The Lord of the Rings: recensione del film

29 ottobre 2020, Ralph Bakshi compie 82 anni. Ed ecco che vengonofuoridallefottutepareti lo festeggia con un’umile recensione del suo film del 1978 intitolato Il signore degli anelli (The Lord of the Rings), naturalmente basato sui libri scritti cinquanta anni prima da J.R.R. Tolkien. Non fu un enorme insuccesso al botteghino, ma fu massacrato dalla critica e non è un vero e proprio cult movie perché ancora oggi è solo una minoranza quella che apprezza questo film. Visto che faccio parte proprio di questa minoranza, ho deciso di dedicare un post a questo film d’animazione completamente folle, visionario e, lo ammetto, anche un po’ confuso (ma ci sono delle ragioni comprensibili).

Credo non occorra sprecare parole sulla storia. Più o meno questo lungometraggio di un po’ più di due ore copre gli eventi narrati nei primi due libri della trilogia di J.R.R. Tolkien, e non per scelta di Bakshi! A dirla tutta, c’è dell’ironia dietro a questo riusltato: Bakshi voleva naturalmente fare tre film, uno per ogni libro, ed era noto a tutti come non avesse approvato l’idea (naufragata) di John Boorman di riassumere l’intera trilogia in un film di un’ora e quaranta. Purtroppo però i produttori protestarono ed ebbero la meglio, costringendo Bakshi a collassare i primi due capitoli in un solo film che poi restò privo di un seguito a causa dello scarso successo commerciale.

Perché non fu un grande successo? Beh, prima di tutto non è che al tempo i film fantasy fossero garanzia di incassi, anzi! E poi è una bella svisionata, ma ci arriveremo… Come detto sopra, io adoro questo film, pur riconoscendone i difetti che sono, diciamolo, evidenti. Si notano i tagli imposti dalla produzione, tagli che a volte sono bruschi e rovinano la narrazione della storia.

C’è poco tempo per introdurre i personaggi, si nota come alle discussioni del Consiglio di Elrond e de La Compagnia dell’Anello manchino intere parti, la voce narrante appare e scompare per sopperire alla mancanza di scene chiave eliminate per motivi di tempo (e comunque molte cose rimangono poco chiare)… Tutto questo si nota e serve una certa predisposizione positiva per passarci sopra.

Inoltre il film fu criticato per la mancanza di un’estetica coerente delle immagini: Bakshi usò varie tecniche, dall’animazione pura al rotoscopio (una specie di disegno su pellicola precedentemente girata con attori in carne ed ossa), e applicò moltissimi giochi di luce (e di fumo) che non esito a definire psichedelici. Ma se l’effetto per me è assolutamente ipnotizzante, per molti il risultato è meno che ottimale. E ci sono alcuni errori dovuti ai frettolosi tagli come l’uso sia di Saruman che di Aruman per rivolgersi al mago bianco di Isengard, ma sono dettagli. Direi che è tutto per quanto riguarda le critiche che, ripeto, non mi appartengono di certo.

Lasciatemi invece spiegare perché secondo me l’opera di Bakshi è tuttora la miglior versione tratta dai libri di Tolkien (ecco, l’ho detto!). Mi sembra soltanto onesto dire che Peter Jackson si sia ispirato non poco a questo film d’animazione: per sua stessa ammissione, il regista neozelandese entrò per la prima volta in contatto con Il signore degli anelli grazie al film di Bakshi, non ai libri! E infatti lo omaggiò più di una volta nei suoi film: basti pensare alla scena dell’incontro col Nazgul per la strada appena fuori dalla Contea, o alla notte nella locanda di Brea, o addirittura allo spettacolare prologo (e più in generale a varie scelte di narrazione)! In tutti questi casi, Jackson prese a piene mani più da Bakshi che da Tolkien, un buon motivo per considerare col dovuto rispetto il film del 1978.

Poi, la colonna sonora: firmata da Leonard Rosenman, è epica e memorabile almeno quanto quella di Howard Shore! E in quanto al cast, anche se l’unica voce famosa è forse quella di John Hurt che la presta ad Aragorn, l’intero lavoro di doppiaggio è encomiabile.

Ma per me sono le immagini a rendere questo film indimenticabile: le scene di battaglia girate per lo più con la tecnica del rotoscopio sono inquietantissime, l’animazione tradizionale è ben fatta, e le punte di psidechelia rendono bene l’idea della meravigliosa Terra di Mezzo e della sua magia, cosa che avrebbe funzionato ancora di più se Bakshi fosse riuscito ad ingaggiare i Led Zeppelin per la colonna sonora come sognava di fare! 

