raggiungere i fasti passati. (Con il Covid-19 tutto è crollato ancora di più.)
    Dopo tutto questo pippone (di cui mi scuso ma che è sgorgato spontaneo!) il senso è che dubito fortemente che qualsiasi prodotto di questo Duemila rimarrà se non come vago ricordo, ma non per cattiveria: semplicemente perché sono prodotti non pensati per rimanere. Se lo fanno, è a loro insaputa 😀

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    1. Poverina! Ha degli occhi veramente giganti, eh, posso capire che appaia un po’ strana!
      Su quello che dici io a pelle ti do ragione, però da contemporanei è difficile giudicare ciò che viene fatto adesso. Un classico del cinema lo si potrà definire solo a 50, 60 anni dall’uscita (come prova a spiegare Friedkin a Winding Refn in un dialogo incredibile da vedere che termina col primo che chiama un’ambulanza per il secondo che delira dicendo di aver fatto solo capolavori). La sensazione però è un po’ quella, anche se ogni tanto arriva un film bomba e qualche dubbio uno ce l’ha (il primo che mi viene in mente è Collateral di Mann ma solo perché l’ho rivisto da poco)…

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  3. Sono un po’ curiosa di questa Jane Austen slapstick adesso 🙂 Ho letto altri libri della Austen ma non questo, però ricordo che nel film precedente il personaggio di Gwyneth Paltrow era insopportabile… Per la Joy non provo l’antipatia di Lucius ma mi devo ancora riprendere del tutto da Split e Glass, dopo questi davvero non tolleravo più la sua faccia: ma per Bill Nighy invece farei qualsiasi cosa! Per quanto riguarda il tuo (saggio e acuto) discorso sui film di questi anni che non sono pensati per restare aspetto di vedere il nuovo 007 prima di pronunciarmi 🙂

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    1. Anche il film del 1996 aveva tanta ironia e un buon senso dell’umorismo, sicuramente derivati dalla novella della Austen!

      Bill Nighy qui è splendido, molto caricaturale, io lo adoro ogni volta che lo vedo (mi viene in mente in Shaun of the Dead, per dire).

      Grazie mille per il tuo (gentilissimo) commento e buona domenica sera! :–)

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