The Big Bang Theory: un’introduzione

the-big-bang-theory_02A The Big Bang Theory (TBBT d’ora in poi), lo show creato da Chuck Lorre and Bill Prady, mi sono avvicinato molto tardi. Facendo due conti, ho cominciato a guardarlo quattro anni fa, cioè giusto quando della serie stavano andando in onda le ultime stagioni (dodici in totale, dal 2007 al 2019). Non solo: ancor prima di vedere anche un solo singolo episodio avevo sviluppato una certa antipatia verso la serie e i suoi fan. Il motivo? Mi dava fastidio che gente che non avesse mai visto Star Trek o mai letto un qualsivoglia fumetto ridesse a battute che presupponevano una conoscenza previa di almeno una di quelle cose.

Faccio un esempio: Wil Wheaton è stato una guest star ricorrente nella serie in quanto attore nelle prime stagioni di Star Trek: The Next Generation. La sua presenza nello show e la maggior parte delle gag che lo vedono protagonista si giocano su questo fatto. Ma il solo Sheldon che grida vendetta urlando “WHEATON!!!” in una chiara citazione di Star Trek II: The Wrath of Khan (L’ira di Khan, 1982) non fa ridere se non si è visto il film citato! E avevo l’impressione (giusta) che la maggior parte dei fan di TBBT ridesse in automatico di qualcosa semplicemente perché percepito come nerd, e quindi di moda (siamo nel periodo storico in cui i film Marvel, DC e Star Wars sono gli indiscutibili campioni di incassi al botteghino). Siccome I was nerd when it wasn’t cool, la cosa non mi andava giù.

Poi ho cominciato a vedere TBBT e mi sono ricreduto. Non sui suoi fan, no, su di loro l’impressione non è cambiata. Ma sulla serie stessa! L’ho trovata, almeno nelle sue prime stagioni, ben pensata, con personaggi simpatici, e con battute divertenti e ben costruite. Insomma, dopo qualche anno posso dire di aver visto tutti i suoi episodi nel loro bell’ordine cronologico (ho una collezione mista di DVD e Bluray delle dodici stagioni) e mi è venuta voglia di scriverci su un post, questo.

Comincio da un accenno di trama, se di trama si può parlare. È più uno scenario fatto per accogliere le storie più varie, in pieno stile Friends e altre innumerevoli sit-com. Leonard Hofstadter (Johnny Galecki) e Sheldon Cooper (Jim Parsons) sono due dottori in fisica che lavorano al California Institute of Technology e condividono un appartamento di fronte al quale va a vivere la bionda aspirante attrice Penny (Kaley Cuoco). Per Leonard è amore a prima vista, nonostante Penny sembri irraggiungibile per un nerd come lui. Inoltre, due amici di Leonard e Sheldon si dimostrano da subito fondamentali per le dinamiche della serie: l’astrofisico Rajesh Koothrappali (Kunal Nayyar) e l’unico con solo un Master e non un PhD, l’ingegnere Howard Wolowitz (Simon Helberg).

Sheldon è senza dubbio il motore della serie, il personaggio che dà il la a tutta la comicità grazie alla sua assurdità e al suo modo di rapportarsi con gli altri. Non solo è un nerd appassionato di fumetti e Star Trek (questo lo sono anche gli altri tre), ma è pure un genio e un maniaco ossessivo compulsivo! Tutto nella sua vita è calcolato fino al dettaglio più infinitesimale, dal posto sul divano ai cereali da mangiare la mattina, passando per l’orario dei suoi bisogni (e quelli di Leonard) in bagno e le cene di ogni giorno della settimana. Gli altri sono strani pure loro ma in maniera più convenzionale: Leonard un impacciato nerd innamorato perdutamente di Penny, Howard fissato con le ragazze, e Rajesh troppo timido anche solo per parlare con qualcuna di loro (almeno inizialmente).

Per tenere in piedi dodici anni di show era però inevitabile aggiungere personaggi, e così ecco la piccola Bernadette (Melissa Rauch), la Sheldon femminile Amy Farrah Fowler (Mayim Bialik, l’unica con un dottorato anche nella realtà), e il proprietario del negozio di fumetti, e successivamente anche baby sitter di fiducia di Howard e Bernadette, Stuart (Kevin Sussman). A dirla tutta, nelle ultime stagioni ci sono così tanti personaggi da seguire che le storie si spezzettano fin troppo, ma ci arriverò!