A me rimane solo il rimpianto di non aver potuto vedere i tre film de Il signore degli anelli così come immaginati da Ralph Bakshi. Ogni volta che riguardo questa sua creatura tagliata brutalmente godo della sua poesia, delle sue immagini, delle sue musiche, della sua vitalità, ma alollo stesso tempo non posso non pensare a cosa sarebbe potuto essere se la visione del regista fosse stata assecondata dai produttori. Peccato, mi dico, ma almeno abbiamo qualcosa che non mi stanca mai rivedere! Ciao!

PS: ok, ok, che gli arcieri di Rohan non si riparino dietro ai merli delle mura al Fosso di Helm quando gli orchi sparano le loro frecce anche a me sembra una stupidaggine… 


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10 risposte a "The Lord of the Rings: recensione del film"

  1. Questo film fu l’inizio della folgorazione per Tolkien e la sua opera. Era Natale 1978 quando mio zio Tonino portò mio cugiono Dario e me al cinema a vedere un film “a cartone animato”. Non penso che mio zio fosse interessato a Il Signore degli Anelli ma volle farci questo regalo. E non sa che gran regalo mi fece. Il resto della storia è troppo lunga da scrivere qui, ma se vuoi e se non l’hai già letto l’ho scritto nel post Un libro per domarli, un libro per ghermirli e nel buio incatenarli….
    La tua recensione è molto onesta. Il film infatti non è affatto esente da difetti, anche marchiani. Per fortuna all’epoca non c’erano i social network e la folla di “esperti”, “puristi” ed “haters”. Era sufficiente la spocchia di gran parte della critica cinematografica.
    Il “rotoscoping” avrebbe dovuto aggiungere al disegno di tipo tradizionale un maggiore realismo, almeno così era sbandierato all’epoca. In realtà, rivendendolo dopo molti anni – ho anche io una copia in DVD – l’effetto spiazza e rischia di deludere chi si aspetta un “cartone animato”. Trovo che sia particolarmente adatto per gli orchetti: li rende più simili a degli spiriti maligni e più inquitanti.
    Esattamente come te, ho adorato questo film, con tutte le sue pecche, e ho sempre sperato che fosse realizzato un seguito che terminasse la trilogia.
    Non è un film che consiglierei a cuore leggero e tendo a non consigliarlo proprio perché sarebbe troppo lungo e con tutta probabilità tempo perso spiegare quanto questo film sia il vero film de Il Signore degli Anelli. Perché così imperfetto e incompiuto, lascia allo spettatore immaginare tutto il resto. Esattamente come accade nei libri di Tolkien.

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    1. Ti leggerò volentieri, grazie per il link!

      Anche io non lo consiglio a cuor leggero questo film, bisogna avere una certa predisposizione (anche un po’ vintage) per apprezzarlo. Però, forse complice anche l’esserci cresciuto, così come è successo a te, questo ha un fascino per me che è inarrivabile!

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      1. Hai toccato il punto nodale: ci siamo cresciuti. Per noi, visto per la prima volta ci ha dischiuso un “mondo”, qualcosa che avevano dentro di cui non avevamo fino a quel momento consapevolezza. La mia passione per un certo tipo di “fantasy” è iniziata da questo film. Da qui ho macinato libri, film, videogiochi, scritto storie, giocato a D&D. Per quanto a Tolkien la definizione stia stretta e lo si usa per comodità di “catalogazione”.
        In passato non vi era la stessa diffusione di questo genere, oggi è scontata. Perciò questo film ha dei meriti inconfutabili per chi ha vissuto la “carestia”. Per chi si trova il ben di Dio di oggi, è assai più difficile apprezzarlo.
        Ti avviso che il post al link inizia con un Pindaro in versione particolarmente pirla 😜, ma verso la metà attacca con Il Signore degli Anelli, The True RedBavon story 😂😂😂

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      2. Eh sì, l’amore per il fantasy anche per me è nato lì, e pochi anni dopo anche io gli ho dato briglia sciolta giocando a D&d con tanti ricordi ed amici che ancora mi porto dietro! :–)

        Oggi c’è molta più offerta, è vero, ma quello che viene definito fantasy (ovvero gli universi Marvel e DC) non mi attraggono per niente. Mi rifugio nei miei Gaiman, Pratchett e Moore!

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  2. Bakshi è un’artista che ho sempre apprezzato e rispettato e adoro le sue opere folli e fuori dai canoni. Questa versione de Il Signore degli Anelli fu più che altro colpa della produzione e di certe idee che entrarono parecchio in contrasto con la visione di Bakshi. Fu un film caotico e ammetto che è quel caos che ai miei occhi lo rende interessante.

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