End of Days: recensione del film

endofdays-promo-03-1024x675-1End of Days (in italiano: Giorni contati – End of Days) è un film del 1999 diretto da Peter Hyams con protagonista Arnold Schwarzenegger. C’è pure Gabriel Byrne, che è il motivo che mi ha spinto a riguardarlo dopo aver visto Hereditary (Le radici del male, 2018), anche quello con Gabriel Byrne. È stata una buona scelta per passare una serata? Avrei potuto fare di peggio, naturalmente, e alla fine le sue due ore passano abbastanza bene, però non si può certo definire un gran film. Di che tratta?

Trattasi di uno dei tanti film che verso la fine del millennio scorso sfruttarono la data per parlare di catastrofi imminenti e della fine del mondo. In questo caso il 31 dicembre 1999 Satana tornerà sulla Terra per inseminare una giovane donna e cominciare così a regnare sull’umanità. Peccato che trovi Arnold sulla sua strada a rovinargli i piani! Nonostante Satana (che possiede il corpo di Gabriel Byrne dopo essersi mosso come un Predator per le vie di New York) abbia vari seguaci capitanati da quel cattivone di Udo Kier, nulla può contro l’ex-poliziotto Jericho (Arnold) che per strani motivi si incaponisce a proteggere la giovane Christine (Robin Tunney) a costo della vita.

Andando con ordine, Jericho e l’amico Chicago (Kevin Pollack, pure lui come Byrne è stato uno de I soliti sospetti di Brian Synger nel 1995) lavorano come guardie di sicurezza private che un giorno vengono ingaggiate per proteggere un finanziere (che loro non sanno essere posseduto da Satana)! Riescono a non farlo colpire da un cecchino che dopo un rocambolesco inseguimento per i tetti di New York si rivela essere un prete cattolico senza lingua che però riesce comunque a parlare. Dopo aver cercato nell’orribile luogo dove questi viveva, i due trovano la foto di una ragazza e per motivi inspiegabili si appassionano al caso. Quando il prete viene ucciso in ospedale con delle ferite tremende su tutto il corpo, Jericho è l’unico a capire l’indizio fondamentale, il nome della ragazza, e i due la raggiungono giusto in tempo per evitare la sua morte per mano di tre assassini (che si scopriranno essere dei cattolici che provano a combattere il demonio).

Insomma, per farla breve Jericho proteggerà Christine fino alla fine anche quando tutti, e dico tutti, gli si metteranno contro: polizia (capitanata da CCH Pounder, che mi suonava familiare per il suo ruolo in Avatar, 2009), l’amico Chicago, i cultisti… Insomma, la trama è abbastanza classica e il twist del film lo dà la presenza di Arnold: dei satanisti vogliono far tornare il Signore delle tenebre sulla Terra, ma riuscirannno a sconfiggere Arnold per farlo? Insomma, non siamo di fronte a Rosemary’s Baby (Nastro rosso a New York, 1968), né The Omen (Il presagio, 1976), o per fare esempi più recenti, Darkness (2002) o Hereditary (2018). Ma fortunatamente siamo anche ben lontani da Commando (1985) e Raw Deal (Codice Magnum, 1986)!

End of Days è un film d’azione anni Novanta in cui cominciano a farsi troppo presenti dei brutti effetti speciali digitali (inguardabile il fuoco nella chiesa nelle scene finali), in cui le scene dovute alla presenza della star stonano (il lunghissimo inseguimento in elicottero all’inizio, la scena in cui si equipaggia con mille armi da fuoco, le infinite sparatorie in metropolitana, i combattimenti corpo a corpo che non finiscono mai – tra l’altro uno ridicolissimo in cui la vecchia e grassa madre adottiva di Christine scaraventa Arnold per la stanza come fosse un pallone – la cosa forse avrebbe funzionato meglio con Tom Cruise, originariamente nel progetto), e in cui ci sono dei buchi di trama grossi come delle case che costringono a vedere il tutto a cervello spento affinché la visione sia minimamente godibile. Per non parlare del classico cliché del protagonista che credeva in Dio ma che ha perso la fede dopo la morte di moglie e figlia dovuta alla sua intransigenza nel suo lavoro di poliziotto!

Però allo stesso tempo c’è anche un Gabriel Byrne meraviglioso nei panni del signore del male affamato di sesso (vedi la scena in cui Udo Kier gli offre moglie e figlia) e una prima parte più investigativa e misteriosa che qualche soddisfazione la dà. Film cupissimo perché girato quasi interamente di notte (una curiosità: Peter Hyams fa sempre anche da direttore della fotografia dei film che dirige), ha una bella atmosfera che perde solo nelle lunghe scene di combattimento, purtroppo abbondanti nel finale. In ogni caso può essere una scelta divertente per passare una serata poco impegnativa, anche se probabilmente non arriva ad essere un vero e proprio guilty pleasure per me. Ciao!


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