Showgirls: recensione del film

Showgirls è un film del 1995 diretto da Paul Verhoeven e scritto da Joe Eszterhas, ovvero la stessa accoppiata di Basic Instinct di tre anni prima, film che apprezzo non poco. Aggiungo che ho un debole per il regista olandese che ha sfornato alcuni dei film che rivedo più volentieri da quando sono adolescente come Robocop (1987), Total Recall (Atto di forza, 1990), e Starship Troopers (Starship Troopers – Fanteria dello spazio, 1997).

Però non potevo non conoscere la tremenda fama di Showgirls, film considerato tra i peggiori mai fatti (vinse anche un Razzie quando uscì e il buon Paul fu il primo regista nella storia a ritirare quel premio in persona) e che stroncò sul nascere la carriera di Elizabeth Berkley. Fu un flop notevole al botteghino, anche se poi guadagnò bene con il videonoleggio (ciò che ora si chiama streaming).

Per pura ammirazione verso Verhoeven mi sono comprato il Bluray di Showgirls e me lo sono finalmente guardato. Ok. Parliamone. Una cosa sia chiara sin da subito: non è assolutamente uno dei film più brutti che abbia mai visto, c’è molto ma molto di peggio in giro. Non è neanche un gran film, sono il primo ad ammetterlo! Insomma, vale la pena discuterne!

La trama. Nomi (Elizabeth Barkley – il nome assurdo la protagonista lo giustifica dicendo che sua madre era italiana, come se c’entrasse qualcosa) è una ragazza in cerca di una vita migliore che si reca a Las Vegas per provare a diventare una ballerina di successo. Fortunatamente si imbatte in Molly (Gina Ravera), una sarta che lavora in un famoso hotel, che la aiuta a sistemarsi. Nomi è bella e sa ballare ma non trova che un lavoro in uno squallido topless bar gestito dal rude Al (Robert Davi, uno dei Fratelli di The Goonies, I Goonies, 1985). Però, grazie ad una relazione di amore/odio/ammirazione con la famosa Crystal (Gina Gershon) di dieci anni più grande di lei (e col suo compagno/agente Zack, Kyle McLachlan, l’agente Cooper di Twin Peaks), Nomi riuscirà ad ottenere un certo successo.

Non do altri dettagli, ma praticamente la trama ricalca quella di All About Eve (Eva contro Eva, 1950) anche se in salsa Las Vegas, cocaina e spogliarelli. E infatti la trama alla fine funziona, non è niente di particolarmente rivoluzionario ma fa il suo lavoro. I problemi principali di questo film sono, credo, due, e per me personalmente arrivano a tre. 

  • La sceneggiatura, e mi riferisco a dialoghi e personaggi, è orrenda. Non mi lamento del fatto che siano tutti personaggi negativi (tranne Molly, che infatti fa una finaccia), l’intenzione del film era chiaramente di mostrare un mondo brutto e sordido. Ma della maggior parte di loro è impossibile capire le motivazioni, sembrano agire in maniera completamente casuale, e i dialoghi sono da mani nei capelli. A Glenn Plummer in particolare tocca dire delle battute che non hanno nessun senso, mi sorprende come l’attore sia riuscito a dirle mantenendo una certa serietà (il dialogo sul fottere senza fottere con tutto l’AIDS che c’è in giro ancora non ho capito dove volesse andare a parare).
  • La protagonista è insopportabile. Nomi è sempre arrabbiata, sempre esagerata, sempre scortese con tutti, non si capisce come mai tutti vogliano lavorare con lei o uscirci insieme! E ok, è una persona che ha avuto una vita difficile, un passato drammatico, ma così è troppo. È sempre, sempre oltre la crisi di nervi, e la cosa stanca abbastanza in fretta.
  • So che questo è un problema mio, ma i balletti mi sono sembrati troppi e tutti uguali, con queste mosse repentine che non mi dicono niente e, ma ripeto che deve essere cosa mia, non mi sembrano assolutamente sexy nonostante culi e tette in bella mostra non manchino. 

Detto questo, non capisco perché sia stato così tanto massacrato da pubblico e critici. È un film mediocre, certo, ma ha anche dei meriti! Per esempio mostra in modo realistico un mondo che personalmente trovo orribile come quello di Las Vegas e lo fa bene, probabilmente grazie all’occhio europeo di Verhoeven che da osservatore esterno ma attento riesce a cogliere tutte le contraddizioni e le distorsioni dello show business di cui tratta il film.

Verhoeven nella satira ci sguazza (si pensi al succitato Starship Troopers) e qui è nel suo mondo! L’ipocrisia e l’odio regnano sovrani a Las Vegas, ci dice Showgirls, e il divertimento con ragazze facili si paga non solo coi soldi, ma anche con vite piene di invidia, sofferenza e ansia. Questa parte del film è convincente, e non a caso si basa su più di 50 interviste a persone del giro di Las Vegas che lo sceneggiatore fece e su cui basò gran parte dei suoi personaggi e dei dialoghi. Forse è per questa voglia di aderenza alle testimonianze reali che ne è uscito un copione sconclusionato e poco lineare, coerente e credibile?

