The Way Back: recensione del film

ben-affleck-in-the-way-back-1The Way Back (uscito in Italia col titolo Tornare a vincere) è un film del 2020 diretto da Gavin O’Connor con protagonista Ben Affleck. Da una parte si tratta del classico film statunitense sullo sport (con un titolo così!), e dall’altra ha degli elementi che lo distinguono un po’ dalla massa indistinta di film tutti uguali dove c’è una squadra disastrata, arriva un allenatore ancora più disastrato, e dopo alcune peripezie tutti trionfano alla fine. C’è anche questo in The Way Back, ma non tutto va come ci si potrebbe aspettare.

La trama. Jack Cunningham (Ben Affleck) fu una giovane promessa del basket, ma lasciò lo sport e i sogni di successo svanirono nel nulla. Adesso è un alcolizzato separato dalla moglie che lavora in cantieri edili di giorno e poi si ubriaca nel pub con gli amici di sera. Viene chiamato da Padre Devine (John Aylward) a guidare la squadra di basket del suo istituto cattolico, Bishop Hayes e lui accetta malvolentieri. Poi però ci si butta anima e corpo e trasforma quello che era il peggior team del campionato in una squadra capace di andare ai playoff e vincerli pure. E questa è la parte prevedibile e già vista del film.

La parte più sorprendente è che Jack viene esonerato proprio prima di arrivarci ai playoff per i suoi problemi di alcolismo, quindi quel trionfo non lo vive in prima persona. E non torna nemmeno insieme alla moglie (Janina Gavankar), cosa che in un film di Hollywood standard sarebbe puntualmente avvenuta. Certo, a suo modo Jack ottiene una vittoria: accetta di entrare in una clinica per disintossicarsi grazie all’aiuto della sorella (Michaela Watkins) e dopo tanti anni prende anche un pallone e ricomincia a tirare a canestro, in un finale molto speranzoso con lui nel campo di fronte ad uno splendido mare assolato.

La cosa non vi attira? Posso capirvi perfettamente. Alla fine qui siamo di fronte al classico viaggio dell’eroe come descritto da Joseph Campbell in The Hero with a Thousand Faces (L’eroe dai mille volti): incontriamo l’eroe nella sua vita quotidiana, all’eroe viene affidata una missione (guidare la squadra), l’eroe si confronta con la morte (quella del figlio di un amico che gli ricorda la morte del proprio figlio), l’eroe arriva alla vittoria (con la squadra vincente e con lui che si disintossica). Niente di nuovo.

Però il film fa tante cose bene. Soprattutto, è realistico nel mostrare la vita di un alcolista: frigorifero pieno di birre, il ciclo divano-birra dal frigo al congelatore – birra dal congelatore alla mano – divano, birra anche durante la doccia la mattina, alcool nel thermos del caffè… e Ben Affleck sta effettivamente avendo problemi con l’alcool, quindi è l’attore perfetto, risulta davvero credibile nella parte! Anche i rapporti familiari del protagonista e il tipo di compagnie che frequenta sono scritti in modo da massimizzare la credibilità della storia, cosa che fa il paio con una fotografia che mi è sembrato abbia utilizzato luci reali il più delle volte (negli interni addirittura spesso si fatica a vedere i protagonisti illuminati soltanto da normali luci di casa).

D’altro canto, dei giovani giocatori rimane impressa soltanto la storia di Brandon (Brandon Wilson), anch’essa col lieto fine del padre che finalmente va a vederlo giocare, mentre tutti gli altri rimangono molto sullo sfondo. Insomma, non un film eccezionale questo The Way Back, però consigliabile per alcuni suoi aspetti ben curati al di là di una trama che offre poco di nuovo rispetto al genere in cui il film si posiziona. Ciao!


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4 risposte a "The Way Back: recensione del film"

    1. Ammetto di averlo cominciato ma di essermi addormentato dopo poco, non era la serata giusta… Prima o poi lo guardo per davvero! Certo che il faccione di Matt Damon a interpretare un personaggio super intelligente mi stona a un po’, ma credo sia un problema mio!

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      1. Non preoccuparti, il film funziona benissimo nonostante questa discutibile scelta di casting! 🙂 Colgo l’occasione per dirti che ho appena pubblicato un nuovo post, in cui racconto un aneddoto molto significativo della mia infanzia… spero che ti piaccia! 🙂

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