Come in tutte le sit-com durature, è possibile trovare delle macrostorie che si sviluppano nel corso delle tante stagioni e per lo più in questo caso sono legate alle coppie che si formano e alle avventure lavorative dei nostri eroi (che includono andare nello spazio con la NASA, ottenere il Nobel per la fisica, passare da aspirante attrice a business woman di successo…), ma sono solo scuse per far affezionare il pubblico a personaggi. Secondo me i punti di forza di TBBT sono altri, e per essere breve elencherò i tre principali qui sotto.

  • La scrittura degli episodi e delle varie gag in essi contenute è assolutamente brillante, specialmente all’inizio. Si nota come non solo tra gli sceneggiatori ci fossero dei veri nerd, ma anche come parecchia cura fosse stata messa nella parte scientifica grazie ad un apposito consigliere (David Saltzberg) che rendeva interessanti anche le parti in cui i nostri amati protagonisti si lanciavano in discussioni tecniche o presunte tali. In generale, TBBT è una sit-com la cui visione richiede una certa attenzione, è densa di dialoghi e basta perdere l’attenzione per un minuto per perdersi molto di ciò che ogni episodio ha da offrire.
  • Il cast è stato scelto bene, i personaggi si integrano ottimamente tra di loro, ed è facile affezionarsi ben presto alle avventure di questo strano gruppo di (altrettanto strane) persone. Sheldon è chiaramente la superstar, ma pure Leonard è brillante con le sue dinamiche con Penny, anche se ho la sensazione che questi ultimi due personaggi siano stati un po’ accantonati nelle ultime due o tre stagioni.
  • TBBT nel corso degli anni ha avuto un numero spropositato di ospiti eccezionali, a volte in semplice formato cameo, e a volte in ruoli più strutturali anche se limitati nel tempo. E qui non posso esimermi dal fare una lista, anzi due. La prima include tutte le guest star che sono apparse nello show nei panni di sé stessi, e la seconda interpretando invece personaggi di fantasia.

L’impressionante lista di ospitate di attori ed attrici che non hanno dovuto interpretare personaggi, ma semplicemente delle versioni TBBT di sé stessi, include: Charlie Sheen (seconda stagione), Summer Glau (seconda stagione), Katee Sackhoff (terza e quarta stagione), Stan Lee (terza stagione), Steve Wozniak (quarta stagione), Bill Gates (undicesima stagione), Buzz Aldrin (sesta stagione), Stephen Hawking (in varie stagioni), Adam West (nona stagione), Ellen DeGeneres (decima stagione), Neil Gaiman (undicesima stagione), Kevin Smith (dodicesima stagione) e Sarah Michelle Geller (dodicesima stagione). Poi, da Star Wars: James Earl JonesCarrie Fisher (settima stagione) – Mark Hammill (undicesima stagione), mentre da Star Trek: George TakeiBrent SpinerLeVar BurtonLeonard Nimoy (solo la voce) – William Shatner – e il già citato Wil Wheaton apparso in ogni stagione.

Vi sembra poco? Una lista altrettanto impressionante include coloro che hanno interpretato dei personaggi della serie, seppur in ruoli minori. Bob Newhart interpreta Professor Proton, idolo dell’infanzia di Sheldon e Leonard e poi figura alla Obi-Wan Kenobi per il primo dei due. Vi sparo un trittico: Christopher Lloyd appare nelle vesti di un barbone nella decima stagione, Laurie Metcalf è la mamma di Sheldon e Kathy Bates quella di Amy. E poi Stephen Yeun di The Walking Dead, Keith Carradine come padre di Penny, Billy Bob Thornton, Jerry O’Connell, Dean Norris, Sean Astin… La lista non finisce più, anche perché ci sono altrettanti personaggi popolari soltanto negli Stati Uniti ma che magari a noi europei dicono poco o niente!

Per farla breve, questi tre elementi (scrittura e cast sia regolare che eccezionale) secondo me giustificano la visione della serie. Aiuta anche una regia quadrata che non tenta di strafare ma mostra quel che deve mostrare con mestiere. Certo, alcune stagioni sono meno riuscite di altre, soprattutto quelle in cui ci si perde dietro alle storie d’amore dei personaggi principali che, diciamolo, non sono esattamente il motivo per cui guardare TBBT, ma anche in quelle alla fine spunta sempre l’episodio divertente o lo spunto che fa ridere. Ciao!


