Star Trek: TOS – S03E06, Lo spettro di una pistola

spectre1Lo spettro di una pistola (dall’originale Spectre of the Gun), sesto episodio della terza stagione della serie classica di Star Trek, è a dir poco intrigante. Sarebbe riduttivo definirlo come un western, pur se ne sfrutta in maniera orignale l’ambientazione e non è un caso che sia stato diretto da Vincent McEveety, regista che nello stesso anno (il 1968) usciva al cinema con Firecreek (L’ora della furia), un film western con James Stewart e Henry Fonda. Ma cosa c’entra Star Trek con il western? Teoricamente poco, così come c’entra poco con i nazisti e i gangster, eppure sono proprio questi episodi a prima vista potenzialmente imbarazzanti che si rivelano delle perle inaspettate.

Eccoci alla trama, quindi. La USS Enterprise si trova in missione diplomatica a dover contattare i melkotiani, una razza notoriamente schiva e avulsa alla diplomazia. Ignorare gli avvertimenti di una sonda (in scene che ricordano molto quelle con la sonda vista in L’espediente della carbonite nella prima stagione) ha delle serie conseguenze su Kirk, Spock, McCoy, Scott e Chekov che vengono trasportati su un pianeta dal cielo rosso dove si trovano in una riproduzione approssimativa di Tombstone nel 1881 nei panni, scoprono, dei criminali protagonisti della sfida all’O.K. Corral, una delle sparatorie più famose dell’America di fine XIX secolo.

Apparentemente sono destinati a rivivere il duello contro i tutori della legge, un duello che storicamente i criminali persero. Tutti i tentativi di evitare il ripetersi degli avvenimenti storici falliscono e alla fine i nostri eroi (meno Chekov, che viene ucciso da Morgan Earp, Rex Holman, anzitempo per una donna, la bella Bonnie Beecher) si ritrovano a fronteggiare i fratelli Earp (gli altri due, Wyatt e Virgil, sono interpretati da Ron Soble e Charles Maxwell) e Doc Holliday (Sam Gilman) all’O.K. Corral. Che succederà?

Va detto che l’episodio non cerca di ricostruire perfettamente l’ambientazione western, tutt’altro! Un’atmosfera surreale pervade l’intera puntata in cui gli edifici sono soltanto abbozzati, i personaggi con cui Kirk e compagni interagiscono sembrano recitare delle parti, come fossero dei pezzi di una scacchiera in una partita dalle mosse obbligate, e nessuna azione dei nostri eroi della Flotta Stellare, per quanto brillante, riesce ad ottenere alcun risultato. Perché? L’indizio chiave arriva dalla sonda iniziale attraverso la quale i melkotiani riescono a comunicare dimostrando doti telepatiche… e quando Spock comprende come interpretare ciò che sta succedendo c’è pure tempo per riflessioni filosofiche su cosa sia la realtà e cosa invece sia prodotto dalle nostre menti che ci ingannano e ci mostrano ciò che non è reale come se lo fosse.

Certo, alla fine la Federazione riesce ad ottenere un primo contatto coi melkotiani solo dopo averne ignorato la volontà iniziale e aver praticamente invaso il loro territorio, ma per lo meno li convincono a stabilire relazioni diplomatiche grazie ad un atto di pace e ad un tentativo di risolvere pacificamente una situazione che quasi non aveva via d’uscita se non quella di rispondere alla violenza con altra violenza. Insomma, magari non sarà l’episodio più riuscito della stagione, ma è affascinante da guardare, contiene delle riflessioni filosofiche interessanti, e ha una trama che fa riflettere e che non è del tutto banale. Da vedere! Ciao!


Episodio precedente: La bellezza è verità?

Episodio successivo: La forza dell’odio


11 risposte a "Star Trek: TOS – S03E06, Lo spettro di una pistola"

  1. Eh, da ragazzino ovviamente non mi piacque affatto questo episodio, non amando il western. E poi è l’annosa questione: possibile che nella galassia abbiano così importanza minuscoli eventi americani del passato? 😀
    Scherzi a parte, lascio a Giuseppe il piacere di raccontarti il celebre aneddoto del “fratello di Earp”: credo l’abbia raccontato lui a me, originariamente, poi me lo sono scordato e l’ho riscoperto da solo 😀

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    1. Uh, ora sono curioso!

      Io essendo di religione carpenteriana non posso parlare male del western, visto che il Maestro ha passato la carriera a rifare Rio Bravo e Stagecoach, ma indipendentemente da questo devo dire che questo episodio è davvero intrigante. Passa oltre il genere western ed è ammantato di un surrealismo davvero notevole! Pensare che tutto sia dovuto ai limiti di budget mi fa sorridere, visto che non è la prima cosa riuscita per questo motivo, anzi (da Jaws e Alien in poi sono moltissimi i film che hanno guadagnato in qualità grazie a dover ricorrere all’inventiva invece che a facili effettoni specialoni)!

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      1. Verissimo! Quello che le grandi case non hanno capito è che non devono regalare decine di milioni ai registi, che poi li buttano in film che non incassano niente: è la regola di Jason Blum. Ti do 5 milioni, per il resto arrangiati! Ed escono fuori tutti successi 😛

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      2. Dici bene quando affermi che quest’episodio passa oltre il genere western con il bonus di un’azzeccata atmosfera surreale: il Melkotiano, infatti, estrae dalla mente dei nostri un evento del passato ambientato nel vecchio West, un contesto a lui però talmente sconosciuto da riuscire a ricostruirlo, nonostante i suoi poteri, solo in maniera approssimativa e incompleta (creatività e budget ridotto si sposano alla perfezione), dove tutto -per dirla alla Shakespeare- è fatto della stessa materia dei sogni degli uomini dell’Enterprise… e quando Spock lo comprende, fa in modo di “svegliare” i compagni da un sogno che altrimenti li ucciderebbe tutti, ribaltando totalmente una situazione senza via d’uscita. Almeno all’apparenza, visto che Chekov viene qui ucciso da Morgan Earp prima della fatidica sfida all’O.K. Corral, quando invece avrebbe dovuto essere l’unico a sopravvivere esattamente come successe a quel Billy Claiborne che stava impersonando: l’illusione melkotiana stava già dimostrando la sua prima grossa falla…
        Quanto al “fratello di Earp” di cui ti ha brevemente accennato Lucio, spero di ricordare il giusto (in caso contrario, chiedo venia per la mia memoria) dicendoti che in quest’episodio ci sono ben due Morgan Earp, anche se potresti non averli riconosciuti tutti e due… sì, perché oltre a Rex Holman c’è DeForest Kelley, che aveva appunto interpretato il suo stesso ruolo in “Sfida all’O.K. Corral” di John Sturges nel 1957! Che i melkotiani ne fossero a conoscenza? 😉
        P.S. E qui è dove Lucio ne fa riferimento diretto in risposta a un mio commento:
        https://ilzinefilo.wordpress.com/2020/03/28/una-pistola-per-un-vile-1956/#comments

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