Christine: recensione del film

wp238712121 settembre 2020, Stephen King compie 73 anni. Ed ecco che vengonofuoridallefottutepareti lo festeggia insieme Lucius de Il Zinefilo e a Cassidy di La bara volante con una umile recensione del film di John Carpenter del 1983 intitolato Christine (in Italia: Christine – La macchina infernale), tratto dall’omonimo romanzo scritto appunto dal prolifico autore del Maine.

Quando uscì Christine (il romanzo arrivò nelle librerie pochi giorni prima che il film uscisse nelle sale), King era già un autore affermato nonostante il suo primo libro, Carrie, fosse uscito nemmeno dieci anni prima, nel 1974 (e De Palma l’aveva portato al cinema con un certo successo nel 1976). I diritti per portare sullo schermo Christine di fatto furono venduti ancor prima che il libro uscisse, e l’onore della regia toccò a John Carpenter solo perché il suo progetto Firestarter (tratto da un altro libro di King!) stava avendo dei contrattempi (e poi non vide mai la luce, come spiega Cassidy qui). Onore che Carpenter visse più come un onere: dopo le insensate critiche ricevute per The Thing (La cosa, 1982), il Maestro era stato bollato come persona non grata a Hollywood e aveva bisogno di lavorare a qualcosa per non uscire dal giro. Quel qualcosa fu Christine, un film che Carpenter ha sempre dichiarato di non aver vissuto come un progetto personale.

Lo dico subito: checché ne dica Carpenter, siamo davanti ad un filmone, uno di quei pochi adattamenti che non ha niente da invidiare al materiale originale da cui prende spunto. Il film diverge dal libro in alcuni punti (soprattutto sull’origine della cattiveria di Christine) ma ne cattura l’essenza alla perfezione e porta sullo schermo una storia del terrore che prende spunto dall’amore della società statunitense verso le automobili e dallo sfrenato consumismo del boom economico post-guerra mondiale. Cosa di più terrorizzante, quindi, di un’automobile assassina? E può essere positivo un amore ossessivo verso un oggetto inanimato? Domande retoriche…

La trama in due parole è la seguente. Siamo sul finire degli anni Settanta, e Arnie (Keith Gordon) e Dennis (John Stockwell) sono due grandi amici. Il primo è un classico nerd occhialuto e il secondo è un jock, cioè un atletico ragazzotto sportivo. Come da tradizione nelle storie di King dove i protagonisti vanno alle superiori, dei bulli crudelissimi (capitanati da Buddy, William Ostrander) perseguitano il povero Arnie facendogli scherzi di cattivo gusto per passare il tempo. C’è anche la bella Leigh (Alexandra Paul) che, se tutto andasse come deve andare, dovrebbe finire nelle braccia del bel Dennis.

Ma quando Arnie un giorno compra una vecchia Plymouth Fury del ’57 in condizioni disastrose dal vecchio George LeBay (Robert Blossom), tutto cambia. Arnie si allontana dal suo migliore amico, il rapporto coi suoi genitori peggiora, lui sviluppa un’ossessione per la sua Plymouth, e conquista pure la bella Leigh. L’auto, che si chiama Christine come viene rivelato dal vecchio LeBay, trasmette solo musica rock degli anni Cinquanta e ha un contachilometri che va al contrario. E sembra pure avere una vera e propia personalità, visto che pare essere gelosa di Leigh ed è capace di uccidere, addirittura sin da quando fu assemblata nella catena di montaggio (lo sappiamo sin dall’inizio grazie alla scena accompagnata da Bad to the Bone, e questo fu il primo film in assoluto ad usare questa canzone per una colonna sonora)! Come potranno andare le cose quindi quando Buddy e i suoi compari decideranno di distruggerla per far pagare ad Arnie una punizione ricevuta a scuola? Male, molto male…

Christine è un film che si prende il suo tempo per costruire la tensione. Prima si entra nel clima scolastico capendo perfettamente tutti i rapporti tra i protagonisti della storia. L’entrata in scena di Christine cambia tutte le relazioni e poi è un susseguirsi di scene una più terrorizzante dell’altra fino all’inevitabile showdown finale in cui Dennis si ritrova suo malgrado contro il suo grande amico Arnie ormai completamente cambiato dall’influenza della macchina infernale.

Carpenter ci regala non solo una delle sue più belle colonne sonore (non a caso chiude i suoi concerti col tema di questo film, come ho scritto qui), ma anche una serie di scene tesissime dove rende credibile e spaventosa un’auto che uccide uno ad uno i componenti della banda di Buddy e poi fronteggia un bulldozer! La macchina infuocata che avanza verso la telecamera è splendida, ma non meno bella è la scena in cui Christine entra in un vicolo più stretto di lei per compiere un omicidio, giusto per nominare un paio di immagini indimenticabili.

Roy Arbogast fece un gran lavoro con gli effetti speciali (la rigenerazione dell’auto dopo che Arnie le dice “Show me” è da brividi), e la maestria di Carpenter dietro la macchina da presa si nota in ogni singolo fotogramma. Il regista usò tantissimo la sua amata Panaglide e riempì di dolly shot il film per sottolineare il movimento inarrestabile della macchina omicida. I dieci milioni di dollari di budget vennero fatti fruttare, con ben 23 macchine diverse usate per ritrarre Christine (due di esse esistono ancora), e il box office registró venti milioni di dollari di incassi, permettendo a Carpenter di continuare a lavorare per un po’ (sarà poi Big Trouble in Little China, Grosso guaio a Chinatown, 1986, a metterlo definitivamente fuori gioco nei grandi Studios).

