Star Trek: Voyager – S06E11, Fair Haven

2009-07-20_fair_havenFair Haven. Uff… Siamo alle solite. Ecco un altro programma olografico per cui tutti impazziscono a bordo e che mi ispira soltanto urticaria. Come sempre il responsabile è Tom Paris e Fair Haven dovrebbe essere un villaggio irlandese dove tutti si vogliono bene e dove i membri dell’equipaggio adorano passare il tempo. Pure Janeway non disdegna la cosa e si fa conquistare dal barista Michael Sullivan (Fintan McKeown), e lasciatemi ripetere che non capirò mai queste infatuazioni verso dei personaggi olografici (naturalmente questa stessa sorte tocca pure all’immancabile Harry Kim). È vero che nel finale gli sceneggiatori declinano la cosa in maniera seria tirando in ballo la solitudine del capitano, ma non basta per salvare l’episodio.

Mi sono annoiato non poco guardando Fair Haven. Sarà che ho vissuto tre anni in Irlanda, ma non c’ho rivisto niente di irlandese nel programma di Paris, specialmente con tutto quel sole: dove sono la pioggia e il vento che mi hanno accompagnato praticamente ogni giorno quando stavo lì? E soprattutto sarà che quando guardo Star Trek: Voyager di solito voglio godermi un po’ di sana fantascienza, non voglio vedere una serie su un villaggio “irlandese”.

In ogni caso, se nella sesta stagione gli sceneggiatori non riescono a pensare a niente di meglio per un episodio sul capitano che una storia d’amore con un ologramma creato da Tom Paris, credo che sia stato commesso qualche errore. Soprattutto se guardiamo ai dialoghi tra Chakotay e Janeway che sono infinitamente più interessanti di quelli tra Janeway e l’ologramma (cosa può avere di interessante da dire?)!

In questa stagione sono stati già parecchi gli episodi centrati su singoli personaggi e questo è certamente il peggiore. L’unica cosa che mi ha divertito è stata vedere Robert Picardo nei panni del prete, ma Picardo mi conquista sempre quindi quasi non conta. Anche il fatto che la storia possa essere vista quasi come un omaggio alla serie che dette la notorietà alla Mulgrew (Ryan’s Hope, I Ryan in italiano), su una famiglia irlandese a New York, non basta a farmi dimenticare la noia che ho provato per tutti i 42 minuti di durata di Fair Haven. E poi la rissa… Certo, siamo in Irlanda, quindi tutti bevono e si picchiano tra di loro: benvenuti ad un altro episodio di Star Trek: Stereotipi. Spero che il prossimo sia migliore, ciao!

PS: mentirei se dicessi che non mi ha fatto ridere la definizione di storia d’amore data da Janeway: “Oh, you know the story. Girl meets boy, girl modifies boy’s subroutines.“, cioè “Oh, è sempre la stessa storia. Una ragazza incontra un ragazzo, la ragazza modifica le sub-routine del ragazzo.


Episodio precedente: Pathfinder

Episodio successivo: In un batter d’occhio


19 risposte a "Star Trek: Voyager – S06E11, Fair Haven"

  1. Condivido pienamente la noia (Picardo e battutina amorosa di Janeway a parte) per questo “Fair Haven”! Forse, ma solo forse, rendere Michael Sullivan un ologramma realmente senziente sulla falsariga di James Moriarty in TNG e, quindi, capace di interagire realmente -non per semplice programmazione- sia con il capitano che con un proprio pari come il Dottore, avrebbe potuto salvare almeno in parte l’episodio… comunque il prossimo sarà migliore, sì 😉

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    1. Peggiore non può essere!!!

      È che io non riesco proprio a capire questo trattamento di ologrammi programmati da Tom Paris al pari di persone reali. I due episodi con Moriarty di TNG funzionano proprio perché il personaggio diventa qualcosa di più elevato, così come L’EMH interpretato da Picardo! Ma queste storie d’amore con l’ologramma vanno bene pr Harry Kim, un personaggio ormai buttato via, non per Janeway…

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  2. Secondo me non è strano che la Janeway possa trovare affascinante un personaggio programmato da Paris: quando i due sono stati a curvatura 10 e sono diventati varani, hanno pure fatto i cuccioli, se ricordo bene!
    Alla fine, al capitano piace quel buzzurro. Magari le rodeva che avesse storie con chiunque (Kess, la mezza klingon, la tizia del passato, quell’altra che respirava etc.)

