Star Trek: Voyager – S07E08, La Nightingale

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La Nightingale (dall’originale Nightingale, cioè Usignolo, ma qui è semplicemente il nome di una nave stellare) è un episodio di Star Trek da manuale. C’è una storia principale in cui un membro dell’equipaggio fa il classico viaggio dell’eroe archetipo così come spiegato da Joseph Campbell in The Hero with a Thousand Faces (L’eroe dai mille volti), e c’è una storia secondaria scritta per alleggerire un po’ la tensione dell’altra.

E qual’è il viaggio dell’eroe? Prima incontriamo l’eroe nella sua normalità, poi all’eroe viene affidata una missione, durante la missione dovrà fronteggiare la morte (non necessariamente la sua: potrebbe essere quella di un familiare, o di un compagno di avventure), e da lì dovrà rialzarsi e completare la missione stessa. Lo sceneggiatore André Bormanis e gli ideatori della storia Robert Lederman e Dave Long hanno proprio seguito il manuale in questo caso! E il compito di LeVar Burton alla regia è quindi semplice, con un episodio così ben strutturato!

In La Nightingale, l’eroe è Harry Kim. Lo troviamo al comando del Delta flyer in una missione di routine con Seven e Neelix, poi gli viene affidata la missione di fare da capitano di una nave aliena equipaggiata con un dispositivo di occultamento e in una missione umanitaria (o almeno così sostiene il Kraylor chiamato Loken, Ron Glass). Solo che le cose vanno storte e muore una sua sottoposta (Dayla, Beverly Leech), ma dopo la conseguente crisi Kim riesce a completare con successo la missione.

Se suona prevedibile, è perché lo è. Questo però non toglie nulla alla qualità dell’episodio che risulta ben strutturato, ben realizzato, ben girato e con un sacco di momenti ben scritti. Neelix va in modalità Guinan (di The Next Generation) coi suoi consigli e le sue metafore che aiutano Kim a entrare nei panni di un capitano. Ha anche una scena finale con Kim che permette di ragionare un attimo sull’avventura appena avuta. E poi, visto che non è così semplice fare il capitano, ci sono molte scene in cui Kim dimostra di non essere pronto per il comando ed è Seven l’unica capace di confrontarlo direttamente, ancora una volta con scene davvero riuscite.

Mi ha fatto piacere anche notare come tutti i particolari della storia siano stati curati fin nel minimo dettaglio: è chiaro che le cose non stanno come ci viene detto inizialmente, ed in effetti tutto ciò che vediamo conferma questa sensazione e quando arriva la grande rivelazione tutto si incastra alla perfezione. Insomma, davvero un solido episodio che se non raggiunge l’eccellenza comunque dimostra per l’ennesima volta che Star Trek: Voyager è uno studente diligente che quando si applica riesce a fare le cose bene (nella mia metafora, Deep Space Nine è lo studente geniale che non segue le regole e ottiene risultati stellari).

E mentre Kim evolve come personaggio con momenti anche decisamente duri (Dayla muore perché obbedisce a un suo ordine diretto), sulla Voyager il povero Icheb (Manu Intaraymi) è protagonista di un simpatico equivoco con B’Elanna (e il Dottore non aiuta con i suoi fantastici consigli sulle relazioni amorose), una storia secondaria leggera che ci sta tutta. Ah, pure le navi aliene (sia le Kraylor che le Annari) sono belle da vedere, così come i set della Nightingale (anche se mi ha un po’ meravigliato come la struttura della nave sia davvero identica a quella della Voyager, c’è pure la ready room del capitano!). Ciao!

PS: anche questa storia la aggiungiamo alla lista di violazioni della Prima Direttiva, tanto per cambiare!


Episodio precedente: Anima e corpo

Episodio successivo: In carne e ossa


7 risposte a "Star Trek: Voyager – S07E08, La Nightingale"

      1. Assolutamente sì! Devo dire che, però, una piccola punta di amarezza emerge e per la seconda volta in due episodi consecutivi, sempre a riguardo del povero Harry Kim: se, infatti, l’episodio scorso aveva mostrato quanto il personaggio avesse potenzialità umoristiche che potevano essere sfruttate molto prima, ne “La Nightingale” si scommette ulteriormente su di lui mettendolo alla prova con un ruolo di comando carico di responsabilità (e tragiche conseguenze, come abbiamo visto)… scommessa vinta, sì, ma abbiamo dovuto aspettare sette stagioni per questo. In sintesi, eccoci alle prese con altre due interessanti occasioni (umorismo e maturità) colte tardi e quindi, di fatto, ormai perdute… 😦

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      2. Assolutamente sì. Non era un personaggio facile da sviluppare bene date le premesse (troppo perfettino, senza macchia), ma in 7 anni ce n’era di tempo per fargli prendere una direzione precisa (oppure no: Jake Sisko rimane indeciso su cosa fare per molto prima di lanciarsi nel giornalismo!). Invece pochissimi episodi su di lui, e questi arrivano troppo tardi. Rimane comunque un episodio solido!

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