El clan: recensione del film

El clan (in italiano Il clan) è un film del 2015 scritto e diretto da Pablo Trapero (lo stesso di Carancho, 2010) che narra la storia vera dei crimini commessi da alcuni membri della famiglia Puccio in Argentina tra il finire degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta (il cosiddetto caso Puccio). In particolare seguiamo il giovane Alejandro Puccio (Juan Pedro Lanzani), giovane promessa del rugby e uno dei figli di Arquímedes Puccio (Guillermo Francella), capofamiglia facente parte dei servizi segreti argentini e, nel tempo libero, dedito a portare a termine sequestri di persona a scopo di estorsione.

Trapero non perde tempo ad introdurre la storia: ci butta direttamente nell’azione, tra il sequestro di un ragazzo e un’azione di polizia che ci sembra avere a che fare proprio con gli autori del sequestro. Si capirà soltanto successivamente che la storia è intervallata da alcuni flash-forward che rivelano come la storia andrà a finire, qualcosa che per gli argentini è noto sin dal principio ma che per il pubblico internazionale potrebbe essere sorprendente.

Il regista è davvero bravo a girare le scene d’azione e tutti i sequestri sono molto impattanti e concitati. Risulta così ancora più impattante la quiete familiare con cui i componenti della famiglia Puccio vivono la loro vita di tutti i giorni, con la moglie di Arquímedes (Epifania, Lili Popovich) che cucina per tutti (inclusi i sequestrati chiusi in cantina) e i figli e le figlie che fanno i compiti e guardano la televisione.

La calma serafica di Arquímedes è particolarmente terribile: il ritratto che il film fa del capofamiglia è quello di un uomo freddo, privo di sentimenti, che uccide per denaro e non ha un minimo di esitazione. D’altronde per lavoro probabilmente uccideva dissidenti quotidianamente, quindi la cosa non dovrebbe sorprendere più di tanto. È un uomo che si sente saldamente al comando del proprio clan e che non può concepire come alcuni dei suoi figli non vogliano seguire i suoi insegnamenti (come per esempio il figlio minore Guillermo, Franco Masini, che scappa all’estero).

Oltre a mostrare le tremende azioni criminali orchestrate da Arquímedes, il film mostra il suo difficile rapporto col figlio Alejandro. Non capiamo mai davvero le motivazioni di quest’ultimo: collabora col padre, a volte sembra andargli contro, ma in realtà gli rimane fedele fino alla terribile e drammatica fine. Personaggio davvero strano il suo: all’apparenza buono e generoso, con una splendida ragazza con cui sta pianificando il suo futuro (Mónica, Stefania Koessl), giocatore di rugby della Nazionale, non riesce però a sfuggire alla morsa del padre e soltanto troppo tardi la sua coscienza lo porta a ribellarsi.

Particolarmente interessanti sono poi le storie reali dei protagonisti dopo gli eventi mostrati nel film. Delle scritte sullo schermo nel finale ci informano che quasi nessuno di loro resterà troppo in carcere, addirittura Arquímedes otterrà una seconda chance dove lavorerà come avvocato e si convertirà alla religione cattolica! E questo fa riflettere soprattutto grazie alle scene in cui Trapero non ha paura di mostrare i legami dei Puccio col potere vigente, sia durante la dittatura di Videla (1976-1983) che immediatamente dopo.

Da italiano, ho trovato curioso anche notare come in quegli anni i sequestri non fossero prerogativa soltanto del nostro paese (negli anni Settanta si registrarono quasi 50 sequestri all’anno), ma fossero una pratica diffusa anche in altre parti del mondo.

Per concludere, consiglio senza dubbio la visione di El clan, un film che non solo aggiunge un po’ di informazione su cosa succedesse in Argentina durante la dittatura di Videla (si veda anche Garage Olimpo, 1999, o Death and the Maiden, La morte e la fanciulla, 1994, che pur se storia di fantasia fondamentalmente parla di quello), ma offre anche un dignitoso film diretto da un regista che meriterebbe di essere conosciuto ben oltre i confini della sua nazione. Ciao!


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6 risposte a "El clan: recensione del film"

    1. A volte anche i cinemini di fiducia ci tradiscono… Certo, ora l’unica cosa che voglio che il mio cinemini di fiducia faccia è sopravvivere, mi accontenterei! :–/

      El clan è interessante, se ti piace Trapero (che a giudicare dai due film che ho visto di lui ha uno stile riconoscibile)!

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    1. Davvero ha dato vita ad un personaggio cattivissimo, rende l’idea di un agente dei servizi segreti durante una dittatura tremenda come quella di Videla. E per di più un agente con una doppia vita ancora più crudele di quella ufficiale!!!

      Piace a 1 persona

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