Star Trek: Voyager – S07E12, Discendenza

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Lineage (Discendenza) è un episodio di quelli che si notano per la loro diversità rispetto al resto della serie. Una sola storia invece delle solite due (una principale e una secondaria, a volte intrecciate tra loro), pochissima fantascienza (limitata qui alle manipolazioni genetiche del Dottore e di B’Elanna), totale mancanza di azione per favorire uno sviluppo dei personaggi dall’inizio alla fine. È un episodio emozionante, ma non credo abbia troppo valore in quanto a ulteriori visioni. Ossia, sono contento di averlo visto, ci sono dei bei momenti per Tom Paris e B’Elanna sia come singoli che come coppia, però non credo che rivisiterò la storia, almeno nel breve termine.

E qual è questa storia? È molto semplice: B’Elanna è incinta di Tom. All’inizio sembra che l’episodio voglia giocare questa carta all’insegna dell’umorismo con Tom disorientato che chiede consigli a Tuvok, fra tutti! Geniale questa sua perla di saggezza: “Offspring can be disturbingly illogical, yet profoundly fulfilling. You should anticipate paradox.” (“I figli possono essere fastidiosamente illogico, ma danno anche profonde soddisfazioni. Dovresti prepararti al paradosso.“).

Poi però l’atmosfera vira bruscamente verso il drammatico perché anche B’Elanna sembra avere problemi con la gravidanza, specialmente dopo che il Dottore le mostra un’estrapolazione olografica della figlia che rivela la sua natura parzialmente Klingon. Cosa non sopporta B’Elanna? È semplice: lei ebbe un’infanzia difficile a causa dei suoi tratti Klingon eredati dalla madre, e teme che questo si rifletterà sulla propria figlia e, infine, anche sulla sua relazione con Tom. Quando B’Elanna aveva 12 anni, suo padre John abbandonò la famiglia: forse due Klingon da sopportare furono troppo per lui?

Tutto qui. L’episodio mostra i conflitti tra B’Elanna e Tom (e il Dottore, e Janeway…) intervallati da un flashback in cui la si vede nell’ultima vacanza col padre prima che questi lasciasse la famiglia. La piccola B’Elanna (Jessica Gaona) è oggetto di scherzi fatti dai cugini (Paul Robert Langdon, Nicole Sarah Fellows e Gilbert R. Leal) e soprattutto sente di nascosto il padre (Juan Garcia) lamentarsi lievemente della sua situazione familiare con lo zio (Javier Grajeda).

Che dire? Questo è stato chiaramente un episodio importante per Roxann Dawson. Primo, già aveva avuto un figlio qualche anno prima e probabilmente ne stava per avere un secondo (suppongo che stavolta fu deciso di inserire la sua gravidanza nella serie, lo capirò solo nelle prossime puntate a seconda della pancia dell’attrice). Secondo, il tema della tolleranza è dell’accoglienza del diverso affrontato qui non è affatto banale e sicuramente risultava familiare alla Dawson i cui genitori non erano statunitensi (e di fatto era già stato affrontato in Separazione nella prima stagione).

L’ultimo dialogo col Dottore è dolcissimo e dimostra come lo sceneggiatore James Kahn abbia saputo scrivere con delicatezza una storia non facile da far funzionare. Personalmente, però, ho trovato le scene del flashback un po’ deboli: non mi ha colpito positivamente la recitazione di nessuno dei ragazzini e ho trovato sia gli scherzi dei bambini che il dialogo di B’Elanna col padre un po’ deboli. Mi sarei aspettato più conflitto, vista la reazione così forte della B’Elanna adulta alla prospettiva di diventare madre!

Che altro dire? Da grande fan di Deep Space Nine dovrei essere avvezzo ad episodi del genere, ma trovarne uno in Star Trek: Voyager mi ha sorpreso, visto che di solito è una serie che punta molto più sull’azione che sulla parte soap opera legata alla serialità! Anche la credibilità della storia d’amore tra Tom e B’Elanna, per me pari a zero, forse influisce sul mio giudizio tiepidino di un episodio che comunque ha molti meriti e si chiude con un condivisibile messaggio positivo e di speranza rispetto al razzismo e all’accoglienza di chi, almeno all’apparenza, è diverso da noi. Ciao!


Episodio precedente: Nelle pieghe del tempo

Episodio successivo: Rimorso


17 risposte a "Star Trek: Voyager – S07E12, Discendenza"

    1. Era un bel personaggio perché era sia mezza Klingon che Maquis, quindi poteva fornire un po’ di conflitti col resto dei protagonisti. Purtroppo fu deciso che i conflitti c’erano già in DS9 e che VOY doveva essere come TNG, quindi B’Elanna fu ben presto accantonata…

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  1. In effetti un episodio di stampo così, potremmo dire, intimista è qualcosa di inusuale da vedere all’interno di VOY. Ma, forse, questa è solo un’impressione dovuta al fatto che una struttura a storia singola sembra essere l’ennesima idea arrivata tardi nella serie (e non aiuta granché vederla applicata alla “non si sa bene quanto” storia d’amore fra Tom e B’Elanna)… questo non vuol certo dire che nell’insieme non funzioni bene, chiaro, né che manchi un forte e (come da prassi) condivisibile messaggio! 😉
    Condivido il tuo parere sulle scene del flashback: gli scherzi dei bambini hanno l’aria di essere più infantili che non realmente razzisti e il dialogo col padre ha meno impatto di quanto ci si sarebbe aspettati ma, d’altra parte, non è la prima volta che VOY si ferma un istante prima di incidere davvero a fondo su temi difficili e delicati…

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    1. Esatto! In Separazione la cosa era andata molto più a fondo e, nonostante la tecno baggianata notevole di avere due B’Elanna, vedere la sua parte umana così impaurita e debole era toccante. Qui si parla di un trauma enorme e si ha paura di mostrarlo… Anche su un tema in cui Star Trek è stato pioniere!