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25 risposte a "The Big Bang Theory: un’introduzione"

  1. Alla fine ci sta che in una serie così lunga ci siano momenti meno ispirati, credo sia fisiologico; sapessi quante ne ho tollerate in 15 stagioni di Supernatural!
    Comunque condivido tutto quello che hai scritto. soprattutto per quanto riguarda la scrittura eccezionale della serie – anche nelle ultime stagioni, dai, magari sono più fiacche ma hanno anche lì dei momenti simpatici.

    Anche io ci ho messo un po’ a lasciarmi conquistare dalla serie, ma perché guardandolo in modo superficiale all’inizio pensavo che fosse pensata per deridere i nerd/geek/socially awkward, e l’avevo presa un po’ sul personale. Solo in seguito, quando ho cominciato a guardarla con più attenzione, mi sono reso conto che era esattamente l’opposto. Adesso non ho paura di affermare che, secondo me, si tratta di una delle serie più significative e importanti degli anni 2010, un po’ come Friends lo è stato per gli anni 90-00.

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    1. Lo è senza ombra di dubbio, tra l’altro spiega anche fenomeni di costume come il successo planetario dei vari film Marvel e DC costantemente in cima alle classifiche di incassi!

      Mi fa piacere sapere di non essere il solo che si è lasciato convincere dalla serie nonostante un inizio sospettoso… :–D

      Sulle ultime stagioni, è normale, è vero, però io mi rendevo conto della differenza quando in mezzo alla stagione 8 o 9 tornavo a guardare un episodio a caso di della prima o della seconda stagione. Il confronto mi pareva impietoso… :–)

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  2. Come serie mi è piaciuta molto (ho apprezzato l’ultimo episodio, in cui Sheldon finisce la sua transizione a “bambino vero”) ma penso che come stagioni siano troppe: se gli episodi erano tutti più o meno spassosi, la seconda metà della serie mi ha dato l’impressione del brodo allungato, in diversi momenti (come la faccenda del giroscopio).

    Non so se tu abbia mai visto una serie intitolata Pappa e ciccia: gli attori di Leonard, Leslie (la tizia che spesso zittiva Sheldon e ha avuto una storia con Leonard e Howard) e la madre di Sheldon mi pare che recitassero lì – e magari mi è pure sfuggito qualcuno.

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    1. Pappa e ciccia non la conosco! Curioso che abbiano pescato così tanti attori da un’altra serie!

      Sulla lunghezza della serie sono d’accordo con te, ma il successo è una brutta bestia da domare e alla fine quasi tutte le sit-com lo cavalcano ben oltre il dovuto…

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      1. Pappa e ciccia era molto carina, da noi arrivò negli anni ’90: ebbe un buon successo, ma sparì nel nulla.
        Credo che la caratterizzazione “napoletana” della furba interpretata da Roseanne Barr sia stata appioppata in Italia.
        Perché tanti attori da una vecchia serie?
        Forse come “fan service”: non è raro che anche solo per pochi episodi si ripeschino interpreti per sfruttare i loro vecchi personaggi in un deja vu fine a se stesso, specie se i due personaggi (non gli interpreti) avevano una storia.

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    1. Io l’ho visto solo in inglese e ho visto al massimo qualche minuto in spagnolo… Non c’è proprio paragone: una serie statunitense pensata per un pubblico statunitense non può che risultare migliore in inglese. Poi, certo, i doppiatori e i traduttori possono fare un lavoro più o meno buono, però inevitabilmente si perde qualcosa!

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  3. Ho visto il primo episodio quando la serie era già andata avanti ma non era ancora super famosa, e mi ha lasciata abbastanza indifferente (secondo me la parte in cui Leonard e Sheldon vanno alla banca del seme per super intelligenti è brutta, infatti poi hanno cambiato un pochino il personaggio di Sheldon, che non credo avrebbe fatto una cosa simile, tra l’altro poi ci dicono che ha un sacco di soldi da parte… insomma un inizio non folgorante, meglio la parte in cui arriva Penny). Poi però ho recuperato tutto (ora invece sono rimasta indietro ma recupererò!) ma rigorosamente in inglese, altrimenti, anche secondo me, perde tantissimo! Divertente, ti affezioni ai personaggi, camei strepitosi, ho imparato anche un sacco di cose… un must! Grazie per averne parlato!

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    1. Grazie a te per la lettura e il commento!

      Nel pilota effettivamente ci sono delle discrepanze col resto della serie, ancora non avevano perfezionato i personaggi. È curioso che comunque sia rimasto come primo episodio della serie!

      Sull’affezionarsi, è inevitabile dopo tante ore! Nelle ultime stagioni è addirittura facile prevedere le battute…!

