Back to the Future: recensione del film

18 ottobre 2020, sono passati 35 anni dall’uscita nelle sale italiane del film del 1985 scritto e diretto da Robert Zemeckis (la sceneggiatura porta anche la firma di Bob Gale) intitolato Back to the Future (Ritorno al futuro). Ed ecco che vengonofuoridallefottutepareti lo ricorda insieme a Lucius di Fumetti etruschi con una umile recensione del film con protagonisti Michael J. Fox, Christopher Lloyd e Lea Thompson.

A meno che non abbiate vissuto l’intera vostra vita su un anello di Saturno, conoscerete Ritorno al futuro. È una commedia avventurosa e fantascientifica in cui il brillante scienziato Doc Brown (Christopher Lloyd) crea una macchina del tempo usando una Delorean e il suo grande amico Marty (Michael J. Fox) viaggia indietro nel tempo fino al 1955 sfuggendo a dei terroristi libici a cui Doc aveva rubato del plutonio. Vista la mancanza di plutonio a portata di mano nella Hill Valley del 1955, a Marty non resta che contattare il giovane Doc e convincerlo ad aiutarlo a tornare nel suo tempo senza nel frattempo modificare la linea temporale. Difficile, la cosa, visto che la giovane Lorraine (la futura mamma di Marty interpretata da Lea Thompson) si innamora proprio di Marty invece che del suo futuro padre George (Crispin Glover)…

Che dire di questo film? Io lo trovo di una bellezza disarmante, è sicuramente uno dei film che ho visto più volte nella mia vita (memorabile la volta in cui assistetti alla maratona con l’intera trilogia in un cinema di Londra nel 2011), credo che abbia una sceneggiatura perfetta sotto tutti i punti di vista e che sia realizzato in modo impeccabile. Ogni nuova visione invece di annoiarmi mi fa apprezzare ancora di più quanto ogni dettaglio sia stato curato.

La Hill Valley del 1985 che vediamo ad inizio film è la perfetta evoluzione di quella del 1955 che scopriamo insieme a Marty dopo il suo viaggio nel tempo. Tutti i personaggi sono ben caratterizzati e le loro evoluzioni nel tempo sono, per quanto semplicistiche, assolutamente credibili. George, un perdente che sin da giovane non ha il coraggio di farsi valere con nessuno, è un perdente anche nel futuro, cosa che cambia solo quando riesce ad affrontare il terribile Biff (Thomas F. Wilson) per salvare l’amata Lorraine. Lorraine cinquantenne critica i figli per comportamenti che lei stessa seguiva da giovane (cosa che da quarantenne già vedo succedere ad amici con figli abbastanza grandi da mettersi nei guai). L’anziano Doc ha perso il rispetto di tutti a suon di invenzioni strampalate e di incidenti catastrofici, nonostante fosse il rampollo di una famiglia benestante, come vediamo nel 1955.

Per non parlare dei dettagli: il film si apre con una panoramica su una serie di orologi, tra cui uno in cui un piccolo omino in miniatura è appeso ad una lancetta, proprio come accadrà nel climax finale a Doc. Marty suona la chitarra, ed è proprio questo che lo salverà dallo scomparire quando il chitarrista della band (Harry Waters Jr.) al ballo Enchantment Under the Sea si ferirà alla mano. E il fatto che sia il cugino di Chuck Berry che poi chiama per fargli sentire Johnny B. Goode è un vero e proprio tocco di classe. Mi fermo qui, ma potrei continuare per ore.

La colonna sonora di Alan Silvestri è splendida, e il suo tema riconoscibilissimo alla stregua di quello di Star Wars di John Williams. Non passa giorno senza che non infili qualche dialogo del film nelle mie conversazioni: “Strade? Dove andiamo non c’è bisogno di… strade!“, “C’è nessuno in casa?“, “Ehi tu porco, levale le mani di dosso!“, “Se avessi un po’ più di tempo… ehi, un momento, ho tutto il tempo che voglio, ho una macchina del tempo!“, eccetera eccetera.

Poi, certo, c’è un certo tema edonistico reaganiano di fondo che non mi va particolarmente a genio. Il fatto che la qualità della vita dipenda dall’avere uno stipendio alto, successo sul lavoro, la macchinona grossa, la fidanzata bella… il film presenta una visione dell’American dream (il sogno americano) davvero favolistica e degna degli anni Ottanta repubblicani vissuti dagli Stati Uniti (e non quelli cantati da Bruce Springsteen che già nel 1982 con la sua Born in the U.S.A. c’aveva visto lungo su quanto fosse una fregatura quel sogno lì).

