Star Trek: Voyager – S06E14, In memoria

2009-12-30_memorial

In Memorial (In memoria), Chakotay, Paris, Kim e Neelix tornano da una missione molto intensa di due settimane. Una volta a bordo della USS Voyager ognuno di loro ha delle strane allucinazioni che li portano ad un campo di battaglia durante un tentativo di evacuare una colonia aliena… Impossibile che sia una coincidenza: tutti sognano la stessa identica situazione. Quando cominciano a ragionarci su con il Dottore e il capitano Janeway sembra che la spiegazione sia complicata…

Poco a poco si chiarisce che la battaglia nei loro ricordi è stato un vero e proprio massacro di civili di una popolazione aliena ordinato da tale Saavdra (L.L. Ginter, che ha proprio la faccia da cattivo, pure in The X-Files interpretava un poco di buono), ma è evidente che i quattro membri dell’equipaggio della USS Voyager non possono avere molto a che fare con la cosa. Al capitano non resta che portare la nave nel sistema della missione dei quattro per ricostruire la verità, una verità in cui si trova invischiata pure lei e poi piano piano tutto il resto dell’equipaggio, con un mistero che si infittisce…

Purtroppo però tutto questo crescere della tensione porta ad un finale assolutamente anticlimatico e che era facilmente intuibile non appena il resto dell’equipaggio comincia a soffrire gli stessi sintomi dei membri dell’away team. Molto semplicemente, un oggetto alieno trasmette queste memorie per non far dimenticare un massacro in onore degli innocenti assassinati trecento anni prima. Janeway decide di ripararlo per farlo funzionare altri trecento anni. That’s it. Cioè è la stessa trama di quel capolavoro di Una vita per ricordare (The Inner Light) della quinta stagione di The Next Generation, ma non ha neanche un centesimo della sua forza! Lì un artefatto alieno faceva rivivere gli ultimi decenni di un’intera civiltà al capitano Picard e il colpo emozionale alla fine era notevole. Ho la pelle d’oca solo scrivendone queste poche parole! Qui… la cosa è poco più di un espediente per giustificare le allucinazioni.

Non aiuta che invece di Patrick Stewart ci sia il poco credibile Robert Duncan McNeill che grida come un ossesso (e come se fosse in Discovery invece che in Voyager) mentre Robert Beltran, il cui Chakotay teoricamente soffre gli stessi sintomi, riesce a comunicare le stesse sensazioni con un’interpretazione molto più posata parlando con Seven e Janeway della missione.

Detto questo, non tutto è da buttare via in In memoria. Il messaggio è naturalmente molto forte: mandare uomini armati in una missione anche teoricamente pacifica non può mai essere una buona idea! Le armi sono create per infliggere dolore e morte, quindi come si fa ad usarle per scopi umanitari? Star Trek: Voyager ci dice forte e chiaro che, semplicemente, non si può, la qual cosa ha una certa valenza oggi e forse ne aveva ancora di più quando uscì l’episodio a inizio 2000 dopo i disastri dell’ex-Jugoslavia e poco prima di vari altri disastri e guerre in altre parti del Mondo. Di fatto, ho trovato molto appropriato che fosse Neelix a sostenere la tesi del riparare il memoriale del massacro, vista il suo tragico passato dovuto proprio ad una guerra.

Insomma, più che criticare il tema o la storia o il messaggio, suppongo che la mia mancanza di soddisfazione abbia a che vedere con la realizzazione e con la mancanza di un coinvolgimento emozionale più forte (di solito ottenibile facendo vivere la storia a qualcuno dei protagonisti, che qui invece sono semplici latori di un messaggio ma non sentono realmente le conseguenze dei fatti narrati). Ciao!


Episodio precedente: Virtuoso

Episodio successivo: Tsunkatse


6 risposte a "Star Trek: Voyager – S06E14, In memoria"

  1. Il messaggio è ovviamente inequivocabile e condivisibile, ma la realizzazione punta più alla piena sufficienza che non all’eccellenza (diversamente dall’indimenticabile episodio di TNG da te giustamente citato), nonostante la storia sia stata scritta dall’ottimo Brannon Braga… l’avesse anche sceneggiata personalmente, allora forse sì che ci saremmo avvicinati di più ai livelli di “Una vita per ricordare”.

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    1. Qui mi è parso chiaro che cosa Braga volesse comunicare, ma anche che ci fosse una storia un po’ debole a supportare il messaggio… Lodevole, ma probabilmente non mi rimarrà impresso!

      The Inner Light invece lo riguardo periodicamente e mi commuove ogni singola volta…

      Piace a 1 persona

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