The Wicker Man: recensione del film

9The Wicker Man è un titolo che alla maggior parte delle persone fa venire in mente un Nicolas Cage ridicolo con delle api fatte in digitale in una scena del film così intitolato uscito nel 2006 per la regia di Neil LaBute. Ed è un peccato, perché quello è un pessimo remake dello splendido film originale del 1973 di Robin Hardy con Edward Woodward e Christopher Lee! Ed è proprio a quest’ultima opera che è dedicato questo mio umile post nel blog.

Un accenno di trama per cominciare: l’ufficiale di polizia Neil Howie (Edward Woodward) arriva col suo aereo di servizio alla piccola isola di Summerisle per indagare sulla scomparsa della piccola Rowan Morrison (Gerry Cowper), seguendo una segnalazione anonima arrivata al suo commissariato con tanto di foto della bambina. Una volta arrivato, non è accolto a braccia aperte, anzi: gli viene comunicato che l’isola è proprietà privata e che se ne deve andare! Ma Howie non si lascia intimidire e comincia le sue indagini anche se si scontra con un muro di omertà e bugie. Nessuno lo aiuta e ben presto si rende conto che gli abitanti dell’isola si dedicano a pratiche poco consone per la Gran Bretagna del tempo: cantano canzoni molto esplicite (ne nasce una colonna sonora esageratamente bella, tra l’altro scritta facendo riferimento a canzoni e poemi vecchi di secoli), fanno sesso in luoghi pubblici, e addirittura nella scuola locale si insegnano riti pagani ai bambini!

Howie, devoto cristiano, non lo può accettare e si scontra verbalmente con tutti. E soprattutto si scontra con Lord Summerisle (Christopher Lee) con cui ha dei dialoghi assolutamente non banali che ben presto evidenziano come la religione cristiana con il figlio di Dio nato da una vergine abbia parecchi punti in comune coi riti pagani in cui delle vergini danzano intorno ad un fuoco per restare incinta degli antichi déi! D’altronde non è un segreto che i cristiani costruirono la loro religione prendendo a piene mani da quelle esistenti al tempo (per dirne un paio, a Natale i cristiani celebrano la nascita di Cristo e a Pasqua la sua resurrezione, date che coincidono con il solstizio invernale e l’equinozio di primavera). È notevole come Howie e il suo atteggiamento scontroso diventino quasi i protagonisti negativi di un film che si diverte a sovvertire le aspettative dello spettatore!

Durante le sue difficili indagini, il poliziotto fa un percorso che ha un che di biblico con tanto di tentazioni (non facile resistere a quella di Britt Ekland!) e sacrifici. Il clima di tensione cresce, cresce e cresce fino ad arrivare al potentissimo finale con delle immagini a dir poco splendide e di una suggestività rara. Impossibile dimenticare questo film: tratta argomenti profondi ed interessanti con dialoghi scritti in maniera intelligente, gli attori principali sono convincenti nonostante le cose incredibili che accadono sull’isola, l’intrigo e il mistero contribuiscono a creare un’atmosfera unica e il finale è davvero splendido. Io c’ho rivisto un po’ di Quién puede matar a un niño di Narciso Ibáñez Serrador (1976) e un po’ di The Prisoner (1967), la serie inglese ambientata in un villaggio da cui è impossibile fuggire e in cui accadono fatti apparentemente irrazionali e poco spiegabili. E scommetterei che M. Night Shyamalan l’ha tenuto in mente quando ha fatto il suo The Village (2004)! Mi ha fatto anche pensare a The Witch di Robert Eggers (2015), così ben studiato e radicato nelle tradizioni dei secoli passati. Insomma, secondo me è un film che ha influenzato in maniera considerevole il cinema successivo e non posso che consigliarlo a tutti, ciao!


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