Star Trek: Voyager – S07E16-17, Forza lavoro

Workforce (in italiano: Forza lavoro) è un doppio episodio in cui tutti e nove i membri regolari del cast di Star Trek: Voyager hanno parecchi momenti per mettersi in luce e almeno alcuni di loro possono anche divertirsi ad interpretare personaggi leggermente diversi dal solito (e, parlando di fare cose diverse dal solito, impressionante anche come una Roxanne Dawson vistosamente incinta abbia diretto la seconda parte dell’episodio – aveva già diretto Enigmi nella stagione precedente). Cosa succede nella puntata, vi starete chiedendo (oppure no: dipende se l’avete già vista o meno)?

La Voyager cade vittima di una trappola e l’intero equipaggio vieni rapito eccetto Chakotay, Kim e Neelix che si trovavano in missione col Delta flyer (pure il Dottore si salva, essendo rimasto l’unico a bordo come successe in Il virus qualche anno prima, e lo rivediamo nei panni del Capitano Olografico d’Emergenza come in Stagnaio, tenore, dottore, spia). E perché? Perché nel sistema che la nave della Federazione sta attraversando c’è carenza di risorse umane e c’è gente (i Quarren, o almeno alcuni di loro) disperata per trovare personale qualificato come quello della nave che conosciamo bene e che viaggia da sette anni per il quadrante Delta.

Ecco quindi che, dopo un bel lavaggio del cervello, sono tutti felici e contenti a lavorare in una città industriale e a fraternizzare coi compagni di lavoro. Janeway diventa rapidamente intima con l’affabile Jaffen (James Read), Paris trova la sua dimensione come barista ed è tenero con B’Elanna, pur non ricordandola come sua moglie e Seven è perfetta a controllare l’efficienza sul lavoro degli altri. Per Tuvok invece le cose non vanno così bene perché lui qualcosa si ricorda, tanto che i responsabili del sabotaggio della Voyager e del rapimento dell’equipaggio lo sottopongono ad un secondo lavaggio del cervello. E chi sono questi responsabili? L’ambasciatore Quarren (John Aniston: il papà di Jennifer, la Rachel di Friends!), il dottor Kadan (Don Most) e il direttore della sicurezza (Tom Virtue), tre persone senza scrupoli che per il bene del pianeta (e del loro portafogli, come si capisce in una scena fondamentale per caratterizzare Kadan) hanno forzato migliaia di persone a lavorare dopo un lavaggio del cervello.

Vengono smascherati da un’azione congiunta non solo di Chakotay e compagni (col Dottore che fa da perfetto capitano della nave in assenza di Janeway, in tandem con Kim che per una volta non fa la figura del cioccolataio), ma anche di alcune persone oneste sul pianeta come il buon Jaffen, l’onesto ufficiale di sicurezza Yerid (Robert Joy) e il giovane dottor Ravoc (Jay Harrington).

Come temi siamo quindi vicini a quelli di Una difficile cura: quando i bisogni di una società giustificano violenze o situazioni eticamente ingiuste per alcuni degli individui di quella stessa società? Qual’è il limite? La sopravvivenza della società stessa, o un certo livello di benessere? Quando riteniamo inaccettabile un determinato esercizio del potere da parte delle autorità? È evidente che sarebbe un discorso lungo da affrontare (e interessante!), ma Forza lavoro preferisce tagliare corto e caratterizzare i tre villain come corrotti che si intascano mazzette per far volare via la storia tra azione, colpi di scena e mille situazioni nuove per i protagonisti della serie.

Ben assestato anche il colpo del parallelo tra un Cubo Borg e la fabbrica dove tutti i lavoratori hanno ruoli ben assegnati e non escono dalle righe, non siamo ai livelli di Chaplin con Modern Times (Tempi moderni, 1936) o di Fritz Lang con Metropolis (1927), ma a pensarci bene è una bella frecciata alle nostre società cosiddette civilizzato dove passiamo otto ore al giorno a fare lavori che magari nemmeno ci piacciono (e poi ci sta che perdiamo altre due o tre ore per il tragitto da casa a lavoro e viceversa).

Per concludere: solito doppio episodio à la Voyager pieno di azione, personaggi, colpi di scena, battaglie spaziali e chi più ne ha più ne metta, ma che manda anche dei messaggi non banali sulle società industriali come la nostra e sui bisogni degli individui rispetto a quelli della società (in quest’ultimo caso, senza osare troppo, va detto). Ciao!

PS: anche io voglio dei modellini dei Bird of prey Klingon per la culla di mio figlio!

PPS: rivediamo anche lo shuttle di Neelix! L’ultima volta, se non ricordo male, fu in La prigione, all’inizio della terza stagione.


Episodio precedente: Il vuoto

Episodio successivo: Errore umano


7 risposte a "Star Trek: Voyager – S07E16-17, Forza lavoro"

  1. Mi spiace, non m’ha convinto. E’ anche vero che ormai ero arrivato a saturazione della serie (senza sapere che me ne aspettavano di ben peggiori!) e non ho mai avuto simpatia per l’immancabile episodio di ogni stagione in cui il cast si finge qualcun altro. Certo, in confronto alla roba trekie che ho visto dopo (ENT, DIS, PIC) è un capolavoro del cinema! 😀

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    1. Secondo me questo cliché era un modo per far divertire un po’ gli attori che dopo sette anni ad interpretare sempre la stessa roba (tra l’altro in Voyager di crescita dei personaggi ce n’è pure pochina, quindi la cosa doveva essere davvero ripetitiva per loro!) potevano sentirsi un po’ annoiati…

      Io preferisco comunque questo tipo di episodi a quelli della sala ologrammi! O dei Ferengi! O di Lwaxana Troi! X–D

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  2. Sì, diciamo che “limitare” la caratterizzazione dei tra villain al rango di corrotti intasca-mazzette era condizione sine qua non per riuscire a contenere l’intera storia in un doppio episodio. Diversamente, a voler approfondire davvero il discorso ce ne sarebbe voluto uno in tre parti (e forse nemmeno sarebbe bastato) 😉
    E il nostro Kim qui fa di nuovo una figura più che discreta… a volte penso che avrebbero dovuto dedicargli una stagione supplementare solo per fargli recuperare le occasioni perdute!

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    1. Forse i creatori della serie si sono un po’ pentiti per come hanno trattato il povero Ensign per sette anni e qui hanno voluto fargli fare qualcosa di costruttivo!

      Comunque hanno tirato fuori le idee più succose per la fine! Se ripenso alle prime due o tre stagioni (cosa che sto facendo ascoltando il podcast di Wong e McNeill) c’erano un sacco di storie dimenticabilissime mentre queste ultime sono molto più sostanziose!

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