Star Trek: Voyager – S06E05, Alice

inrw2Ora ne ho la prova. Una volta può essere una coincidenza, ma due… È certezza! La sesta stagione di Star Trek: Voyager è un omaggio al cinema di John Carpenter! Dopo The Fog (Fog, 1980) citato in La barca dei morti, ecco Christine (Christine – La macchina infernale, 1983) omaggiato in questo Alice (avrebbero potuto direttamente intitolarlo Christine, tra l’altro). Si continua anche con gli episodi che si concentrano su un personaggio alla volta, e adesso tocca a Tom Paris! E quindi sappiamo già dove andrà a parare…

Già perché nella mente degli sceneggiatori della serie questo personaggio è monodimensionale (bidimensionale se vogliamo essere generosi): è un bravo pilota ed è un nerd della tecnologia vecchia e nuova, e il tutto è riassumibile con l’emblematico episodio Faccia a faccia della quarta stagione (emblematico perché mediocre come la maggior parte delle cose fatte fino ad ora col povero personaggio interpretato da Robert Duncan McNeill). E cosa aggiunge Alice a quello che già sappiamo di Paris? Niente, ma io mi sono goduto questo remake star trekkoso di Christine dall’inizio alla fine!

Arrivati ad uno sfasciacarrozze spaziale gestito dall’amichevole Abaddon (John Fleck), Tom si fissa su un rottame che vuole rimettere a posto… Insomma, è la trama di Christine (che naturalmente è un libro di Stephen King prima di essere un film di John Carpenter). La parte fantascientifica sta nel fatto che parliamo di un’astronave, non di una Plymouth Fury del 1958, e nella materializzazione della personalità malvagia che prende il controllo del povero Paris (interpretata da Claire Rankin).

Inoltre Paris sfoggia una magnifica barba che istantaneamente lo rende cento volte più carismatico di prima, un po’ come il William T. Riker dalla seconda stagione di The Next Generation in avanti.

C’è poco altro da dire. A B’Elanna tocca l’ingrato compito di recuperare l’amato (qui si baciano per davvero nel finale!) partito di testa per una nave con una certa personalità e a Chakotay tocca pronunciare la frase dell’anno: “We have a full complement of shuttles!“, cioè “Abbiamo tutti gli shuttle!“! Ma come? Ne sono stati persi, distrutti e abbandonati parecchi dall’inizio di quest’avventura, no? Quindi manca sempre energia sulla nave, ma si ricostruiscono gli shuttle a piacimento? Lo si era intuito con la fin troppo facile costruzione del Delta flyer in Rischio estremo, naturalmente, ma comunque la cosa fa sorridere.

Per concludere, a questo punto non mi aspetto grandi sorprese da qui alla fine della settima stagione riguardo al guardiamarina Paris: resterà quello che è stato fino ad ora e che, a dirla tutta, era all’inizio della prima stagione. Purtroppo, per adesso (e la serie sta volgendo al termine) non c’è stato un vero e proprio character arc per Tom Paris. Invece di andare da un punto A ad un punto B passando per C, mi pare che sia partito dal punto A e lì sia rimasto. Peccato! Fortunatamente questo non è vero per tutti i personaggi della serie, altrimenti la cosa sarebbe decisamente problematica! Ciao!


Episodio precedente: Stagnaio, tenore, dottore, spia 

Episodio successivo: Enigmi


9 risposte a "Star Trek: Voyager – S06E05, Alice"

  1. Vorrei poterti smentire sul personaggio di Tom Paris (quanto ho aspettato invano, ai tempi, almeno un guizzo degno di nota), ma già hai intuito la verità, e cioè che il suo character arc proseguirà esattamente tale e quale. Del resto, nemmeno con quest’episodio di ascendenza carpenteriana (lo ammetto, la prima volta che lo vidi non pensai subito a un’astronave “Christine” 😉 ) si è voluto provare a smuoverlo in qualche modo: non che la cosa potesse aiutare granché, arrivati ormai alla sesta stagione…

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    1. Vabbè ma io quando mi metto i cereali nella tazza la mattina per fare colazione già ci vedo Carpenter, sono un caso clinico!

      Peccato per Tom, perché io avevo apprezzato questa ripresa di Locarno dal mitico episodio The First Duty di TNG, e anche il fatto che fosse uno in carcere, non il classico guardiamarina perfettino alla Harry Kim. Ma è chiaro che non sono riusciti a fare niente col suo personaggio in 7 anni (devo ancora finirli, ma mi confermi la sensazione avuta fino ad ora). Meglio di Harry Kim, ma ci voleva poco, ma nulla di eccezionale!

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  2. Scopro legami carpenteriani che mai avrei anche solo concepito: anche un Voyager-odiatore come me è molto tentato di farsi una maratona “carpenteriana” con gli episodi che citi ^_^
    Con “Christine” poi vinci facile, con me, avendo amato profondamente il romanzo di King: potrei addirittura riuscire a superare la mia atavica antipatia per il personaggio di Paris… Forse… 😛

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