E anche il product placement del film non è una cosa che mi faccia particolarmente impazzire, ma c’è da dire che rispetto ai seguiti qui si vedono solo un po’ di prodotti Pepsi, Kellogg’s e Texaco in qua e là e la cosa non è troppo invasiva (addirittura Gale dichiarerà di aver fatto un errore ad aver accettato soldi da queste ed altre ditte per la trilogia perché poi dovette sottostare alle loro richieste di mostrare i prodotti coi loro brand).

Ma non voglio essere troppo critico: questo film è un vero e proprio gioiello, ha un ritmo indiavolato, tutto il cast fa un lavoro eccezionale (anche se l’unico con una carriera degna di nota rimane Christopher Lloyd), Zemeckis alla regia non ne sbaglia una, ci sono decine di scene memorabili (dalla schitarrata iniziale al fulmine finale passando per il ballo e Darth Vader dal pianeta Vulcano che suona i Van Halen), e pure il finale che apparentemente fu buttato lì come una battuta da Zemeckis e Gale (non avevano idea del successo che avrebbero avuto) risulta perfetto per dare il la al seguito! Ciao!


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23 risposte a "Back to the Future: recensione del film"

    1. Indiscutibile che Stoltz non avesse quella carica di brillantezza di Fox che serviva al film, e Fox era il mio idolo dell’epoca – sono uno di quelli che ha passato l’infanzia a vedere religiosamente “Casa Keaton”, tanto che per me Fox è sempre stato Alex Keaton! ^_^ – però vorrei spezzare una lancia per il povero Stoltz, che non ha avuto la fama che merita ma all’epoca lo adoravo come attore drammatico. Grazie a Tele+ ho avuto moto di vedere suoi film che non hanno certo avuto grande eco mediatica ma la sua recitazione mi è sempre piaciuta. Solo che è un attore troppo “serio” per un film come Ritorno al futuro.

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      1. Nelle interviste è quello che dicono Zemeckis e Spielberg: bravissimo attore, ma non faceva ridere, non aveva la carica comica che, indiscutibilmente, Michael J. Fox invece aveva eccome!!!

        5 settimane di girato buttarono via… incredibile!

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  1. Questo è uno dei miei film della vita, un po’ come per tutti, immagino. Anch’io ogni volta che lo becco in tv mi fermo a riguardarlo anche se potrei recitarne dei brani interi a memoria! E ogni volta partono le stesse speculazioni per cercare di risolvere i paradossi temporali del film – lo hanno fatto anche in The Big Bang Theory, una volta, ho riso tanto!

    Mi fa sentire tanto boomer dirlo, ma secondo me questo è cinema come oggi non se ne fa più. Purtroppo.

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    1. Mi unisco alla frase boomer, ora le commedie statunitensi si accontentano di usare un attore “che fa ridere” tipo The Rock o Chris Hemsworth e non pensano alle sceneggiature o alla regia, che poi sono le due chiavi per fare un buon film!

      (a proposito di TBBT, secondo me il primo Back to the Future funziona tutto alla grande; nel secondo c’è una forzatura grossa, sono d’accordo con Howard!)

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  2. Quanti ricordi, quando lo noleggiammo in videoteca in famiglia. Mettere insieme i gusti di padre, madre e figlio è sempre stato difficoltoso, c’era sempre qualcuno che sbuffava, ma Ritorno al futuro è uno di quei titoli che metteva tutti d’accordo 😉
    Credo fosse la fine degli Ottanta, oggi c’è la convinzione che dal 1985 tutti siano assolutamente impazziti per il film ma all’epoca non fregava molto a nessuno: a parte una pubblicità sul settimanale “Topolino” non ricordo altro segno del film. Nessuno dei miei amici lo aveva visto, a scuola nessuno ne parlava – al contrario di Terminator che invece spaccava di brutto! – e non ho mai incontrato qualcuno che l’avesse visto. Poi nei Novanta l’uscita della doppietta 2 e 3 fece scatenare la gente e tutti a dire che adoravano il film da sempre: ma da sempre quando? Dov’eravate tutti nascosti quando volevo parlarne con qualcuno??? 😀
    Nel 1991 o 1992 comprai per corrispondenza la colonna sonora del primo film, che ho ancora, un CD che squagliai a forza di sentirlo: Alan Silvestri era il mio idolo sin da “L’occhio del gatto” (1985) e Chuck Berry l’ho conosciuto nella versione di Marty McFly ^_^

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    1. Bellissima questa testimonianza della mancanza di successo fino all’uscita dei sequel in Italia!

