Broken Flowers: recensione del film

alexisdzienabrokenflowers1080p07Broken Flowers è un film del 2005 scritto e diretto da Jim Jarmusch. Di questo regista così importante per il cinema indipendente statunitense ho già scritto molto (con le recensioni di tutti i suoi film precedenti a questo e anche The Dead Don’t Die, I morti non muoiono, del 2019) e da questo si dovrebbe evincere quanto apprezzi i suoi lavori. Broken Flowers, che credo sia pure il suo più grande successo al botteghino (incassò quasi 50 milioni di dollari), è forse il suo film più conosciuto e da me ne sentirete solo parlare bene, quindi preparatevi!

Nei primi cinque minuti di film già si delinea l’intera trama: Don (Bill Murray), pensionato d’oro, viene lasciato dalla sua giovane ragazza Sherry (Julie Delpy) che subito all’inizio del film abbandona la sua splendida villa. Immediatamente dopo, Don riceve una strana lettera che sostiene che lui abbia un figlio diciannovenne che potrebbe cercarlo. Essendo stato un notevole donnaiolo, non è sicuro di chi possa essere la madre, ma, grazie all’aiuto di quel ficcanaso del suo vicino Winston (Jeffrey Wright), si imbarca in un viaggio che lo porterà a visitare cinque potenziali candidate. E qui mi fermo, ma naturalmente è naturale aspettarsi un susseguersi di situazioni surreali…

Il cast del film è stellare: ecco infatti Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Chloe Sevigny e Tilda Swinton, dimostrazione del fatto che un regista affermato, per quanto indipendente, può sempre contare su attori ed attrici di qualità per i suoi progetti. E Bill Murray ci regala una delle sue migliori performance, tanto che dichiarò che pensò di andare in pensione dopo aver fatto questo film, convinto di non poter dare di meglio al cinema. Si sbagliava, naturalmente, visti i film di Wes Anderson a cui ha partecipato (e il cameo in Zombieland nel 2009!), ma su questa cosa del pensionamento ci scherza su anche con una battuta in The Dead Don’t Die (2019), sempre di Jarmusch.

In Broken Flowers continuiamo a non vedere gli Stati Uniti del sogno americano che Jarmusch ci ha già fatto esplorare in praticamente tutti i suoi film precedenti con una graduale discesa verso situazioni sociali più marginali che culmina con la visita di Don al personaggio di Tilda Swinton. E anche quando sembra di essere di fronte alla perfetta famiglia borghese statunitense, quella di Dora (Frances Conroy) e Ron (Christopher McDonald), si capisce rapidamente come le apparenze ingannino e anche cosa pensi Jarmusch della borghesia del suo paese! Certo, qui forse il regista è anche troppo diretto, per non parlare della figlia di Laura (Sharon Stone) che si chiama Lolita (Alexis Dziena) e si comporta come la Lolita di Nabokov (e Kubrick)!

In ogni caso, il film non si discosta dalle tematiche da sempre care a Jarmusch e pur non essendo esplicitamente episodico come i precedenti Night on Earth (Taxisti di notte, 1991) e Coffee and Cigarettes (2003), si compone fondamentalmente di cinque storie più quella che le lega assieme, almeno flebilmente. Perché flebilmente? Perché Jarmusch non ha intenzione di raccontare una storia con un inizio e una fine, anzi! Preferisce chiudere il tutto con un in-joke, ovvero una specie di scherzo in cui il vero figlio di Bill Murray, Homer, passa in macchina e fissa il padre il cui personaggio sta cercando il figlio! Insomma, un finale divertente che vuole quasi sdrammatizzare i fallimenti personali che vediamo sullo schermo per quasi tutta la durata del film…

Broken Flowers è un film riflessivo ma non noioso, profondo ma non lento, ed è ben interpretato da tutto il cast ottimamente diretto da un Jarmusch sempre più affermato e il cui talento a questo punto viene ormai roconosciuto da tutti o quasi. Lo consiglio senza ombra di dubbio, ciao!


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