La gran familia española: recensione del film

La gran familia española (traducibile come La grande famiglia spagnola, ma probabilmente uscito in sordina in Italia col titolo originale) è un film del 2013 diretto da Daniel Sánchez Arévalo. Si tratta di una commedia con un tocco drammatico con molti personaggi che interagiscono tra loro nel giorno del matrimonio del più piccolo di cinque fratelli, Efrain (Patrick Criado) con la bionda Carla (Arancha Martí).

Il cast, di conseguenza, è pieno di attori ed attrici più o meno famosi: gli altri quattro fratelli sono interpretati da Antonio Della Torre (il fratello maggiore Adán), Quim Gutiérrez (Caleb), Roberto Álamo (il fratello ritardato Benjamin, ruolo che naturalmente gli è valso un Premio Goya) e Miquel Fernández (Daniel). A intrecciare le loro storie ecco Cris (Verónica Echegui), ragazza di Daniel ed ex di Caleb, Mónica (Sandra Martín) che forma un triangolo amoroso con Efrain e Carla, di cui è sorella, e altri personaggi secondari. Tutta la vicenda si muove di pari passo con la finale del mondiale in cui la Spagna battè l’Olanda grazie ad un fantastico goal di Iniesta, che senza ombra di dubbio è la miglior immagine del film.

Mi sa che mi sono tradito… Già perché di questo film non mi è piaciuto quasi niente. Tutto mi è sembrato finto, nessuna storia dei personaggi mi ha realmente convinto, nessun dialogo mi è parso credibile.
Diciottenni che parlano come saggi che hanno capito tutto della vita, personaggi che fanno azioni senza nessuna giustificazione e che non portano a niente, cambi di tono repentini dal dramma alla commedia senza nessun rispetto di una qualsivoglia linea temporale. Per esempio, un personaggio può stare immerso con altri in un discorso serissimo, nella scena dopo lo possiamo vedere a dire stupidaggini con qualcun’altro per poi tornare a parlare seriamente di problemi esistenziali in un altro ambiente, il tutto nel tempo di un supplementare della partita di calcio.

Perché Adán vuole rubare l’oro del padre? E perché è depresso? E che decidono Efrain, Carla e Monica alla fine? E perché Cris non si rimette con Caleb? Chi lo sa…

Più in generale, mi fanno un po’ pena i film che pretendono di parlare di cose reali come l’amore o i soldi o la depressione ma dove tutte le ragazze sono bellissime, sempre perfette (pettinatissime anche dopo un bagno in piscina), tutti i dialoghi suonano costruiti e falsi, e il product placement è talmente invasivo da dare fastidio. E anche a me piacciono le Converse, di fatto uso praticamente soltanto Converse, ma non le voglio vedere tutto il tempo guardando un film (e se ne vedono di mille colori, spesso in primo piano!).

La cosa migliore del film è stato per me il cameo di Raúl Arévalo che fa il cameriere ubriaco al matrimonio, senza ombra di dubbio. E ho già parlato del goal di Iniesta? Per il resto, se volete vedere il film, preparatevi a un sacco di dialoghi fintissimi e recitati pure in maniera approssimativa da un cast in cui si salvano giusto il sempre bravo Della Torre (El reino, 2018) e Miquél Fernández (La piel que habito, 2011). Ciao!


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