Da segnalare anche il recente video musicale diretto da Carpenter col tema del film riarrangiato in chiave rock in occasione dell’uscita del suo album coi temi di suoi film: è l’unico modo di godersi qualcosa girato dal Maestro in tempi recenti visto che non gli fanno girare un film dal 2010. E come non ricordare che anche il compianto Harry Dean Stanton ha una parte nel film? Insomma, film consigliatissimo da vedere e rivedere visto che ad ogni nuova visione si notano nuovi particolari che lo rendono veramente uno dei migliori adattamenti da un libro di Stephen King mai fatti. Ciao!


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25 risposte a "Christine: recensione del film"

  1. Dove King faceva giri immensi, il Maestro Carpenter va dritto al punto come sempre nel suo stile, la scena «Christine, show me» resta una delle più iconografiche di tutta la carriera di Giovanni, perché è nel film su commissione che si vede il vero autore è Carpenter qui ha fatto scintille. Tra tutti i pezzi che ho avuto l’onore di sentir suonare dal vivo da Carpenter, il tema principale di questo film è quello che mi ha colpito di più, sottovalutato e dato per scontato un po’ come tutta la pellicola. Da parte mia aggiungo invece l’onore di essere stato citato ben due volte, in mezzo a due miei eroi come zio Stevie e Carpenter, è come se il compleanno fosse il mio grazie mille! 😉 Cheers

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    1. È un piacere leggerti e quindi se posso “mandarti” lettori da qui lo faccio volentieri! :–)

      Al Sitges Festival quando lo vidi io introdusse il tema di Christine, con cui chiuse il concerto, con qualcosa tipo “Be careful when you go home, Christine is out there!” :–D

      Mitico John…

      Mi piacciono queste iniziative, dobbiamo farle più spesso! :–)

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  2. Quanti ricordi, ho visto questo film d’estate su un vecchio televisore scassato in bianco e nero, con una distorsione al centro dello schermo: malgrado tutto mi arrivò dritto al cuore!
    Amato tantissimo anche il romanzo, oltre che “Bad to the Bone” che per me sarà sempre il Tema di Christine ^_^

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  3. La sequenza dell’autorigenerazione (che riferito ad un’automobile suona come una battuta di infima categoria, lo so… ma è del tutto involontaria, lo giuro 😀 ) di Christine mi ha sempre affascinato fin da ragazzino: è qualcosa di quasi ipnotico da guardare. Un classico esempio di effetto speciale semplicissimo ma che rende da dio.
    Ho letto anche il romanzo però devo dire che a mia opinione il cambiamento riguardo la fonte delle “peculiarità” di Christine lo trovo un miglioramento (ed è raro per me dire una cosa del genere, perchè solitamente gravito verso la fedeltà quanto più possibile al materiale d’origine): nel film è lasciato vago, l’immaginazione dello spettatore inizia a lavorare (posto che lo spettatore in questione ne abbia) e per questo motivo secondo me rende di più.

    Comunque Carpenter è uno dei rari casi dove veramente si può dire che pubblico e critica non abbiano in più occasioni capito un cazzo.

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    1. Avevo evitato “autorigenerazione” accuratamente, ma visto che la battuta l’hai fatta te posso riderci senza problemi! :–D

      Sono d’accordo sul fatto che il cambiamento della natura malefica di Christine funzioni a meraviglia, qui nasce malvagia sin dalla catena di montaggio!

      E povero Carpenter, è proprio vero che è stato bistrattato ingiustamente. D’altronde è un genio ed è difficile che i geni vengano apprezzati dai suoi contemporanei. :–/

      La tardiva rivalutazione del Maestro non ci darà mai tutti i film che avrebbe potuto fare e che non ha fatto.

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      1. > Avevo evitato “autorigenerazione” accuratamente, ma visto che la battuta l’hai fatta te posso riderci senza problemi! :–D <

        Ecco, mi sono sacrificato per te 😀 😀 😀

        Quella del genio incompreso spesso la ritengo una frase fatta, ma nel caso di Carpenter vi trovo un oggettivo riscontro: ancora oggi considero pazzesco e difficile da credere il trattamento ricevuto da La Cosa (anche per altri suoi film, ma quello de La Cosa lo ritengo il più emblematico perchè più ingiustificato)
        Mah!

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      2. Lo massacrarono per The Thing che è, e uso il termine senza timore di esagerare, un vero e proprio capolavoro, e lo massacrarono ann i più tardi per Big Trouble in Little China che è poi stato copiato ed è tuttora copiato da TUTTI (c’è gente tipo The Rock che ci sta facendo una carriera con film così, o meglio, che vorrebbero essere così ma nemmeno ci vanno vicino).

        E il discorso potrebbe andare avanti…

        E grazie per il sacrificio, io che adoro i “pun” c’ho riso! :–D

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  4. Lo vidi in TV la prima volta che ero piccolo… lo vidi però cominciato…
    mi fece cacare addosso!
    Quando lo rividi molto tempo dopo, avendolo visto cominciato, cominciai a dire «accidenti: me lo ricordavo diverso!»
    …alla seconda visione apprezzai di più il film, senza il dramma dello spavento!

    Del libro lessi sì e no 20 pagine: mi fece schifo… ma come giudicare con sole 20 pagine!

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      1. E io pure 😉 Il libro? Una volta visto il film in effetti può perdere parte del suo fascino, se teniamo conto di come Carpenter di fatto ha preso Christine e l’ha resa una creatura che vive di malefica vita propria in piena autonomia (AUTOnomia, nemmeno a me è venuta apposta) rispetto a quella di King, caratterizzata da una più “semplice” possessione spiritica…

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      2. Splendidi questi giochi di parole, per me possiamo andare avanti per giorni! :–D

        Anche secondo me funziona meglio come macchina cattiva sin dalla catena di montaggio, così quest’ultima pure assume una connotazione negativa nella sua inquietante ed inumana efficienza e produttività!

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