Per il resto… Non c’è molto altro da segnalare, ammetto. Anche cose che in sé avrebbero potuto magari anche funzionare, come lo stupro impunito perché commesso da una persona famosa, risultano fuori posto in una storia che forse prova a denunciare troppo dimenticandosi di sviluppare una trama e di mantenere l’interesse degli spettatori.

Per concludere, io son contento di aver guardato questo film: non penso che meriti la brutta fama che lo contraddistingue! Che sia stato così denigrato perché mostrava una parte scomoda degli Stati Uniti e della sua luccicante Las Vegas? Ah, e forse è inutile scriverlo, ma se volete vedere un po’ di nudità femminili (e pure il sedere di Kyle McLachlan) questo è il film che fa per voi! Ciao! 


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24 risposte a "Showgirls: recensione del film"

  1. Che dire, io non l’ho mai visto, ma al corso di cinema me ne mostrarono alcune scene come esempio negativo… Detto questo, da come ne parli, in effetti non sembra così terribile. E sappiamo bene che al peggio non c’è mai fine… Per Verhoeven ho sentimenti contrastanti, amato Starship Troopers ma odiato Black Book, però una possibilità gliela darei. E anche solo per Kyle McLachlan (quanto mi piace Twin Peaks!) vale sempre la pena, qualunque parte di lui venga mostrata 🙂

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    1. Credo che qualcuno lo possa considerare un guilty pleasure, magari addirittura un cult. Secondo me è semplicemente un film brutto che presenta un brutto mondo con una brutta protagonista (pur se con le sue motivazioni, che però vengono spiegate troppo poco e troppo tardi).

      La parte in cui si mostra il brutto mondo di Las Vegas è ammirevole, nessuno statunitense te lo farebbe mai vedere così “crudo”. Quindi è interessante vedere il film, però ecco… è una curiosità più che un film imperdibile!

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  2. Concordo con te, lo vidi qualche anno fa in occasione di una capata presa per Verhoeven e devo dire non è che rimasi poi così disgustato. Ha il suo perché proprio in quella sua ironia velata e nella critica a tutto spiano al mondo dello showbiz da lui tanto odiato – rimpiango sempre quell’intervista che gli feci e non potei mai pubblicare a causa del mio boss dell’epoca. Hai detto benissimo sui balletti poi, dovrebbe essere un film sexy, ma a parte le donne nude ha la stessa carica erotica di una scala mobile. Questo quando non è assolutamente ridicolo, come la scena di sesso con Kyle MacLachlan nella piscina.

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    1. Hai intervistato Verhoeven!!!!!! Invidia!!! Ehm, volevo dire, complimenti! :–)
      Dice che sul set possa essere insopportabile, a te come è sembrato? Io lo vedo come un genio, quindi riesco a immaginarlo sregolato…

      E quell’intervista quindi è rimasta non pubblicata?

      (concordo sulla scena nella piscina… Chi fa sesso in quel modo???)

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      1. Purtroppo la prima parte l’avevo registrata io, la seconda il mio boss, ed era quella in cui eravamo finiti a parlare di film semi-blasfemi su Gesù e Lars Von Trier. Fu al festival di Roma in cui presentò un mediometraggio scritto con la collaborazione di suggerimenti dal pubblico, Steekspel. E io senza quella seconda metà che mi fu promessa per secoli, restai appeso e col tempo ho perso pure la prima. A me è sembrato un tipo a posto, lo stavo facendo incazzare parlando Starship Troopers che io adoro alla follia, però quando ha iniziato a discutere degli argomenti suoi si è aperto tantissimo. Immagino su un set che non senta suo debba sentirsi un po’ fuori dal suo mondo, ma comunque si vede dai film che è un tipo con la testa sulle spalle che SA il suo mestiere. Cazzo se lo sa. Non vedo l’ora esca il suo nuovo film, Benedetta. Mi è parso di capire è stato spostato con tutto il festival di Cannes da questo al prossimo anno 😦

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      2. Eh sì, lui è un regista con la R maiuscola, non uno shooter qualunque! Ho Elle in DVD che mi aspetta da troppo tempo, uno di questi giorni lo guardo, e sono contento di sapere che ha un nuovo film in uscita! Alla sua età!

        Peccato per l’intervista…

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  3. “Showgirl” oggi è quello che evidenzi in recensione, un film mediocre. Al tempo era un film scandalo e credo che il nostro caro Verhoeven fosse molto più interessato a questo aspetto che al giocattolo filmico stesso. In America fu un flop, ma segnò un punto di rottura con la visione del corpo femminile al cinema, cosa già iniziata con “Basic Instict” ma spudoratamente esasperata in “Showgirl”. Però fermiamoci un attimo a riflettere su come le Nomi di turno oggi infestino i vari social network. “Showgirl” ha aperto gli occhi sulla necessità di mercificare il corpo per ottenere celebrità in cambio. Nel 95 era qualcosa di scandaloso, ora la normalità di molte ragazze.

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    1. Hai ragione da vendere! È un mondo che adesso è sotto gli occhi di tutti con i social (e con un ex-Presidente del Consiglio, per guardare al panorama italiano), ma che naturalmente è sempre esistito. Verhoeven forse peccò di troppa criticità e si dimenticò nel frattempo di fare un film che potesse reggere quel suo pensiero, ci può stare!

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