It Comes at Night: recensione del film

It Comes at Night (film del 2017 scritto e diretto da Trey Edward Shults) è uno di quei film horror recenti che personalmente associo ai vari It Follows (2014), The Witch (2015), Get Out (2017), A Quiet Place (2018), The Babadook (2014), Hereditary (2018) e compagnia bella. In altre parole, è uno di quei film che non cerca il facile spavento a suon jump scare, ha una trama semplice ma non scontata, è di pregevole fattura dal punto di vista tecnico, e sviscera un tema profondo in un modo innovativo. In questo caso il tema di fondo è la paranoia e l’ambientazione non potrebbe essere più azzeccata in tempi di Covid-19

All’inizio del film troviamo padre (Paul, Joel Edgerton), madre (Sarah, Carmen Ejogo) e figlio (Travis, Kelvin Harris Jr.) che portano fuori dalla loro casa dove sono barricati il nonno infetto (Bud, David Pendleton), lo uccidono con un colpo di pistola alla testa e bruciano il cadavere proteggendosi da un possibile contagio con maschere antigas e guanti. Poi nella notte qualcuno entra in casa, Paul lo mette fuori gioco e il giorno dopo lo interroga. Si tratta di Will (Christopher Abbott) che sostiene di cercare acqua per la sua famiglia e che non sapeva che la casa era abitata. Sarà la verità? Oppure no? 

Se avete letto The Walking Dead o visto l’omonima serie questa è una situazione che vi risulterà estremamente familiare, naturalmente. Più in generale, questa è la classica situazione da film post apocalittico alla Mad Max, insomma! Paul decide di dare una chance a Will e va con lui alla ricerca della sua famiglia e degli animali che lui ha detto di possedere, ma i due cadono immediatamente in un’imboscata! Allora faceva bene Paul a diffidare di Will? Insomma, ci siamo capiti. Gli 88 minuti di film sono un lungo studio sulla paranoia e sull’ansia, che forse sono esattamente le cose che vengono di notte a cui rimanda il titolo e che si collegano agli inquietanti sogni di Travis che vediamo sin da dopo la morte di Bud

Entrando in territorio spoiler, la mancanza di risposte da parte di Shults invece di risultare frustrante arricchisce l’esperienza dello spettatore, non la impoverisce (come invece succedeva in Inception, 2010). Il massacro della famiglia di Will assume un tono davvero oscuro per la mancanza di certezze in cui ci troviamo da spettatori: Andrew (Griffin Robert Faulkner) era davvero infetto? Aveva aperto lui la porta rossa che portava alla stanza col cane ferito? Oppure era Travis ad essere infetto (sin da subito, oppure per essere entrato in contatto col cane) e Will aveva semplicemente capito che era meglio fuggire dalla casa per evitare il contagio?

Non lo sappiamo e non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che quando Sarah parla a Travis infetto non indossa la maschera, come a dire che alla fine tutti saranno inevitabilmente contagiati. Ma ancor prima di quello vediamo la totale perdita di umanità di Paul e Sarah nei loro sguardi vuoti: la volontà di sopravvivere e di evitare l’infezione li ha svuotati della loro umanità, li ha portati ad uccidere a sangue freddo degli umani indifesi… E tutto questo perché? Per dei sospetti non corroborati da prove! Certo, Will ha probabilmente mentito su suo fratello. E forse era un alcolizzato (si capisce in modo molto sottile in un bel dialogo con Paul). E chissà se conosceva i due misteriosi assalitori per la strada che non voleva che Paul uccidesse. Ma questo è sufficiente per giustificare il suo assassinio? Sono solo piccole cose ingigantite dall’ansia e dalla paranoia che si sono impossessate degli abitanti della casa!

E quindi torniamo al punto del film, che non è scoprire da cosa derivi l’infezione o che sia successo al resto del mondo, ma semplicemente studiare a cosa possa arrivare l’essere umano in una situazione estrema e in isolamento dalla società. Mi è sembrato particolarmente profetico alla luce dei recenti avvenimenti legati alla pandemia del Covid-19! Già circolano notizie su disordini mentali causati dalla quarantena forzata in cui abbiamo vissuto per mesi (e che potremmo tornare a vivere), e più in generale sulle conseguenze psicologiche e sociali di questa situazione senza precedenti. It Comes at Night a suo modo ci avverte che la perdita dell’umanità non è un’eventualità così remota e si può leggere come un invito a mantenere la calma di fronte ad avversità come quella che stiamo vivendo. Consigliatissimo! Ciao! 


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