Star Trek: Voyager – S06E15, Tsunkatse

d04f22d1c8c192eb91be682e59af909fL’episodio numero quindici della sesta stagione, Tsunkatse, si apre con un’arena, concetto che istantaneamente ci riporta ai fasti della serie originale e al capitano Kirk che combatte alieni ridicoli (come il leggendario Gorn in Arena, o con dei grossi bietoloni in La posta in gioco). Qui però a combattere sono uno Hirogen e un alieno sconosciuto, e nel variegato pubblico ecco dei compiaciuti Chakotay e B’Elanna. Ce n’è abbastanza per godersi la sigla con dei grossi punti interrogativi nella testa: come si spiega questa assurda situazione?

La spiegazione è un periodo di vacanza della USS Voyager che permette all’equipaggio di divertirsi su un pianeta che offre intrattenimento a base di violenza. Fortunatamente non tutti gradiscono perdere tempo così, quindi ecco Tuvok e Seven su uno shuttle (immaginarsi le chiacchiere spicciole) che vanno a studiare uno strano fenomeno spaziale. I loro piani vengono però bruscamente interrotti da degli alieni ostili capitanati da tale Penk che si trova in compagnia dello Hirogen di cui sopra (interpretati dal leggendario Jeffrey Combs e da J.G. Hertzler, entrambi in prestito da Deep Space Nine)… insomma, gli alieni altri non sono che i padroni dell’arena! Qui c’è qualcosa che non va! E non sto parlando della presenza di The Rock, ora una delle star più pagate di Hollywood, in quella stessa arena: gli alieni sono decisamente ostili e catturano umanoidi per farli combattere, cosa che gli spettatori sembrano non sapere.

Come concetto qui siamo davvero pericolosamente vicini ad uno dei peggiori episodi della serie originale di Star Trek, Nell’arena con i gladiatori della seconda stagione, dove si salvavano solo gli elementi di satira contro la televisione del tempo e la dittatura degli ascolti. Qui ci ritroviamo gli stessi elementi, ma la storia si concentra, sorpresa delle sorprese, su Seven of Nine e il suo compagno di cella che ne diventa mentore, lo Hirogen che dice di essere prigioniero da 19 anni. I due sviluppano un rapporto di grande rispetto reciproco e quando tocca proprio a loro due combattere fino alla morte nell’arena, per Seven non è facile. Anzi, è talmente difficile che riflettendo poi sull’accaduto penserà di aver perduto la sua umanità facendolo!

Naturalmente non è così perché la bella Seven prova sentimenti che dimostrano senza ombra di dubbio che più umana di così non potrebbe essere, e tra l’altro gli sceneggiatori non se la sono sentita di andare fino in fondo e quindi la ex-Borg riesce pure ad evitare la morte dello Hirogen. Mi chiedo se la storia avrebbe avuto più forza se invece l’avesse ucciso un attimo prima del salvataggio della Voyager!

E a proposito del salvataggio… Ma la nave-arena non era imbattibile e super corazzata? E allora perché in due minuti soccombe agli attacchi della piccola nave della Flotta Stellare? Non capisco mai perché vengano inserite queste incongruenze facilmente evitabili negli episodi. Sarebbe bastato dire che le due navi erano comparabili! E invece no, si dice il contrario per far salire la tensione e poi il risultato è che la battaglia spaziale (che come sempre include dei teletrasporti con scudi alzati come da tradizione nella serie) è totalmente anticlimatica. Peccato. Ciao!


Episodio precedente: In memoria

Episodio successivo: La collettività


13 risposte a "Star Trek: Voyager – S06E15, Tsunkatse"

  1. Effettivamente la nave-arena doveva essere imbattibile oltre che super corazzata e, dato che non risulta ci sia mai stato (da parte dei nostri) nemmeno un tentativo di sabotaggio nei suoi confronti, il combattimento finale è a dir poco sbrigativo… Per il resto, anche qui gli sceneggiatori si sono fermati un attimo prima di affondare il colpo, puntando più a un lieto fine che, evitando all’Hirogen una morte “onorevole” da gladiatore, ha sollevato Seven dal dover affrontare ulteriori dilemmi etici e morali.

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    1. Mi sembra proprio che tutta la cura che veniva messa nei dettagli delle ultime stagioni di DS9 sia del tutto assente in queste stagioni di Voyager. A occhio, Ira Steohen Behr era uno tostissimo, mentre di qua Jeri Taylor lasciava correre parecchio…

      In quanto al finale soft, è chiara la voglia di differenziarsi dall’atmosfera più cupa di DS9 e di restare su un terreno molto più simile a quello già calcato da TNG!

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      1. Non era scontato che venissero usate tecniche marziali, all’epoca ormai il cinema di genere giaceva sanguinante, le grandi star marziali o erano scappate in Romania o facevano altro, non a caso The Rock non c’entra niente con quel mondo. Far utilizzare a Jeri Ryan tecniche di gamba diverse da robbette di moda (tipo le kung-frescacce di “Matrix”) è stato un atto coraggioso che va riconosciuto alla serie. Il genere pit fight è storico ma in realtà la sua versione marziale aveva solo dieci anni di vita, nata con Lionheart (1990) e ormai già roba da sottoscala della videoteca, dove solo i malati come me andavano a cercare: vederlo utilizzare in una serie TV di prima grandezza è davvero sorprendente: lode a Star Trek ^_^

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      2. Avevo 17 anni quell’agosto 1991, quando in TV c’erano i trailer di Lionheart, che scendeva nell’arena in combattimenti illegali marziali, e sulla spiaggia iniziai a leggere la saga “Operazione Drago” di Nathan Never, che si apre con combattimenti illegali marziali in un’arena futura incredibilmente simile a quella di VOY. Certe cose ti marcano a fuoco!
        Da allora è uno dei miei sotto-generi marziali preferiti, anche se bisogna scavare parecchio tra la Z per trovarlo. Recentemente ha conosciuto anche una rinascita al femminile, che chiamo “pink fight”. Tra i film di combattimenti illegali marziali tra donne ce n’è uno in cui il padre della protagonista è Dolph Lundgren, e uno in cui l’allenatore è Martin Kove, il “cattivo maestro” per eccellenza ^_^

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      3. Operazione Drago me lo ricordo pure io! I Nathan Never erano in casa fortunatamente quindi me li sono sparati tutti i primi 60, 70 numeri (stessa cosa per Dylan Dog). Tornano i fratelli grandi qui! :–)

        Boia se è cattivo Kove! Un altro di quegli attori che Tarantino ha schiaffato in un suo film (l’ultimo), naturalmente…

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      4. Non sapevo avesse lavorato con Q, come sai non seguo il Continuum 😀
        Quel doppio albo di Nathan è davvero mitico, con la sua reinterpretazione de “I 3 dell’Operazione Drago” fuso con altro e raccontato come si deve. Bei tempi…

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      5. Assolutamente! Si prendevano idee di qua e di là ma si sviluppavano in maniera originale, non era un semplice copiare o riproporre cose già viste. Stessa cosa per Dylan Dog! Che nostalgia…

        So che non apprezzi Q, però non puoi negare che il cuore ce l’abbia dalla parte giusta: poi ti possono non piacere i suoi film, e questo non si discute! :–)

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