      Negli Stati Uniti fu un’altra storia, tanto da dare il via ad una cosa oggi di moda ma allora rivoluzionaria: girare due sequel allo stesso tempo! Quando sono i loro anniversari, già che abbiamo cominciato tanto vale fare la trilogia completa! :–D

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    1. Capolavoro davvero il film, il mio post non è che un piccolo e umile omaggio! Ci si possono scrivere libri su questo film, la sua sceneggiatura è considerata la *sceneggiatura perfetta* alla UCLA (da cui sono usciti Coppola, Reiner, Verbinski, Stiller…)!

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  3. Per il trentennale riuscii a vederlo su grande schermo anche qui a Firenze, anch’essa raggiunta dalle celebrazioni (e non è facile che succeda: a mia memoria è successo solo con Ghostbusters, Top Gun e, per la verità molte volte, con Frankenstein Junior): mi stupii della gran mole di long takes!
    Oggi i nerdaioli rimestano il paiolo dell’aneddotica ripassando molte volte le storie sul povero Eric Stolz (scritturato ma poi cacciato perché, attore di “metodo”, non riusciva a essere comico) e su Crispin Glover (restio ad accettare il messaggio reaganiano e poi strenuo combattente in tribunale per impedire lo sfruttamento della sua immagine senza permesso nei seguiti): cose sempre curiose…

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    1. Su questo film si sa di tutto, effettivamente, e per questo se ne potrebbero scrivere libri (anzi, c’è ne saranno già vari in circolazione) ! Io mi sono limitato ad un sentito omaggio ad un film che, per quanto non condivida affatto il messaggio di fondo, trovo davvero splendido e non riesco a smettere di riguardare! :–)

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  4. Ancora si trovano alcune delle scene girate da Stoltz, secondo me hanno anche provato a farselo piacere, perchè Fox era impegnato con “Casa Keaton” e avrebbe potuto girare solo di notte, ma dopo un po’ meglio dormire poco e avere il protagonista giusto che rischiare tutto. Gran post e gran compleanno anzi direi anche… Grande Giove! 😉 Cheers

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    1. Grazie mille! Altra curiosità, delle mille che girano su sto film, nel doppiaggio italiano Doc non dice Grande Giove, lo dice solo nel secondo e terzo. Naturalmente in inglese è sempre Great Scott! :–D
      Il buon Michael J. Fox dormí proprio poco in quel periodo! :–)

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  5. “Ritorno al futuro” è stato per me il primo film che vidi al cinema. Non saprei se proprio a quattro anni nel ’85 o qualche anno dopo dato che i film gravitavano in sala per periodo molto più lunghi e venivano riproposti più volte anche negli anni successivi al lancio. Però ricordo benissimo che andai con mio padre nel cinema parrocchiale del paese, era un Sabato pomeriggio e pioveva moltissimo. Da quel giorno e grazie a questo film io mi sono innamorato perdutamente della settima arte (certo ha contribuito molto anche il fatto che mio padre per una parte della sua vita fosse operatore della cinemeccanica e quindi mi raccontasse mirabolanti aneddoti di quando proiettò “Lawrence D’Arabaia” al cinema o “La Grande Guerra” alla mostra del cinema di Venezia). Durante il lockdown, dato che la mia signora non aveva mai visto nessuno dei film abbiamo recuperato l’intera trilogia. Proprio nella parte finale del fulmine di questo primo capitolo ho distolto lo sguardo dalla TV e guardato lei che era con sguardo incollato e mani strette al cuscino del divano, con una tensione alle stelle. Ecco questo mi sembra una buona certificazione riguardante la qualità del film in questione, dato che anche chi lo approccia per la prima volta oggi vive le stesse emozioni di sempre.

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    1. Grazie mille del commento! Splendido sentire che tuo padre abbia lavorato nel settore del cinema e abbia potuto essere alla Mostra di Venezia proiettando film del genere!

      Interessante anche notare come Back to the Future funzioni anche con persone che non l’hanno mai visto nel 2020: non ho esperienze dirette, ma sono sicuro che possa funzionare anche con un pubblico giovane di adesso perché è davvero spettacolare, gli effetti speciali funzionano ancora oggi, la trama è incredibile, il senso dell’umore ancora attuale… Diciamo che ancora non ho trovato nessuno a cui non piaccia questo film, ecco!

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