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  4. Quando l’ho iniziata credo fosse ancora alla seconda stagione, e i primissimi episodi mi sono molto piaciuti tanto da seguirla con molto interesse. Il problema è che appena ha fatto successo è entrata in un loop temporale per cui ripeteva uno schema fisso di battute indebolite fino alla nausea. Arrivato per pura stanchezza e inerzia alla nona – in fondo era un noioso impegno annuale di giusto una ventina di puntate – ho deciso che soffrire così non valeva la penna e ho mollato. Tanto ogni singolo minuto di ogni singola puntata c’era Sheldon che diceva una stupidata, Leonard rispondeva «Cosa?» e Sheldon spiegava la stupidata. Sempre, ogni singolo minuto di ogni singolo episodio.
    Ogni tanto per puro errore è uscita qualche buona idea, come Wheaton e l’anteprima di Star Wars VII, dove Wheaton si presenta vestito da Star Trek (genio totale! ^_^ ) ma per il resto è una stessa identica battuta ripetuta per dodici anni: pura follia!
    Per non parlare della vergogna di usare una serie come televendita: a parte un servizio da pentole e una mountain bike dal cambio shimano Sheldon e i suoi amici hanno venduto di tutto con una faccia tosta che neanche Mastrota avrebbe mai avuto. Non è una serie TV, è una di quelle trasmissioni che becchi di notte con lo chef che vende il trita-tutto a pedali! 😀

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    1. Concordo sulla ripetitività delle ultime stagioni, ormai ero arrivato al punto di poter prevedere le battute prima che le facessero i personaggi!

      Però per senso di completezza (una delle mie varie fisse) l’ho finita di vedere, alla fine mi ero affezionato ai personaggi anche se in realtà essendo una sit com non hanno dei veri e propri character arc!

      Sul product placement… A me finché piazzano roba come Dungeons and Dragons non dà nemmeno fastidio! :–D

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      1. Il problema è che crolla la caratterizzazione dei personaggi: tutti i “nerd” sono critici su qualcosa, questi invece sono tutti entusiasti di qualsiasi novità esca, semplicemente perché sono pagati per esserlo. Così dai pugni di Hulk a Star Wars VII – insalvabile a detta di tutti i fan che ho incontrato, invece capolavoro per loro! – è tutta una televendita, quando invece Sheldon dovrebbe essere un bastian contrario di natura, diffidente dei cambiamenti.

        Anch’io sono andato con il pilota automatico, sebbene il fastidio si faceva sempre più intenso, poi dopo la nona (mi pare) mi sono semplicemente dimenticato di vederlo ed è stato meglio, così mi sono liberato 😛

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      2. Ti do pienamente ragione sulle ultime stagioni che sacrificano battute e personaggi sull’altare della pubblicità ad ogni immonda zozzeria targata Marvel o DC o Disney, cose che nelle prime stagioni sarebbero state oggetto di battute folgoranti.

        Poi alla fine c’erano così tanti personaggi che praticamente lo schema di un episodio era dialogo. Stacco su altri personaggi. Dialogo. Altri personaggi. Dialogo. Altri personaggi. E non erano nemmeno i dialoghi degli inizi! Praticamente non c’erano più storie, solo frammenti.

        Dovessi consigliare qualcuno, senza ombra di dubbio manderei sulle prime stagioni!

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  5. Io lo seguo sin dalla messa in onda della prima stagione e all’inizio ero appassionatissima. Le prime quattro stagioni sono stupende, poi inizia un po’ a calare fino a diventare, secondo me, quasi uno scempio di situazioni ripetute allo sfinimento solo per allungare il brodo e fare quante più stagioni possibili, nonché portare avanti una comicità del tutto diversa rispetto a quella iniziale, una comicità che spesso è sfociata addirittura in una sorta di “spirito di patata” infantile e molto poco divertente. Tutto sommato, nonostante questo, l’ho visto fino all’ultimo episodio perché quando ti trovi di fronte a serie di questo tipo, l’affezione ai personaggi, più che quello che accade effettivamente nella storia, ti tiene comunque legato (e non è sempre un bene) alla visione.

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    1. Eh sì, le prime stagioni sono senza ombra di dubbio le migliori. Un po’ le ultime avevano perso la carica dirompente del principio, e un po’ tutti quei personaggi alla fine erano troppi e praticamente non c’era più spazio per costruire delle storie, ma si ripetevano solo le stesse battute all’ infinito. Però pure io ho resistito fino in fondo!

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