Matthias & Maxime: recensione del film

fotograma-matthias-maxime-xavier-dolan-1585150679908Matthias & Maxime è un film del 2019 scritto, diretto e montato da Xavier Dolan ed è il primo film che ho avuto il piacere di vedere alla riapertura dei cinema post-lockdown dovuto alla pandemia del Covid-19. E non so se è l’effetto ritorno al cinema dopo quattro mesi di assenza, ma il film mi è sembrato strepitoso!

La storia in due parole è la seguente. Un gruppo di amici vicino ai trent’anni si ritrova nella casa sul lago della famiglia di uno di loro (Rivette, Pier-Luc Funk) dove devono accettare anche la presenza di sua sorella (Camille Felton) che non va a genio a nessuno. Aspirante regista, chiede due volontari per girare una scena di un suo cortometraggio. Maxime (Xavier Dolan) si offre volontario mentre Matthias (Gabriel D’Almeida Freitas) accetta di partecipare dopo aver perso una scommessa. Per il cortometraggio i due devono baciarsi, e quel bacio rimuove molto nella vita dei due. Il primo è a punto di andare in Australia a lavorare, e il secondo è felicemente (apparentemente) sposato e avviato in una brillante carriera di avvocato.

Il film narra quindi degli ultimi giorni a Montreal di Maxime alle prese con una madre problematica (Anne Dorval) e con un amore non ricambiato che lo fa stare molto male. Veniamo così a conoscenza del mondo dei due e del loro gruppo di amici storici, i classici amici che parlano un linguaggio tutto loro (ho adorato le citazioni di gruppo da The Dark Knight Rises, Il cavaliere oscuro – Il ritorno, 2012, così come i riferimenti a Harry Potter! Nel mio gruppo di amici storici facciamo cose simili…) e che conoscono bene i difetti gli uni degli altri riuscendo a scherzarci su senza fatica.

Dolan dipinge un mondo variegato tra famiglie di alta classe e famiglie più umili (e magari in situazioni difficili), amici colti, eterni studenti e lavoratori nei settori più disparati, ma tutti capaci di condividere delle belle amicizie nonostante le distanze e le differenze.

La cosa che mi è piaciuta di più è come nessuna scena sia sprecata, tutte contribuiscono a formare il mosaico delle vite di questa dozzina di persone in cui alla fine ognuno emerge con una propria personalità, alla fine del film sembra di conoscerli da una vita! E poi la storia vera e propria è dolcissima senza voler essere strappalacrime, realista senza essere pedante, insomma, in una parola, meravigliosa. Matthias & Maxime è un film che diverte, intrattiene e commuove, e ci fa pensare alle tante cose che scegliamo di non dire e di non vivere e alle conseguenze che queste scelte hanno su di noi e su chi ci sta intorno. Ma il film parla anche di amicizia, di come ad un amico basti uno sguardo per capire cosa non va, e di come gli amici ti conoscono e ti accettano per come sei senza giudicarti. E parla di amore, un amore fortissimo e che va contro le convenzioni e la società: ancora oggi nel 2020 in molti posti (paesi cosiddetti sviluppati inclusi) non è facile essere apertamente omosessuali: non lo è per i trentenni di questo film e ancor meno per i cinquantenni e i settantenni!

E il film parla dell’incomunicabilità e della difficoltà di aprirsi, di parlare veramente. È facile passare una nottata a fumare e giocare a giochi da tavolo con amici: molto più difficile è sedersi al tavolo e parlare di sé stessi, di cosa si prova, di sentimenti, emozioni. Dolan dimostra una delicatezza incredibile nel trattare questi temi e ci regala un film incantevole in cui nulla è banale e allo stesso tempo tutto sembra reale, potrebbe essere successo a noi o a qualcuno di vicino a noi. Mi ha colpito talmente tanto che ora devo assolutamente recuperare le opere precedenti del regista/attore!

Notevole anche la colonna sonora, sia nelle parti originali di Jean-Michel Blais (per lo più al pianoforte), sia nella scelta delle canzoni non originali ascoltate dai protagonisti e, quindi, anche da noi. Alcune scelte a livello di inquadrature e movimenti di macchina invece mi hanno convinto meno (specialmente tutti quegli zoom sulle facce che ho trovato decisamente superflui). Invece mi son piaciute anche tutte le scene più metaforiche usate per suggerire i pensieri dei personaggi (come Matthias che nota l’assenza di una pianta dall’ufficio del suo capo che lo fa pensare all’imminente assenza di Maxime che sta per andare in Australia, per nominare una). Insomma, se ancora non si fosse capito, consigliatissimo! Ciao!

PS: (spoiler alert) Dolan chiude il film giusto prima del fine settimana che finalmente Matthias e Maxime passeranno soli e parleranno per la prima volta di ciò che sentono. Scelta perfetta, però ora sarei curioso di seguirli anche lì…


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6 risposte a "Matthias & Maxime: recensione del film"

  1. Sono d’accordo con te. Consigliabile la visione delle opere di Dolan al gran completo. Le ho recensite tutte. particolarmente toccante, secondo me, Laurence Anyways, che a tutt’oggi è quella che ritengo più riuscita. Comunque, un grandissimo e innovativo cineasta. 🙂

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  2. Il mio cinema riapre a fine mese. Non vedo l’ora di poter tornare in sala. Comunque una recensione molto interessante. Il regista in parte mi piace e in parte no. Dimostra un grande talento ma per certe cose è ancora inesperto e deve crescere parecchio.

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      1. Certo. A volte ammetto che mi fa tenerezza per il modo in cui se la tira altre volte comunque invece provo rispetto per lui perché è davvero bravo e se riesce a maturare bene può veramente fare grandi cose.

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      2. Io lo vedo come una specie di Amenábar. Ha cominciato giovanissimo, ha fatto grandi cose, ma a volte ha anche toppato (una volta sola Amenábar, per ora, con Regression)!

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