      È come se questa voglia smodata di essere uno show per famiglie abbia tenuto a freno Voyager, molto spesso.

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  2. Beh, però non è che i Klingon abbiano una bella reputazione e parlando in generale anche meritatamente. Non a caso a quale specie appartenevano le cattive amicizie del figlio del Dottore nella sua simulazione olografica di famiglia? Klingon XD
    Quegli altri erano diffidenti? E grazie… anche se ad un certo punto la diffidenza si può superare e si deve superare SE non salta fuori qualcosa che la confermi, io tutto sommato non li biasimo, è una reazione naturale.

    Altra falla logica dell’episodio è che i timori di B’Elanna non hanno molto senso lì sulla Voyager: lì a bordo non potrebbero mai concretizzarsi e vista la situazione direi che nonostante la speranza, dovrebbe venire automatico pensare nei termini che loro figlia avrebbe molto probabilmente passato tutta la vita sulla Voyager durante i decenni ancora rimanenti per il viaggio di ritorno. Quindi in un posto dove aldilà di qualsiasi dubbio non gliene sarebbe fregato nulla a nessuno di Klingon o non Klingon. E poi dove vuole cacchio vuole che se ne scompaia Tom? Sono su una nave XD

    Per me è un episodio molto debole, perchè vuole presentare una situazione problematica per la quale in realtà non ci sono i reali presupposti ma forza le cose perchè invece questa situazione sia presente.

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    1. Hai ragione sulla premessa un po’ debole: sulla USS Voyager nessuno avrebbe fatto pesare a B’Elanna l’avere un figlio mezzo Klingon (anche se la stragrande maggioranza dell’equipaggio è umana).

      Però io mi sono lasciato vincere dal messaggio secondo me molto intelligente ed attuale, pur se non veicolato nel modo più convincente possibile! :–)

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  3. Diciamo che il buonismo politicamente corretto ha spinto a fare l’episodio ma poi una buona trama l’ha salvato: quale bambino non è mai stato “scherzato” dai suoi coetanei? Figuriamoci poi se ha una cresta Klingon! Però, come appunto detto, vederci del razzismo è solo negli occhi dei grandi. Dovevano fare una puntata “sociale” e per fortuna non è uscita fuori la solita “pubblicità progresso” patinata. Anche perché James Kahn è un bravo romanziere di novelization, e i romanzieri hanno sempre una sensibilità in più.
    Comunque in un universo come quello di Star Trek, con ormai miliardi di razze diverse in continuo contatto, il concetto di razzismo mi sembra davvero debole come tema narrativo. Ha senso tra razze con un passato terribile, come cardassiani e bajoriani, ma lì non è questione di pelle bensì di sangue versato. Una bambina con due bozzetti in fronte, in un universo fatto di ogni sorta di mostruosità, mi sembra un’idea tirata per i capelli..

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    1. È evidente che gli sceneggiatori volessero parlare di un tema che nel mondo perfetto di Voyager non ci incastrava tantissimo. Di fatto quando TNG parlava di razzismo metteva sempre dal lato razzista nuove specie, non la scintillante Federazione, così Picard poteva spiegare che colore della pelle, religione, apparenze varie non erano importanti per nessuno. Lo stesso con TOS col famoso episodio Let That Be Your Last Battlefield con i due rivali con la faccia bianca e nera (ma a parti invertite).

      Personalmente trovo il tema di grande interesse e sono disposto a assare sopra il contesto che non favorisce questo tipo di storia. Però capisco che possa far storcere la bocca! Di fatto è una storia che sarebbe stata bene in DS9 dove, come giustamente hai ricordato, il tema delle razze si nota molto di più (Cardassiani freddi e malvagi, Ferengi avidi, Jem Hadar guerrieri a tutti i costi, Vorta freddi calcolatori…)!

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      1. Proprio in questi giorni sto colmando le lacune di “Stargate Atlantis” (che non è bella come Universe ma comunque divertentissima) e hanno trovato un’ottima idea per la terza stagione. Hanno trovato un virus per trasformare in umani gli alieni cattivi che minacciano i protagonisti, ma nasce un dilemma etico: ciò che sembra umano… è umano? Essere a forma d’uomo assicura gli stessi diritti che riconosciamo ai nostri simili? Un nemico che diventa come noi, è ancora nostro nemico? Un’ottima idea che stanno sviluppando in diversi modi.

        Noi sappiamo che anche in forma bajoriana Gul Ducat è sempre infame 😀

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      2. Che gran personaggio Dukat!!!

        Interessante il tema di Stargate di cui hai scritto! È una serie che non conosco, ma fa piacere scoprire che è un’altra serie di fantascienza che riflette su temi di attualità proprio come si addice al genere!

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      3. In più hanno preso il biondino bonaccione di quella mosceria di “Enterprise” e l’hanno reso uno splendido cattivo sfaccettato.
        “Stargate Atlantis” è la prova perfetta di come un gruppo di personaggi splendidamente scritti e recitati crei molta più dipendenza delle storie in sé, che spesso sono ripetitive.

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