Bubba Ho-Tep: recensione del film

bubba_ho_tepBubba Ho-Tep (uscito in Italia come Bubba Ho-Tep – Il re è qui) è un titolo che a molti non dirà assolutamente nulla. Si tratta infatti di un film independente (cioè a basso, bassissimo budget) del 2002 diretto da Don Coscarelli, uno che ha fatto solo una manciata di film indipendenti durante la sua più che trentennale carriera cominciata nel 1975 con Jim, the World’s Greatest, probabilmente rimasto inedito in Italia. Il suo film di maggiore successo è stato probabilmente Phantasm del 1979, questo sì arrivato in italia con il titolo Fantasmi. Ma io sono qui per parlare di una delle sue ultime fatiche, Bubba Ho-Tep (tratto dall’omonimo libro di John R. Lansdale), non è solo diretto da un mito del cinema indipendente, ma ha come protagonista Bruce Campbell, un altro che coi film fatti con due lire c’è sempre andato a nozze (chiedere a Sam Raimi in proposito).

Il film comincia con due spiegazioni. 1) Ho-Tep significa figlio di faraoni, quindi è un cognome che denota appartenenza ad una famiglia di quelle che regnavano nell’antico Egitto. 2) Bubba significa burino del sud, buzzurro (redneck). E infatti la storia si svolge in Texas, più precisamente in un casa di cura per anziani dove Elvis Prestley (o Sebastian Haff, interpretato da Bruce Campbell), John Fitzgerald Kennedy di colore (interpretato da un’altra leggenda, Ossie Davis, scrittore poeta attore attivista e chi più ne ha più ne metta) e vari altri strani personaggi stanno passando i loro ultimi giorni. Tutta la prima parte del film mostra anche fin troppo realisticamente la tristezza legata alla vecchiaia, alle malattie ad essa legata, e alla solitudine. Per esempio quando Callie (Heidi Marnhout) viene a riprendere, cioè a buttare via, le cose di suo padre (Harrison Young) appena deceduto nella stanza che condivideva con Elvis, scopriamo non solo che non era mai andata a trovarlo nei vari anni in cui lui si trovava nell’ospizio, ma che lui era stato pure una brava persona. Ma comunque abbandonata a sé stessa per tanto, troppo tempo prima di morire! La cosa assume un tono ancora più triste pensando a quante vittime anziane sta mietendo il Covid-19 in questa prima parte del 2020

Ma, starete pensando voi, voglio dire che c’è della serietà in un film su Elvis in ospizio, JFK afroamericano e sopravvissuto all’attentato di Dallas, e un antico faraone? Ebbene sì, la qual cosa ha sorpreso pure me durante la visione. Bubba Ho-Tep è un film malinconico sulla vecchiaia e ha come protagonisti due anziani, cosa abbastanza rara nel cinema di Hollywood ad alto budget dove la regola sembra essere che tutti siano giovani e belli. Però allo stesso tempo c’è da divertirsi con un antico faraone che succhia le anime delle persone ricoverate nell’ospizio e con degli scarabei giganti che attaccano i poveri vecchiettini che sono costretti a difendersi come possono!

Insomma, in Bubba Ho-Tep c’è un po’ di tutto, tanto che ci sono dei momenti in cui Coscarelli appesantisce un po’ la sceneggiatura con tante spiegazioni che forse avrebbero fatto meglio a non esserci per lasciare un alone di mistero intorno a questa strana apparizione di un faraone in Texas. Non ho invece trovato invasivi i pensieri di Elvis raccontati da un Bruce Campbell in formissima (e che doveva sottostare a due ore e quarantacinque di sessione di make-up ogni giorno prima delle riprese) sia nei panni dell’Elvis anziano e malato che in quelli del giovane Elvis stanco della sua vita di successo e fama. Il suo voice-over riesce a dare profondità alla parte della storia centrata sulla vecchiaia e la solitudine senza annoiare.

Infine va detto che Coscarelli tira fuori il massimo da un budget striminzito: le immagini non hanno niente da invidiare a quelle di un film di medio budget, e ci sono anche almeno un paio di stunt davvero impressionanti con il faraone che prende fuoco! Insomma, qui siamo proprio di fronte a un film di culto: una pellicola indipendente fatta da un regista indipendente per definizione con due attori protagonisti ognuno leggendario per motivi diversi, che volete di più? Gli 88 minuti di durata sono leggerissimi per un film che oltre al puro intrattenimento riesce anche a far riflettere sulla condizione degli anziani nella società odierna. Consigliatissimo! Ciao!


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21 risposte a "Bubba Ho-Tep: recensione del film"

  1. Grande classicone moderno! Avevo appena adorato il romanzo breve di Lansdale quando riuscii a trovare una copia sottotitolata del film, che arriverà in Italia con colpevole ed enorme ritardo. È incredibile quanto riesca ad essere fedele allo spirito del testo senza perdere un grammo di potenza visiva!
    Campbell è un mostro sacro e questo non è certo una novità, infatti il film diventa immediatamente un culto per tanti estimatori, cresciuti sempre più negli anni tanto da spingere la IDW Publishing (la casa licenziataria di Star Trek a fumetti!) a presentare le avventure a fumetti di Bubba Ho-tep, regalandoci anche un mitologico incontro-scontro con l’Ash di Army of Darkness. Campbell vs Campbell! ^_^

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    1. Grazie mille dei link! Ho scoperto così un po’ di cose interessanti, come ti ho scritto.

      E davvero un filmone, io ci arrivo con colpevole ritardo ma sono contento di avercelo in DVD (come il 99% dei film che vedo e recensisco, W il supporto fisico!) così me lo posso vedere e rivedere quanto voglio!

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  2. Don Coscarelli ha fatto un grande lavoro nell’adattare la prosa di “Champion Joe” Lansdale, qualcuno con meno amore per il cinema di genere avrebbe reso tutto una poverata, invece questo è puro B-movie che trasuda passione e dosi abbondanti di cuore, Bruce “The King” Campbell qui è un predatore nel suo territorio, se si parla di B-movie lui è beh, il Re, in tutti i sensi 😉 Cheers!

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  3. Non me l’aspettavo questa recensione. Sono rimasto piacevolmente colpito. Ho letto praticamente tutto di Lansdale, e il racconto da cui è tratto questo film l’ho trovato in una raccolta di racconti. È una delle cose più assurde che abbia mai letto ma anche una delle più geniali. Lansdale è un maestro nel far apparire normali situazioni completamente surreali. Se ti piace il suo stile ti consiglio di vedere “Cold in july”, che è molto fedele al libro.

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  4. E’ un filmone piacevolissimo e malinconico. Sarebbe bello tranquillamente anche senza la storia della mummia, che a conti fatti io ritengo un contorno ed un modo per far finire il film. (con questo non intendo che non doveva esserci eh. L’idea di una mummia in un ospizio Texano l’ho trovata di un non-sense fantastico).
    Personalmente l’ho trovato ideale da vedere in lingua originale con i sottotitoli: niente contro la versione doppiata che va benissimo, però è divertente sentire l’accento tipico dei personaggi (ed i sottotitoli per decifrarlo XD)

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    1. Sono d’accordo sulla bellezza del film al di là della geniale trovata della mummia in Texas! E naturalmente anche sul guardare questo (e tutti gli altri) film col doppiaggio originale, il cambio di lingua fa sempre perdere moltissimo!

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