The Fearless Vampire Killers: recensione del film

its-hammer-timePer favore non mordermi sul collo (traduzione del lunghissimo titolo originale The Fearless Vampire Killers, or Pardon Me, But Your Teeth Are in My Neck, cioè Gli ammazzavampiri senza paura, o Scusa, ma i tuoi denti sono nel mio collo) è un film del 1967 diretto e scritto (insieme a Gérard Brach) da Roman Polanski. È una parodia del genere horror, e come tale si può probabilmente considerare la prima di un filone poi sviluppato benissimo in anni successivi da registi come Mel Brooks col suo Young Frankenstein (Frankenstein Junior, 1974), Edgar Wright con il suo Shaun of the Dead (L’alba dei morti dementi, 2004), e recentissimamente, Drew Goddard con The Cabin in the Woods (Quella casa nel bosco, 2014).

Sottolineo la definizione di “parodia horror” perché di certo non è la prima commedia horror della storia del cinema, onore che secondo molti spetta a Abbott and Costello Meet Frankenstein (Il cervello di Frankenstein, 1948) anche se probabilmente si possono trovare esempi anche precedenti. E va detto che non è facile fare una bella parodia horror, quelle riuscite si contano sulle dita di una mano! Lo stesso Mel Brooks fallì con il suo Dracula, Dead and Loving It (Dracula morto e contento, 1995), e nemmeno voglio nominare i vari Scary Movie o i seguiti di Friday 13th (Venerdì 13, il primo è del 1980) diventati ormai parodie di sé stessi. Insomma, lasciando da parte questi discorsi, il film di Polanski è un film horror con bellissime scenografie, costumi splendidi, e una colonna sonora esageratamente d’atmosfera, in cui i due protagonisti, il professor Abronsius (Jack MacGowran) e il suo assistente Alfred (Roman Polanski) sono fondamentalmente dei dementi, specialmente il secondo.

La storia quindi si svolge quasi come una serie di scenette in cui i tanti personaggi provano a fare cose elementari come andare dietro alle due bellezze della locanda presso il castello, Sarah (la bella quanto sfortunata Sharon Tate – la storia d’amore con Polanski nacque proprio mentre giravano questo film) e Rebecca (Jessie Robbins) mentre l’oscuro Conte Von Krolock (Ferdy Mayne, che fa anche da narratore ad aprire e chiudere il film) è intento ad organizzare i suoi vampiri per nutrirsi e, eventualmente, cominciare a conquistare il mondo. Cosa che farà, naturalmente, grazie proprio ai nostri due protagonisti che volevano evitarlo!

Tutto questo rende geniale il film e dimostra come Polanski sia uno dei registi che più ha dato al cinema contemporaneo sin dai suoi esordi (questo è il suo quinto film). A dirla tutta, però, Per favore non mordermi sul collo ad oggi funziona più nella sua parte horror che in quella della commedia. Ammetto di non aver riso molto e di aver apprezzato soprattutto la parte gotica del film. Per esempio è riuscitissima la scena del ballo dove solo i tre non vampiri (Abronsius, Alfred e Sarah) si riflettono nello specchio! Tanto che in alcuni stati il film uscì con il titolo alternativo Il ballo di vampiri!

Per chiudere, credo che questo film di Polanski non possa mancare in una collezione di cinema come si deve e sono certo che lo riguarderò presto per provare ad apprezzarne anche gli aspetti che alla prima visione non mi hanno convinto troppo. Ciao!


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12 risposte a "The Fearless Vampire Killers: recensione del film"

  1. Visto tantissimo tempo fa, non mi ha fatto ridere tanto, di sicuro mai quanto Young Frankenstein, ma forse dovrei rivederlo come hai fatto tu per cogliere diversi aspetti che di certo mi sono sfuggiti. Se passi dalle mie parti, mi sono imbattuta in You’ll Find Out, una parodia horror del 1940 con Peter Lorre, Bela Lugosi e Boris Karloff…

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  2. Mai visto, anche se il titolo mi era noto.
    Potrei darci un’occhiata, anche se da come lo descrivi mi lascia dubbioso perchè l’agrodolce a me non piace. Nel senso che o mi fai una commedia oppure un horror serio, o dolce o salato: le cose a metà io non so mischiarle, infatti l’alba dei morti dementi a me fece senza mezzi termini, cagare (scusa, ma un semplice “non mi piacque” non avrebbe espresso l’intensità di quel che mi ha lasciato).

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