Y tu mamá también: recensione del film

c7282e0e760a8a6f31daf565de913256813133ffY tu mamá también (in italiano: Y tu mamá también – Anche tua madre) è un film di Alfonso Cuarón del 2001 con protagonisti Maribel Verdú (Sin rodeos), Gael García (Desierto) e Diego Luna (Rogue One: A Star Wars Story). Si tratta di un road movie che allo stesso tempo è una storia di crescita personale, di fine dell’adolescenza. È un film che Cuarón senza dubbio non avrebbe potuto girare a Hollywood (dove poi avrebbe fatto fortuna) visto come tratta apertamente il tema del sesso e come mostra nudità, specialmente maschili, senza nessuna vergogna (giustamente).

Brevemente, la trama è la seguente: in Messico, i giovanissimi Julio (Gael García) e Tenoch (Diego Luna) sono due amici inseparabili. Ognuno sa tutto dell’altro, stanno sempre insieme e hanno addirittura un codice d’onore con le regole della loro amicizia. Mentre le loro ragazze sono per motivi di studio in Italia, ad un matrimonio conoscono la sposa di un cugino di Tenoch, Luisa (Maribel Verdú), di una decina d’anni più grande di loro, e insieme a lei cominciano un viaggio di qualche giorno per raggiungere una spiaggia da sogno. Inutile dire che il viaggio cambierà radicalmente la vita di tutti e tre.

Cuarón gira tutto con la sua camera a mano rendendo il viaggio in macchina molto dinamico e mostrando anche dei luoghi interessanti e poco famosi del suo Messico, senza perdere alcune occasioni per parlare anche della situazione politica del paese. Per tutto il viaggio ascoltiamo insieme ai protagonisti delle musiche molto variegate che ben si confanno ai possibili gusti dei due giovani protagonisti, musiche che spesso e volentieri rendono addirittura difficile capire i dialoghi. Non che i dialoghi siano particolarmente interessanti, anzi, di fatto credo che nessuno di essi (tranne forse uno di quelli finali da cui viene il titolo del film) abbia un reale significato.

E già che ci siamo… Questo film mi ha annoiato a morte. Non ho sopportato l’invasiva voce narrante che alla fine di OGNI scena entra di prepotenza e spiega fatti che a volte hanno a che vedere coi nostri protagonisti, e a volte no. Io mal sopporto la voce narrante in generale, ma qui per me Cuarón ha oltrepassato ogni limite. I dialoghi insulsi tra i tre protagonisti sembrano improvvisati, sono ripetitivi, e anche se probabilmente rispecchiano bene dei possibili dialoghi tra due adolescenti messicani, vengono rapidamente a noia. E ho la sensazione che pure Cuarón lo sapesse! Così ecco la voce narrante ad imporsi sui rumori e le voci degli attori per spiegare allo spettatore cosa sta vedendo sullo schermo o per fare delle deviazioni narrative assolutamente gratuite.

Dopo un’ora già non ne potevo più, e il film ne dura quasi due! Per me è stata una tortura. Capisco la crescita personale bla bla bla, la fine dell’adolescenza bla bla bla, gli amori passionali che bruciano rapidamente bla bla bla, le persone che ti cambiano la vita bla bla bla, la sottile differenza tra una grande amicizia e l’amore bla bla bla… Capisco ma preferisco che tali messaggi mi arrivino in altro modo. Sono comunque consapevole di far parte della minoranza che non ha apprezzato questo film (sorvolando sui voti stellari in siti come Internet Movie DataBase, MetaCritic e Rotten Tomatoes, dopo questo film a Cuarón fu affidata una grande produzione come Harry Potter and the Prisoner of Azkaban2004, che tra l’altro per me rimane il miglior film della saga sul mago creato dalla penna di J. K. Rowling) quindi il fatto che non mi sia piaciuto è solo l’ennesima prova che io di cinema non ne capisco assolutamente niente… Però mi andava di scriverne! Ciao!


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8 risposte a "Y tu mamá también: recensione del film"

  1. Io lo dovrei rivedere perché quando lo vidi qualche secolo fa… non mi piacque per niente come a te! Fu anche il mio primo Cuaron, ricordo che lo guardai con sospetto per un sacco di tempo finché non vidi Children of Men e Il prigioniero di Azkaban. Ancora oggi non è che lo consideri un genio, ai miei occhi è uno abbastanza altalenante, ti caccia fuori una meraviglia come Roma da una parte e poi una ciofeca come Gravity dall’altra.

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  2. Anche io mi dissocio, a me è piaciuto davvero tanto. Però sono d’accordo con quello che hai detto all’inizio, ossia che a Hollywood un film simile non avrebbe potuto farlo, soprattutto a causa delle scene di nudo; tra l’altro, ora che mi ci fai pensare, mi sembra ci sia una sorta di tabù intorno alla nudità maschile, è veramente rara da trovare.

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    1. Decisamente un tabù! Verhoeven con Showgirls dichiarò che voleva girare il primo film hollywoodiano con un nudo maschile frontale… E non ci riuscì nemmeno lui! Quindi almeno fino al 1995 nada de nada! Mentre di donne nude c’è ne erano quante ne volevi. La nostra società è molto maschilista, si vede anche da queste cose qui…

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