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    1. Conte, che piacere trovarti qui!

      Se non altro Fair Haven ti ha permesso di ricordare un altro degli episodi più orrendi dell’intera serie, possiamo forse considerarlo un punto a suo favore? X–D

      Comunque sto ascoltando il podcast di McNeill e Wong (París e Kim), The Delta Flyers, che stanno riguardando l’intera serie. Nei primi episodi (hanno cominciato da un mese e mezzo ed è un podcast settimanale) tirano fuori un sacco di idee su possibili sviluppi futuri dei personaggi che erano state considerate (o no), e credo che Wong giocando su un “Yes Ma’am” detto da Paris a Janeway abbia accennato ad un’interessante possibilità di storia tra i due…
      Mentre McNeill ha (giustamente) dei rimorsi su come cominciò ad interpretare il personaggio, troppo don Giovanni antipatico rispetto a quanto era scritto nel copione!

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      1. Sto cercando di recuperare il tempo speso sul mio gioco (ancora lungi dall’essere finito) ho trascurato troppo i blog altrui ^^

        L’episodio a curvatura 10 è stato un bel salto dello squalo XD

        Carina l’idea di rimestare le tombe di Voyager. Come serie l’ho apprezzata per certi episodi, ma è stata davvero troppo lunga: sarebbe bastato un terzo degli episodi, anche meno.

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      2. Sono d’accordo con te. La serie fa un bel salto di qualità (non dello squalo!) dalla quarta stagione in poi grazie all’introduzione di Seven of Nine, ma in ogni caso gli episodi davvero belli sono abbastanza per riempire tre stagioni da 24 l’una, non sette. Certo che, arrivato a un terzo della sesta stagione, ammetto che mi sono affezionato un bel po’ ai personaggi e non mi dispiace seguirne le lunghe avventure, seppur molto lentamente (come hai giustamente scritto, il tempo è limitato, purtroppo!)… :–)

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  3. Ah, è uno di “quegli” episodi 😛
    Verso la fine, con DS9 andavo avanti veloce appena entravano in sala ologrammi, soprattutto con quel cantantino pseudo-Frank Sinatra. Capisco che per abbassare i costi si siano inventati la paraculata dell’ologramma, che guarda caso ricrea sempre economiche scene terrestri, mai costose ambientazioni fantastiche, ma veramente sono episodi odiosi.
    Comunque ogni film e telefilm ambientato in Irlanda mostra sole a catinelle: mi sa che ti ricordi male! 😀 😀 😀

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    1. Anche io non vado matto per gli episodi centrati sulla sala ologrammi, lo ammetto. Alcuni mi sono piaciuti (in Voyager sicuramente Bride of Chaotica!), ma per la maggior parte li trovo inutili.

      Sull’Irlanda allora avrete ragione voi, d’altronde se si vede così in TV è così che deve essere nella realtà! X–D

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    2. Ah, quel Vic Fontaine interpretato dallo stesso James Darren che fu il crononauta Tony Newman in “The Time Tunnel/Kronos – Sfida al passato”, indimenticata serie di un’unica stagione prodotta da Irwin Allen e girata contemporaneamente al primo anno di vita delle avventure di Kirk & Co. 😉

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      1. Il problema principale credo consista nel fatto che qui Vic Fontaine è arrivato troppo tardi, quando l’idea di ologramma senziente era già stata ampiamente sfruttata nelle altre serie e, di conseguenza, nemmeno il talento di Darren avrebbe potuto far miracoli con un personaggio il cui character arc si era praticamente concluso già dalla sua prima apparizione. Messo lì, in pratica, per non lasciare indietro DS9 in fatto di protagonisti olografici ma, alla fine, niente più che questo…

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      2. Eh si, hai centrato il problema: sono personaggi che non evolvono, quindi stancano subito, anche se piacevoli (e spesso non lo sono, specialmente in Voyager che sugli ologrammi ci va giù di brutto)!

        Ah, a proposito, ho cominciato ad aggiungere i PS con aneddoti dal podcast di Wong e McNeill, sono arrivato a La nebulosa! :–)

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